Descrizione suggestiva del Borgo antico di Molfetta, tratta dal libro di Gerardo de Marco Acquerelli molfettesi: immagini, tradizioni e folclore, frammenti (Tipografia Mezzina, 1969), un autentico pezzo di poesia cittadina

Tra le antiche pietre di Molfetta, il Borgo si apre come un libro che custodisce memorie e sogni tra le vie strette e i muri silenziosi che raccontano storie di mani laboriose e di fede profonda, mentre i campanili si stagliano verso il cielo come sentinelle di un tempo che non muore. Ogni scorcio, ogni arco, ogni facciata sembra sussurrare al passante i segreti di generazioni che hanno reso questo luogo un cuore pulsante di arte, religione e vita quotidiana. Passeggiare qui è come respirare la poesia di una città che ha saputo conservare la sua anima antica, preziosa e viva.
Davvero suggestiva è la descrizione del Borgo antico di Molfetta, tratta dal libro di Gerardo de Marco Acquerelli molfettesi: immagini, tradizioni e folclore, frammenti (Tipografia Mezzina, 1969), che abbiamo voluto riproporre. È un autentico pezzo di poesia cittadina, un vero soffio nell’anima. Così descriveva Gerardo de Marco “U Vurghe”, parola in vernacolo che attraversa secoli di storia cittadina, riferendosi a quello che oggi conosciamo come Corso Dante. Un tempo era il cuore pulsante di tutta la Molfetta antica, carico di storie di commerci, di vite di uomini, ma anche di conflitti, rivolte e sommosse popolari.
«Costeggiato da un lato e per buona parte dal caratteristico Muro, il «Borgo» offre spunti panoramici, di storia, di arte, di lavoro, di religione. Attraversandolo da un capo all’altro, l’occhio mai sazio si sofferma amorevolmente e con infinita suggestione a meditare sulle testimonianze eloquenti di un passato spiccatamente operoso edenso di fede religiosa, rappresentato dalle chiese sparse in tutta la sua lunghezza. A breve distanza l’una dall’altra, si contrappongono l’imponente facciata barocca della Cattedrale e quella rinascimentale del Purgatorio; più giù, le chiesette di S. Anna e S. Stefano quest’ultima affiancata da un campaniletto ricoperto di piastre policrome. Sia pure parzialmente si scorge dal Borgo la Chiesa Vecchia di stile romanico-pugliese, a 3 cupole, adorna di due pregevoli torri campanarie a bifore (la più originale delle chiese pugliesi del XII-XIII secolo). Quasi al centro del «Borgo», il monumento innalzato a Giuseppe Mazzini (scult. F. Cifariello), sta ad attestare il patriottismo dei molfettesi, mentre alle spalle di esso un arco a tutto sesto, in pietra viva, indica l’ingresso alla trapezoidale città vecchia – un vero dedalo – costruita sull’isoletta di Sant’Andrea.»
Il racconto di Gerardo de Marco non è solo una descrizione architettonica, ma un vero e proprio viaggio emotivo nel cuore della Molfetta antica. Ogni chiesa, ogni arco e ogni monumento diventa simbolo di una città che ha saputo intrecciare storia, fede e civiltà. La precisione dei dettagli si fonde con la passione dell’autore, trasformando il Borgo in un luogo vivo, dove il passato non è mai distante, ma cammina accanto a noi, pronto a parlare attraverso la pietra, la luce e il silenzio delle sue vie.
Attraversare questo spazio significa immergersi in un mosaico di tradizioni, di arte e di memoria collettiva: un invito a guardare la città non solo con gli occhi, ma con il cuore. In ogni passo, in ogni angolo, si percepisce la continuità tra ieri e oggi, tra la vita operosa dei cittadini di un tempo e il respiro moderno di Molfetta. Il Borgo non è solo un luogo fisico: è un simbolo, un poema urbano, un patrimonio da ascoltare, leggere e custodire. E così, camminando tra le sue pietre e i suoi archi, ci si sente parte di una storia che continua, viva, davanti ai nostri occhi e dentro la nostra anima.






















