“A San Michele si canta al ritorno”. Il detto ci ricorda che la gioia va condivisa solo dopo aver raggiunto la meta. E per chi, un tempo, affrontava il pellegrinaggio a Monte Sant’Angelo, questa era quasi una regola sacra.

Racconto di Angelo Boccanegra
Negli anni Sessanta, a Molfetta, la devozione per San Michele Arcangelo era radicata e profondamente vissuta. Interi quartieri si mobilitavano per organizzare la tradizionale “gita a San Michele” e già diverse settimane prima l’organizzatrice del pellegrinaggio cominciava a raccogliere le adesioni.
La partenza era fissata alle prime luci dell’alba, quando il cielo era ancora scuro e la città dormiva. Ma, nonostante il pullman fosse previsto intorno alle 3.30, noi ragazzi eravamo già in fermento molto prima della partenza. Poco dopo la mezzanotte ci ritrovavamo alla Banchina Seminario del porto di Molfetta, tra bagagli, grandi teglie di cibo e profumi che rendevano impossibile aspettare.
I grandi chiacchieravano tra loro, mentre noi giocavamo e correvamo felici nella notte. Parmigiana, pasta al forno, pollo arrosto, frutta, bevande e, naturalmente, focacce, calzoni e pagnotte enormi. Ogni famiglia portava qualcosa e, ancora prima di partire, sembrava già di essere a tavola tutti insieme. Era il primo assaggio di quella giornata di festa.
La partenza avveniva tra preghiere e canti religiosi, guidati dall’organizzatrice, che occupava il posto d’onore davanti. La prima tappa era Siponto, dove si rendeva omaggio alla chiesa di Santa Maria Maggiore di Siponto, conosciuta anche come Madonna di Siponto e particolarmente venerata dai pellegrini. Ai più era nota come “Medonne dù sceitte”, perché ci si affidava alla sua protezione anche prima di affrontare la salita verso la montagna sacra.
Arrivati a Monte Sant’Angelo, il pullman si fermava lontano dalla grotta. L’ultimo tratto bisognava percorrerlo a piedi. E lì la devozione assumeva forme che oggi appartengono quasi a un altro mondo: qualcuno saliva scalzo, altri in ginocchio, qualcuno portava con sé un masso, affidando all’Arcangelo una richiesta, una grazia, una speranza. Poi, finalmente, il santuario. La grotta, la preghiera, il silenzio e quella sensazione particolare che accompagnava chi arrivava fin lì dopo il viaggio e la fatica.
Terminata la visita, arrivava il momento del pranzo. Le famiglie si sistemavano alla meglio intorno a tavolate improvvisate e quello che era stato preparato a casa veniva messo in comune. I ragazzi correvano, ridevano e assaggiavano un po’ di tutto, passando da una tavola all’altra.
Dopo il pranzo si passeggiava per il paese, tra negozietti, souvenir e il famoso pane della montagna. E non mancava, per chi lo desiderava, un buon bicchiere di vino. Poi arrivava il tramonto e con il tramonto iniziava il viaggio di ritorno. Era quello il momento dei canti, delle preghiere e del detto che ogni pellegrino conosceva bene: “A San Michele si canta al ritorno e non quando si va”. Perché il pellegrinaggio, prima dell’arrivo dei mezzi motorizzati, non era una semplice gita. Era una vera impresa. Si partiva per giorni, con il carretto, la casce con tutto l’occorrente per il viaggio, il necessario per mangiare e dormire e, soprattutto, con la fatica di affrontare a piedi la salita verso la montagna.
Raggiungere San Michele significava conquistare la meta con la propria forza, con la fede e con tanta pazienza. E soltanto dopo avercela fatta si poteva finalmente cantare. A Molfetta si rientrava intorno alle 23. Si tornava a casa stanchi, ma felici. Restava negli occhi la fatica della giornata e nel cuore la gioia di aver vissuto qualcosa di speciale insieme agli altri.
Fede, cammino, cibo, amicizia e condivisione: il pellegrinaggio a San Michele era tutto questo. E forse la cosa più bella era che, ancora prima di andare a dormire, già si pensava all’anno successivo. Perché certe tradizioni non finivano con il ritorno a casa: rimanevano dentro, insieme all’emozione, all’entusiasmo e a quello spirito di comunità che trasformava una semplice giornata fuori porta in un ricordo destinato a durare per sempre.
Pellegrinaggio di una volta a San Michele[/caption]








