Una processione non è immaginabile senza questa struttura dotata di un ben maggiore valore simbolico, bella a vedersi, che conferisce ulteriore sacralità e onore all’evento religioso. Da un racconto di Angelo Boccanegra.

Da bambino, quando assistevo ad uno dei tanti cortei processionali, ero sempre incuriosito da questo grande padiglione di tessuto pregiato e decorato che si porta dietro le statue, retto da aste, anch’esse decorate, con falde che pendono dai quattro lati. Una processione senza il baldacchino non è immaginabile. Ma perché? mi son sempre chiesto. Penso soprattutto a quelli delle grandi processioni di Molfetta, come quella dei Cinque Misteri, della Pietà o della Madonna dei Martiri. La mia curiosità infantile, su quei grandi padiglioni retti da aste, che chiudono sempre le processioni grandi o piccole, mi ha portato poi in età adulta a fare delle ricerche e a comprenderne meglio la funzione, l’originario utilizzo e la storia.
L’etimologia del nome, innanzitutto, è di quelle capaci di farci compiere un giro del mondo (o quantomeno di una bella porzione di esso). Baldacchino deriva da Baldac, o Baldacco, che in origine indicava una stoffa proveniente da Baghdad, uno dei principali centri di produzione della seta e di altri tessuti preziosi del mondo antico. Ed era appunto un pezzo di stoffa quadrato, sostenuto da quattro aste di legno, a costituire la forma originaria del baldacchino. A cosa questo servisse è abbastanza evidente: si trattava di un riparo, qualcosa come una tenda trasportabile sotto la quale avere un provvisorio ricovero.
Il baldacchino, dunque, era un soffitto portatile, una protezione più vasta di un ombrello e soprattutto dotata di un ben maggiore valore simbolico. Chi stava sotto un baldacchino aveva e insieme assumeva una speciale dignità e importanza, al pari di chi – nell’iconografia tradizionale, a tutte le latitudini – stava seduto in confronto a chi stava in piedi. E non è un caso che spesso le due condizioni si trovassero unificate.
Nel corso del tempo il baldacchino ha assunto un ruolo sacrale e liturgico, nelle culture del vicino Oriente e in quella romana, così come – più tardi – nella cultura cristiana. Nel suo utilizzo processionale era inteso a proteggere, lungo un percorso prestabilito, un oggetto sacro, il corpo di un defunto o quello di un sovrano: una protezione che era al contempo anche un’ostensione. I materiali impiegati erano sicuramente preziosi: oltre alla stoffa, il legno e i metalli. Il più celebre tra i baldacchini è certamente quello disegnato da Gian Lorenzo Bernini per la Basilica di San Pietro a Roma. Pur trattandosi di un oggetto monumentale (le sue colonne tortili di bronzo, prodotto della fusione dei bronzi del Pantheon, misurano 11 metri di altezza, e l’intera struttura, alla sommità della croce che lo corona, raggiunge i 28 metri), il suo modello è con piena evidenza il baldacchino processionale con il quale, nel corso delle feste liturgiche, si portavano – e si portano tuttora – le spoglie o la statua del santo in giro per le strade della città; un riferimento che mantiene il baldacchino berniniano incertamente sospeso tra l’architettura e la scultura.









