Molfetta racconta: storia del baldacchino processionale


Una processione non è immaginabile senza questa struttura dotata di un ben maggiore valore simbolico, bella a vedersi, che conferisce ulteriore sacralità e onore all’evento religioso. Da un racconto di Angelo Boccanegra
La Pietà da Molfetta a Roma, 21/22 maggio 2016. Da Appunti di viaggio di Maria Cappelluti. Difficile descrivere con le parole scritte le emozioni, le sensazioni, il pathos di un evento straordinario come quello vissuto nel 2016.

Da bambino, quando assistevo ad uno dei tanti cortei processionali, ero sempre incuriosito da questo grande padiglione di tessuto pregiato e decorato che si porta dietro le statue, retto da aste, anch’esse decorate, con falde che pendono dai quattro lati. Una processione senza il baldacchino non è immaginabile. Ma perché? mi son sempre chiesto. Penso soprattutto a quelli delle grandi processioni di Molfetta, come quella dei Cinque Misteri, della Pietà o della Madonna dei Martiri. La mia curiosità infantile, su quei grandi padiglioni retti da aste, che chiudono sempre le processioni grandi o piccole, mi ha portato poi in età adulta a fare delle ricerche e a comprenderne meglio la funzione, l’originario utilizzo e la storia.

L’etimologia del nome, innanzitutto, è di quelle capaci di farci compiere un giro del mondo (o quantomeno di una bella porzione di esso). Baldacchino deriva da Baldac, o Baldacco, che in origine indicava una stoffa proveniente da Baghdad, uno dei principali centri di produzione della seta e di altri tessuti preziosi del mondo antico. Ed era appunto un pezzo di stoffa quadrato, sostenuto da quattro aste di legno, a costituire la forma originaria del baldacchino. A cosa questo servisse è abbastanza evidente: si trattava di un riparo, qualcosa come una tenda trasportabile sotto la quale avere un provvisorio ricovero.

Il baldacchino, dunque, era un soffitto portatile, una protezione più vasta di un ombrello e soprattutto dotata di un ben maggiore valore simbolico. Chi stava sotto un baldacchino aveva e insieme assumeva una speciale dignità e importanza, al pari di chi – nell’iconografia tradizionale, a tutte le latitudini – stava seduto in confronto a chi stava in piedi. E non è un caso che spesso le due condizioni si trovassero unificate.

Nel corso del tempo il baldacchino ha assunto un ruolo sacrale e liturgico, nelle culture del vicino Oriente e in quella romana, così come – più tardi – nella cultura cristiana. Nel suo utilizzo processionale era inteso a proteggere, lungo un percorso prestabilito, un oggetto sacro, il corpo di un defunto o quello di un sovrano: una protezione che era al contempo anche un’ostensione. I materiali impiegati erano sicuramente preziosi: oltre alla stoffa, il legno e i metalli. Il più celebre tra i baldacchini è certamente quello disegnato da Gian Lorenzo Bernini per la Basilica di San Pietro a Roma. Pur trattandosi di un oggetto monumentale (le sue colonne tortili di bronzo, prodotto della fusione dei bronzi del Pantheon, misurano 11 metri di altezza, e l’intera struttura, alla sommità della croce che lo corona, raggiunge i 28 metri), il suo modello è con piena evidenza il baldacchino processionale con il quale, nel corso delle feste liturgiche, si portavano – e si portano tuttora – le spoglie o la statua del santo in giro per le strade della città; un riferimento che mantiene il baldacchino berniniano incertamente sospeso tra l’architettura e la scultura.

Roma, 22 maggio 2016: Uscita della Pietà di Molfetta dalla Basilica di san Pietro. Ph. Maria Cappelluti. Difficile descrivere con le parole le emozioni, le sensazioni, il pathos di un evento straordinario come quello vissuto il 22 maggio 2016 da tutti i Molfettesi sparsi nel mondo. Bellissima la processione delle Pietà dalla Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini sino a Piazza San Pietro, solcando via della Conciliazione. E poi l’Angelus del Papa, il suo saluto ai Molfettesi. E poi l’entrata nella grandiosa Basilica di San Pietro, della Pietà, dei suoi confratelli, dei suoi fedeli, passando sotto la Porta Santa, la sosta nel grande tempio della cristianità. E poi ancora, “la ritirata romana”, la processione del rientro del simulacro alla Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Difficile descrivere l’emozione anche di chi è stato costretto a vivere da casa questo evento straordinario, guardando foto e le varie dirette dell’evento, con orgoglio, intensità emotiva, ma grande sofferenza per non aver potuto esser presente ad uno di quegli eventi che possono accadere solo una volta, non in una vita fatta di anni, ma in un lungo periodo storico fatto di secoli. Spettacolare questo scatto della Pietà, sorretta dai confratelli dell’Arciconfraternita della Morte, che esce dalla Porta Santa sotto il suo storico baldacchino processionale.
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