Il Pulo di Molfetta nel documentario del 1954 che raccontava la storia della Puglia


“La Puglia nel tempo”, docufilm della serie Il volto delle epoche, prodotto dall’Appia Film nel 1954, dedica alcune suggestive sequenze alla stazione neolitica del Pulo di Molfetta, uno dei più importanti siti preistorici dell’Italia meridionale, dove archeologia, storia e natura si fondono in un patrimonio unico.

«Il volto delle epoche è il volto della Puglia».

Con questa frase si conclude La Puglia nel tempo, il documentario realizzato nel 1954 dall’Appia Film nell’ambito della serie Il volto delle epoche. In poco più di dieci minuti il film ripercorre la lunga storia della regione, dalla sua formazione geologica fino alla Puglia del secondo dopoguerra, attraversando le grandi stagioni della preistoria, dell’età classica, del dominio romano e del Medioevo.

Tra le sequenze più affascinanti spiccano quelle dedicate al Pulo di Molfetta, indicato come una delle più importanti stazioni neolitiche della Puglia. Pur trattandosi di un documentario divulgativo destinato al grande pubblico, gli autori e i consulenti scientifici compresero perfettamente l’importanza archeologica del sito molfettese, riservandogli uno spazio significativo all’interno del racconto della preistoria pugliese.

Negli anni Cinquanta la televisione era ancora assente dalla vita quotidiana della maggior parte degli italiani. Per questo motivo i documentari proiettati nelle sale cinematografiche prima dell’inizio dei film rappresentavano uno straordinario strumento di divulgazione culturale. In un Paese dove l’abbandono scolastico era ancora molto diffuso e l’accesso alla cultura non era scontato, questi brevi filmati consentivano a migliaia di persone di conoscere la storia, l’arte e il patrimonio del territorio.

Il documentario accompagna lo spettatore lungo un vero e proprio viaggio nella storia della Puglia. Si apre con l’altopiano delle Murge, distesa di roccia calcarea e ulivi secolari, illustrandone la formazione geologica e l’evoluzione del paesaggio. Successivamente compare l’uomo preistorico, testimoniato dal ritrovamento di strumenti in pietra e dalle incisioni rinvenute nelle cavità naturali.

È a questo punto che entrano in scena le grotte del Pulo di Molfetta, dove il film colloca gli insediamenti delle comunità neolitiche. Seguono le immagini delle asce in pietra levigata, delle lance, dei primi recipienti in ceramica decorati a impressione e, successivamente, dei monumenti funerari dell’età del Bronzo, come i dolmen. Il percorso prosegue attraverso l’età del Ferro, documentata dalle eleganti ceramiche decorate, per arrivare poi all’incontro con la civiltà greca, ai raffinati vasi figurati, agli specchi in bronzo e infine alla romanizzazione della regione, raccontata attraverso mosaici, ville e statuette di gladiatori.

L’ultima parte del documentario è dedicata al Medioevo, simboleggiato dalla maestosa figura di Castel del Monte, per poi approdare alla Puglia contemporanea del dopoguerra: i trattori che lavorano i terreni pietrosi, il duro lavoro dei contadini, la costruzione di nuove abitazioni, delle infrastrutture e delle reti di acqua ed energia elettrica, immagini che rappresentavano il volto di una regione proiettata verso la modernità.

Le sequenze dedicate al Pulo assumono oggi un valore ancora più prezioso. Oltre a documentare lo stato del sito negli anni Cinquanta, testimoniano come esso fosse già allora riconosciuto come uno dei principali luoghi della preistoria italiana. La grande dolina carsica di Molfetta, formatasi centinaia di migliaia di anni fa, custodisce infatti importanti testimonianze della presenza umana nel Neolitico ed è stata oggetto, fin dalla seconda metà dell’Ottocento, delle ricerche di studiosi come Johann Jakob Mayer, Antonio Jatta e Michele Gervasio, che contribuirono a far conoscere il sito alla comunità scientifica internazionale.

J. Hawkins, Veduta del Pulo di Molfetta, schizzo a china del 1788, pubblicato in G. Zimmermann, Voyage à la nitrière naturelle qui se trouve à Molfetta dans la Terre de Bari, en Pouille (esemplare conservato presso la Biblioteca Provinciale “De Gemmis” di Bari).

Il documentario è oggi conservato nell’archivio dell’Istituto Luce, uno dei più importanti patrimoni audiovisivi del nostro Paese. Fondato nel 1924, il Luce rappresentò il primo grande organismo italiano dedicato alla produzione e alla diffusione di immagini cinematografiche, svolgendo inizialmente una funzione di educazione, informazione e propaganda durante il regime fascista. Nel corso dei decenni ha raccolto un patrimonio straordinario di filmati e fotografie che documentano la storia politica, sociale, economica e culturale dell’Italia.

Tra il 1927 e il 1945 furono realizzati i celebri Giornali Luce, cinegiornali proiettati nelle sale cinematografiche che raccontavano l’attualità del tempo. Oggi queste immagini costituiscono una fonte storica di enorme valore non solo per ricostruire gli eventi politici, ma anche per comprendere l’evoluzione della società italiana, dei costumi e della vita quotidiana. Negli ultimi anni numerosi studiosi hanno inoltre utilizzato questo patrimonio documentario per rileggere criticamente alcuni capitoli della storia nazionale, come il colonialismo italiano, contribuendo a superare narrazioni consolidate e a offrire interpretazioni più aderenti ai fatti storici.

Pulo di Molfetta con sfondo panoramico della città. Cartolina del 1957.

Settant’anni dopo la sua realizzazione, La Puglia nel tempo conserva intatto il proprio fascino. Le immagini dedicate al Pulo di Molfetta non raccontano soltanto un importante sito archeologico, ma restituiscono la consapevolezza che questo luogo rappresentava già allora una delle radici più profonde della storia pugliese. Rivedere oggi quel documentario significa recuperare uno sguardo sul passato e comprendere come la memoria di un territorio possa essere custodita non solo negli scavi archeologici, ma anche nelle immagini che il cinema ha saputo consegnare alle generazioni future.

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