Storia del baldacchino processionale


Una processione non è immaginabile senza questa struttura dotata di un ben maggiore valore simbolico, bella a vedersi, che conferisce ulteriore sacralità e onore all’evento religioso. Da un racconto di Angelo Boccanegra.
Molfetta, baldacchino processionale della processione dei Cinque Misteri. Anni Trenta del secolo scorso.

Da bambino, quando assistevo ad uno dei tanti cortei processionali, ero sempre incuriosito da questo grande padiglione di tessuto pregiato e decorato che si porta dietro le statue, retto da aste, anch’esse decorate, con falde che pendono dai quattro lati. Una processione senza il baldacchino non è immaginabile. Ma perché? mi son sempre chiesto. Penso soprattutto a quelli delle grandi processioni di Molfetta, come quella dei Cinque Misteri, della Pietà o della Madonna dei Martiri. La mia curiosità infantile, su quei grandi padiglioni retti da aste, che chiudono sempre le processioni grandi o piccole, mi ha portato poi in età adulta a fare delle ricerche e a comprenderne meglio la funzione, l’originario utilizzo e la storia.

L’etimologia del nome, innanzitutto, è di quelle capaci di farci compiere un giro del mondo (o quantomeno di una bella porzione di esso). Baldacchino deriva da Baldac, o Baldacco, che in origine indicava una stoffa proveniente da Baghdad, uno dei principali centri di produzione della seta e di altri tessuti preziosi del mondo antico. Ed era appunto un pezzo di stoffa quadrato, sostenuto da quattro aste di legno, a costituire la forma originaria del baldacchino. A cosa questo servisse è abbastanza evidente: si trattava di un riparo, qualcosa come una tenda trasportabile sotto la quale avere un provvisorio ricovero.

Il baldacchino, dunque, era un soffitto portatile, una protezione più vasta di un ombrello e soprattutto dotata di un ben maggiore valore simbolico. Chi stava sotto un baldacchino aveva e insieme assumeva una speciale dignità e importanza, al pari di chi – nell’iconografia tradizionale, a tutte le latitudini – stava seduto in confronto a chi stava in piedi. E non è un caso che spesso le due condizioni si trovassero unificate.

Nel corso del tempo il baldacchino ha assunto un ruolo sacrale e liturgico, nelle culture del vicino Oriente e in quella romana, così come – più tardi – nella cultura cristiana. Nel suo utilizzo processionale era inteso a proteggere, lungo un percorso prestabilito, un oggetto sacro, il corpo di un defunto o quello di un sovrano: una protezione che era al contempo anche un’ostensione. I materiali impiegati erano sicuramente preziosi: oltre alla stoffa, il legno e i metalli. Il più celebre tra i baldacchini è certamente quello disegnato da Gian Lorenzo Bernini per la Basilica di San Pietro a Roma. Pur trattandosi di un oggetto monumentale (le sue colonne tortili di bronzo, prodotto della fusione dei bronzi del Pantheon, misurano 11 metri di altezza, e l’intera struttura, alla sommità della croce che lo corona, raggiunge i 28 metri), il suo modello è con piena evidenza il baldacchino processionale con il quale, nel corso delle feste liturgiche, si portavano – e si portano tuttora – le spoglie o la statua del santo in giro per le strade della città; un riferimento che mantiene il baldacchino berniniano incertamente sospeso tra l’architettura e la scultura.

Molfetta, Processione dei Cinque Misteri 2022: l’uscita di Cristo Morto. Ph. Francesco de Chirico.
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