Ricordi della Mezza Quaresima di una volta a Molfetta


È arrivata la Mezza Quaresima e, con essa, l’attesa della Settimana Santa si fa sempre più vicina. Tra tradizioni gastronomiche, giochi all’aria aperta e ricordi d’infanzia, Angelo Boccanegra ci racconta come i molfettesi di una volta celebravano questa giornata speciale.
Un vecchia foto della “Torre Madonna della Rosa”.

Con l’arrivo della primavera, riaffiorano i ricordi delle tradizioni legate alla Mezza Quaresima, quando i molfettesi amavano trascorrere la giornata in campagna con grandi “ruote” di calzone e rompendo la mitica pignatta

La Mezza Quaresima, che cade sempre il giovedì successivo alla terza domenica di Quaresima, segna esattamente la metà del periodo quaresimale che culminerà con la Pasqua, dopo la Settimana Santa: il momento forse più sentito dell’anno dai molfettesi. 

Con le prime giornate di sole, iniziavano le immancabili scampagnate. 

La tradizione vuole che, nel giorno di Mezza Quaresima, si prepari u calzòne: una focaccia ripiena di pesce fritto spinato (nùzze stùbete), cipolle porraie (sprenzale), olive snocciolate e cavolfiore. Il calzone molfettese di pesce, a differenza delle frittelle tipiche del Natale, era il piatto immancabile del Mercoledì delle Ceneri e della Mezza Quaresima. Questa specialità gastronomica resiste ancora oggi, ma ha perso il suo simbolismo quaresimale, poiché si può trovare nelle panetterie durante tutto l’anno. 

In passato era quasi d’obbligo, per molte famiglie, prepararlo e mangiarlo in campagna, all’aria aperta primaverile e in compagnia. In questo giorno ci si riuniva non solo per gustare il calzone, ma anche per rompere la cosiddetta pignatta (la pignéte): una vecchia pentola di coccio riempita di néusce (noci), neceìdde (nocelle), fàiche seccate (fichi secchi), castégne du prévete (castagne del prete), lepàiene (lupini), cìcere e fàve (ceci e fave abbrustoliti) e pestazze (carrube). 

Così riempita, la pignatta veniva sospesa ben oltre l’altezza media degli adulti. Bendati e armati di bastone, i partecipanti dovevano cercare di romperla, tra le risate e il divertimento dei più piccoli. Brandendo il bastone, si tentava di colpire la pentola finché, tra le urla festanti, un colpo secco non la centrava in pieno, rompendo il coccio e lasciando cadere dall’alto tutto il suo ricco contenuto.

Fino a qualche decennio fa non c’era scampagnata di Mezza Quaresima che non prevedesse questa bella tradizione. Non mancavano poi i dolcetti fatti in casa, dopo che tutti si erano prodigati a raccogliere — e naturalmente a sgranocchiare — quanto era caduto dalla pignatta.

Era anche un modo semplice, quasi arcaico ma genuino, per far divertire i bambini. Il clima era davvero festoso e si giocava con altalene improvvisate, costruite legando una fune tra un albero e l’altro. 

La Mezza Quaresima era un giorno di festa ma anche di relax, come diremmo oggi: un’occasione per mangiare insieme ad amici e parenti e per lunghe passeggiate tra i bellissimi sentieri dell’agro molfettese. 

Per chi non aveva la possibilità di andare in campagna, c’era sempre il luogo simbolo dell’epoca: la villetta della “Madonna delle Rose”, che in questo giorno diventava più frequentata persino di corso Umberto.

Giornate indimenticabili che tutti noi custodiamo gelosamente nell’album dei nostri ricordi.

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