Un uovo appena deposto, un cucchiaio di zucchero e le mani sapienti della nonna. Riprendiamo un altro prezioso racconto di Angelo Boccanegra, custode della memoria popolare, che ci riporta ai sapori autentici e ai piccoli riti quotidiani di un tempo.

Ci sono sapori che il tempo non riesce a cancellare. Basta chiudere gli occhi e tornano alla mente i profumi della cucina di casa, le voci delle nonne e quei piccoli gesti che rendevano speciale ogni giornata. Tra questi c’è sicuramente lo zabaione della nonna, preparato al momento per la colazione.
Chi è cresciuto qualche decennio fa difficilmente può dire di non aver assaggiato almeno una volta il celebre uovo sbattuto con lo zucchero. Era quasi un rito. Al mattino, appena svegli, in cucina c’erano già la mamma o la nonna ad aspettarci con un uovo freschissimo.
«Dai, figlio, che devi crescere!» ripeteva mia nonna, naturalmente in vernacolo, mentre con pazienza iniziava a sbattere a mano il tuorlo insieme allo zucchero. Cucchiaio dopo cucchiaio, quel giallo intenso si trasformava lentamente in una spuma chiara, soffice e invitante. A volte, per renderla ancora più gustosa, aggiungeva anche un goccio di caffè.
Era una preparazione semplice, eppure aveva qualcosa di magico. Bastavano due ingredienti e mani esperte per creare una crema capace di conquistare ogni bambino. Nessuna frusta elettrica, nessun preparato confezionato e, naturalmente, niente liquori come nella versione tradizionale dello zabaione: solo uova fresche, zucchero e l’amore delle nonne. E le uova erano davvero fresche. Spesso arrivavano direttamente dal piccolo pollaio di casa. Non era raro, infatti, che le famiglie allevassero qualche gallina negli spazi interni delle abitazioni. Nei caratteristici “bassi” di Molfetta, oltre alla porta affacciata sulla strada, c’era quasi sempre un piccolo cortile sul retro, raggiungibile dall’ultima stanza della casa, dove trovavano posto le galline e altri piccoli animali da cortile.
Era un modo di vivere che oggi sembra lontanissimo, ma che allora rappresentava la normalità. Quasi tutto si produceva in casa o a pochi passi dalla cucina. Oggi diremmo “chilometro zero”; allora era semplicemente la quotidianità.
Lo zabaione della nonna non era soltanto una colazione. Era una carezza, un gesto d’amore, un modo semplice per prendersi cura dei propri figli e dei propri nipoti. Dietro quel cucchiaio che girava instancabilmente nella tazza c’era tutto il calore della famiglia. Forse è anche per questo che, ancora oggi, il ricordo di quella spuma dolce e profumata continua a emozionare. Perché certi sapori non appartengono soltanto alla cucina: custodiscono un’epoca, raccontano una casa, fanno rivivere gli affetti. E basta un semplice uovo sbattuto con lo zucchero per riportarci, almeno con il cuore, nella cucina della nonna.
Da un racconto di Angelo Boccanegra, che con i suoi preziosi ricordi continua a custodire e tramandare la memoria popolare, restituendoci il sapore autentico dei bei tempi andati.









