Storia di Corrado il Guelfo, ovvero Konrad von Bayern


Storia del nobilis puer Conradus, Corrado il Guelfo, noto in lingua tedesca come Konrad von Bayern, terzogenito di Enrico IX detto il Nero e di Wulfilde di Sassonia, fratello di Giuditta, madre di Federico I Hohenstaufen, ricordato sui libri di storia anche come Federico I del Sacro Romano Impero Germanico, o più somplicemente Federico Barbarossa.
Federico I Hohenstaufen, ricordato sui libri di storia anche come Federico I del Sacro Romano Impero Germanico, o più somplicemente Federico Barbarossa, nasce a Waiblingen, probabilmente nell’anno 1122 da Federico, secondo duca di Svevia, e da Giuditta di Baviera, figlia del duca di Baviera, Enrico il Nero.

Corrado il Guelfo (Konrad von Bayern) fu un monaco cistercense ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Nacque a Ravensburg, in Svevia, attorno al 1105 e morì probabilmente nell’inverno tra il 1125 e il 1126, poco più che ventenne, presso la comunità benedettina di Santa Maria ad Cryptam, nell’agro di Modugno, nella diocesi di Bari.

Le principali notizie sulla sua vita si ricavano dall’Historia Welforum, testo di autore anonimo redatto intorno al 1170 sotto il patrocinio del duca di Spoleto Guelfo VI, fratello minore di Corrado, con l’intento di celebrare le gesta della famiglia guelfa. Ulteriori elementi emergono da alcune epistole di san Bernardo di Chiaravalle, dai reperti archeologici conservati presso il Santuario della Madonna della Grotta di Modugno e dagli antichi testi liturgici della diocesi di Molfetta.

Corrado fu il terzogenito di Enrico IX detto il Nero e di Wulfilde di Sassonia. La famiglia paterna era di origine italiana: il nonno di Corrado, Guelfo IV d’Este, aveva infatti acquisito il Ducato di Baviera dallo zio Guelfo III di Carinzia, morto senza eredi.

Per parte materna, Corrado discendeva da Magnus di Sassonia e da Sofia d’Ungheria. Enrico il Nero, sposando Wulfilde, ottenne numerosi possedimenti in Sassonia, che unì al Ducato di Baviera acquisito nel 1120 a seguito della morte del fratello Guelfo V. Divenne così uno dei principi più potenti della Germania. Alla famiglia dei Guelfi era appartenuto anche Corrado, vescovo di Costanza (ca. 900–975), canonizzato nel 1123.

È probabile che l’imposizione del nome “Corrado” fosse un omaggio proprio al vescovo di Costanza, di cui la famiglia aveva sostenuto la canonizzazione, anche in vista del destino del terzogenito di Enrico, tradizionalmente destinato alla carriera ecclesiastica. Corrado ebbe due fratelli, Enrico X detto l’Orgoglioso (che ereditò il ducato nel 1126 alla morte del padre) e Guelfo VI, duca di Spoleto, e quattro sorelle: Giuditta (madre dell’imperatore Federico Barbarossa), Sofia, Matilde e Wulfilde, oltre ad altri fratelli morti in giovane età.

Non essendo destinato all’eredità dei possedimenti paterni, secondo le consuetudini del maggiorascato, Corrado fu avviato fin da giovanissimo alla vita ecclesiastica. Studiò presso la scuola della cattedrale di Colonia, dove divenne chierico e si preparò al sacerdozio. Probabile obiettivo della famiglia era farlo succedere all’arcivescovo Federico sulla cattedra arcivescovile. A Colonia si distinse per virtù, bontà d’animo e zelo religioso, tanto da essere stimato dal clero e amato dal popolo.

Desideroso di una vita cristiana più radicale, Corrado rimase profondamente colpito dalla predicazione di Arnoldo, abate del monastero cistercense di Morimond, in Francia. Senza il consenso della famiglia, abbandonò Colonia, le ricchezze e gli agi del proprio rango e abbracciò la vita monastica presso Morimond, aderendo al rigoroso stile di vita dei cistercensi.

In quel periodo l’Ordine cistercense era in piena espansione. Fondato nel 1098 da Roberto di Molesme come riforma della congregazione cluniacense, esso si proponeva il ritorno alla rigorosa osservanza della regola di san Benedetto da Norcia. Il primo monastero fu quello di Cîteaux (Cistercium), cui seguirono le quattro abbazie primigenie: La Ferté (1113), Pontigny (1114), Morimond (1114) e Clairvaux (1115). Numerosi altri monasteri sorsero rapidamente e molti giovani aderirono con entusiasmo all’ideale di una vita evangelica vissuta in modo radicale.

San Corrado nel suo rifugio monastico.

L’abate Arnoldo di Morimond progettò una spedizione in Terra Santa con l’intento di fondarvi un monastero. L’iniziativa suscitò tuttavia l’opposizione di importanti membri dell’Ordine e della Chiesa, preoccupati per i rischi dell’impresa e convinti che in Terra Santa fosse più opportuno inviare soldati piuttosto che monaci contemplativi, in un’epoca segnata dalle crociate.

San Bernardo, abate di Clairvaux, si impegnò attivamente per ostacolare il progetto. In alcune epistole, indirizzate tra gli altri al canonico Brunone dei conti di Berg e Altena e a papa Callisto II, egli fece riferimento al coinvolgimento di un principe guelfo, sottolineando il pericolo di attirare sull’Ordine l’ostilità della potente famiglia dei Guelfi. Tra i giovani monaci che avevano seguito Arnoldo vi era infatti anche Corrado, «quel nobile giovinetto trascinato via da Colonia qualche anno addietro con grande scandalo».

All’inizio del 1125 l’abate Arnoldo morì improvvisamente e i monaci che lo avevano seguito, disorientati, fecero ritorno ai rispettivi monasteri. Corrado, tuttavia, animato dal desiderio di visitare la terra di Gesù Cristo, proseguì da solo il pellegrinaggio attraverso l’Italia fino a Bari. Trovò ospitalità presso una comunità di monaci benedettini stanziata nell’agro di Modugno, senza probabilmente riuscire a raggiungere la meta prefissata.

A Modugno Corrado scelse di perfezionare il proprio cammino spirituale attraverso l’esperienza dell’eremitismo. Visse gli ultimi anni in penitenza, dedito alla preghiera e al digiuno, dormendo sulla nuda roccia all’interno di una grotta carsica. La sua figura suscitò profonda impressione nella popolazione locale, colpita dall’esempio di questo giovane principe che, rinunciando alle ricchezze mondane, aveva abbracciato una vita di sacrificio in terra straniera.

Secondo l’Historia Welforum, la morte lo colse nel periodo in cui, in Baviera, morirono entrambi i genitori, nell’inverno tra il 1126 e il 1127. La tradizione locale fissa invece la sua morte al 17 marzo.

San Corrado di Baviera Patrono della città di Molfetta.

Il culto

Il corpo di Corrado fu inizialmente custodito nella stessa abbazia di Modugno, che divenne presto meta di pellegrinaggi. Tra i devoti vi erano numerosi fedeli originari di Molfetta, località che, secondo la tradizione, avrebbe ospitato il santo durante il suo pellegrinaggio verso Gerusalemme.

Nel corso dei secoli il culto di Corrado si radicò profondamente nel territorio di Modugno e nei centri vicini, in particolare a Molfetta, dove la memoria del giovane monaco eremita rimase viva nella tradizione popolare e liturgica. La grotta nella quale egli avrebbe condotto la sua vita ascetica divenne luogo di venerazione e di preghiera, mentre la comunità locale ne tramandò il ricordo come esempio di rinuncia, umiltà e radicale adesione al Vangelo.

La fama di santità di Corrado si diffuse soprattutto grazie alla sua origine nobiliare, che rendeva ancor più significativo il suo rifiuto delle ricchezze e del potere, e alla testimonianza di una vita breve ma intensamente vissuta nella penitenza e nella contemplazione. Il suo esempio appariva tanto più eloquente in un’epoca segnata da profonde tensioni politiche e religiose, in cui la scelta della povertà evangelica rappresentava una forte controtestimonianza rispetto alle ambizioni mondane della nobiltà e del clero.

Sebbene non risulti un formale processo di canonizzazione secondo le procedure che si affermeranno pienamente solo nei secoli successivi, Corrado fu venerato come santo ab immemorabili, secondo un culto locale riconosciuto e tollerato dalla Chiesa. La sua memoria liturgica venne conservata nei calendari diocesani e nei testi liturgici dell’area, che ne attestano la persistente devozione.

Ancora oggi Corrado il Guelfo è ricordato come figura singolare di santità medievale: principe per nascita, monaco per scelta, eremita per vocazione. La sua vicenda personale, intrecciata con la grande storia delle dinastie europee e con la spiritualità monastica del XII secolo, costituisce un raro esempio di come l’ideale evangelico potesse manifestarsi anche nei ranghi più elevati della società feudale, trasformando un erede di potenti signori in un umile pellegrino e servitore di Dio.

Quando l’abbazia di Modugno venne soppressa da Roberto d’Angiò e lasciata incustodita, i molfettesi decisero di trasportare nella propria città le ossa. La data di quella traslazione, il 9 febbraio, viene celebrata ogni anno dai molfettesi. L’atto della traslazione delle spoglie mortali, secondo le consuetudini dell’epoca, sanciva la canonizzazione del servo di Dio che veniva di fatto riconosciuto ufficialmente Santo e Patrono della città.

In un primo tempo, il corpo venne sistemato in una cripta del duomo di Molfetta dedicato all’Assunta. Successivamente, a causa dell’umidità presente nella cripta, le reliquie vennero poste in una cappella costruita per lo scopo all’interno del duomo. Infine, il 10 luglio 1785, le ossa del santo vennero sistemate nella nuova cattedrale: il corpo venne sistemato sotto l’altare a lui dedicato e il teschio incastonato all’interno di un busto d’argento. In questa data avviene la festa patronale. Il vecchio Duomo, da quel momento, fu intitolato a San Corrado.

Ancora oggi, alcuni molfettesi si recano in pellegrinaggio a Modugno nel luogo dove il santo visse i suoi ultimi anni. A Modugno è custodita, nella chiesa Maria Santissima Annunziata, una reliquia di San Corrado. Il suo culto fu confermato da papa Gregorio XVI, il quale procedette alla canonizzazione equipollente del venerato monaco il 6 aprile 1832. Il santo è commemorato il 9 febbraio (traslazione), il 17 marzo (dies natalis), la seconda domenica di luglio (traslazione nella nuova Cattedrale).

Corrado il Guelfo, in tedesco Konrad von Bayern (Ravensburg, 1105 – Modugno, 1126 o 1127), è stato un monaco cistercense ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

 

Urna con le reliquie di San Corrado – Molfetta, Cattedrale di Santa Maria Assunta, Cappella dei SS. Pietro Paolo.
I molfettesi custodiscono le ossa di San Corrado di Baviera nella loro Cattedrale e precisamente nella Cappella dei SS. Pietro e Paolo. I resti mortali del compatrono della città di Molfetta sono visibili perché custoditi in un’urna d’argento e cristallo nella quale però, non c’è il teschio. Questo si trova invece incastonato all’interno di un busto argenteo custodito in una cassaforte che si trova sempre all’interno della Cattedrale, insieme al reliquiario con la terza vertebra cervicale del Santo, portato un tempo al capezzale dei moribondi. Ph. Maria Cappelluti
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