Fu Federico Barbarossa a impadronirsene nel 1164. Nel 1906 il beato cardinale milanese Andrea Carlo Ferrari ottenne una restituzione parziale: pochi frammenti ossei. Si ritiene che siano morti a Gerusalemme e che le loro spoglie, trasferite da Sant’Elena a Costantinopoli, siano poi state donate a sant’Eustorgio


Nella basilica milanese di Sant’Eustorgio il visitatore noterà un singolare moltiplicarsi di stelle a otto punte. Non si tratta di un simbolo esoterico: sebbene nei secoli sia stato utilizzato anche in tale senso, esso rimanda originariamente alla stella dei Magi. In questo luogo, infatti, indica la presenza delle loro reliquie, venerate fin dai tempi di Eustorgio, nono vescovo di Milano, eletto nel 343, quando ricopriva ancora la carica di governatore della città.
Curioso e affascinante è l’intreccio di leggenda, tradizione e storia che circonda queste reliquie, la cui autenticità può qui restare in sospeso. Autentica e genuina è invece la fede e la devozione che le hanno accompagnate nel corso dei secoli.
Secondo la tradizione, i Magi sarebbero morti a Gerusalemme, dove sarebbero tornati dopo la crocifissione di Gesù per testimoniare la loro fede. Le loro spoglie sarebbero state rinvenute da sant’Elena nell’ambito della sua opera di recupero di importanti reliquie cristiane. Trasferite dapprima a Costantinopoli, esse furono poi donate dall’imperatore a Eustorgio, che le trasportò a Milano insieme al pesante sarcofago, su un carro trainato da buoi.
Dopo un lungo e avventuroso viaggio, giunto alle porte della città, il carro sprofondò nel fango e non fu più possibile rimuoverlo. Eustorgio interpretò l’accaduto come un segno divino e fece erigere proprio in quel luogo una basilica destinata a custodire i preziosi resti.
Alla sua morte, nel 355, i milanesi lo seppellirono nella stessa chiesa, che da allora prese il suo nome. Al racconto di carattere leggendario si affianca tuttavia un dato certo: il sarcofago, risalente al III o IV secolo, è realmente imponente, tanto da poter accogliere più salme, una caratteristica del tutto inusuale nell’arte funeraria romana.

Seguì un lungo periodo di silenzio: un silenzio delle fonti, come se le reliquie fossero state dimenticate o avessero perso ogni importanza. Se ne torna a parlare solo nel 1158, quando il cronista francese Robert de Mont Saint-Michel le menziona in relazione al potenziamento delle difese cittadine: per meglio proteggerle, esse furono traslate nella chiesa di San Giorgio, situata nell’attuale via Torino.
Quel prolungato silenzio resta tuttavia un enigma. Ancor più sorprendente è che la loro rivalutazione o riscoperta avvenisse proprio mentre Federico Barbarossa era alle porte di Milano e i cittadini, per rafforzare la difesa, avevano raso al suolo i suburbi, come ricorda il cronista anglosassone Guglielmo di Newbury. Quest’ultimo scrive che le reliquie dei Magi furono ritrovate «compatte nelle ossa e nelle nervature… e un cerchio d’oro cingeva i corpi, così da unirli l’un l’altro».
Dopo la resa di Milano, nel 1164, il Barbarossa ordinò infatti al suo consigliere Rainald von Dassel, che era anche arcivescovo di Colonia, di impadronirsi delle reliquie. Esse furono così trasferite nella cattedrale della città tedesca, in un gesto dal forte valore simbolico, volto a rafforzare la legittimazione della corona imperiale. Il lungo viaggio delle spoglie attraverso l’Italia, la Francia, la Svizzera e la Germania lasciò tracce perfino nella toponomastica e nei nomi di locande e osterie: Ai tre Re, Le tre corone, Alla stella sono denominazioni ricorrenti lungo il percorso. Da allora le reliquie riposano a Colonia in una preziosa arca d’argento dorato, fatta realizzare dal successore di Rainald, Filippo di Heinsberg, nella chiesa di San Pietro, poi trasformata nella splendida cattedrale gotica che conosciamo oggi. Il Martyrologium Romanum ricorda al 24 luglio la celebrazione della traslazione delle reliquie dei tre Magi da Milano a Colonia. Ciononostante, a Milano il culto dei Re Magi non si spense mai.
Il cronista Galvano Fiamma racconta che ancora nel 1336 si celebrava un solenne corteo dei Magi a cavallo, che attraversava la città seguito da una schiera di servi e di animali esotici, in una forma non troppo dissimile da quella che si conserva ancora oggi. Rimasero invece vani tutti i tentativi di riportare a Milano le reliquie: né Ludovico il Moro, né Alessandro VI, né Filippo di Spagna, né Pio IV, né Gregorio XIII, né Federico Borromeo riuscirono nell’impresa. Si dovette attendere il 1906, quando il beato cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, ottenne una parziale restituzione delle reliquie: pochi frammenti ossei, ricollocati solennemente nella basilica di Sant’Eustorgio.

Lo scultore Nicola Sebastio sistemò nel 1961 la cappella dei Magi con una sorta di grata traforata in bronzo che ricorda la deposizione di Ferrari ma anche quella di Eustorgio. E nel 1962 riprese la tradizione della processione citata. Gli ultimi atti di questa storia sono recenti.
Sul finire degli anni ’80 le reliquie di Colonia furono sottoposte a esami scientifici: i tessuti sono di tre stoffe distinte, due di damasco e una di taffettà di seta, tutte di provenienza orientale e databili tra il II e il IV secolo. E la Giornata Mondiale della Gioventù del 2005, primo grande atto di papa Benedetto XVI, ebbe luogo a Colonia e prese come spunto i Magi, modello ideale del pellegrinaggio verso Cristo.









