
Ricordi di serate indimenticabili e di partite combattute fino all’ultima goccia di sudore, tra squadre agguerrite che non mollavano mai fino all’ultimo minuto di gioco. Da un racconto di Angelo Boccanegra

La canicola è il periodo di maggior caldo dell’anno, corrispondente a quello in cui il Sole ha appena oltrepassato le costellazioni del Cane Maggiore e del Cane Minore. In questo periodo, il caldo è caratterizzato da temperature elevate, forte umidità e assenza di vento: un’afa opprimente che rende particolarmente difficili le ore centrali della giornata.
Il termine deriva dal latino canicula (“piccolo cane”) e si riferisce alla stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore, Sirio, che sorge e tramonta insieme al Sole (levata eliaca) nel periodo compreso tra il 24 luglio e il 26 agosto, appunto quello della canicola. Il nome della costellazione risalirebbe probabilmente agli antichi Egizi, per i quali Sirio annunciava, come un cane vigile, l’arrivo delle inondazioni del Nilo.
Nel Medioevo la canicola iniziava il 25 luglio, giorno di San Cristoforo, e terminava il 24 agosto. Questo periodo dell’anno esercitava una forte attrazione simbolica nella cultura popolare: non a caso vi cadeva anche la festa di San Guinefort, il santo cane. San Guinefort (o Guignefort) era un levriero vissuto nel XIII secolo, oggetto di una singolare devozione popolare come santo protettore dei bambini. Presso la sua tomba, situata nella zona di Lione, a Sandrans, tra Châtillon-sur-Chalaronne e Marlieux, si svilupparono culti e pellegrinaggi legati ai presunti miracoli da lui compiuti.
Secondo la leggenda, il cane faceva la guardia in un castello dove il suo padrone, un cavaliere, viveva con il figlio di pochi mesi. Tornato un giorno dalla caccia, il cavaliere trovò la stanza del bambino in disordine, la culla rovesciata e il cane con le zanne insanguinate. Del neonato non c’era traccia. Convinto che il levriero avesse sbranato il figlio, lo uccise immediatamente con la spada. Poco dopo, però, udì il pianto del bambino e lo trovò illeso sotto la culla, accanto a una vipera uccisa dal cane. Il levriero, dunque, aveva lottato non per nuocere al piccolo, ma per salvargli la vita.
Compreso il terribile errore, il cavaliere, colmo di rimorso, seppellì il cane sotto una tomba ricoperta di pietre. Ben presto, però, sulla sepoltura del “cane martire” iniziarono ad accumularsi numerosi ex voto, portati in segno di gratitudine per le grazie e i miracoli che, secondo la credenza popolare, San Guinefort continuava a compiere, soprattutto a protezione dei bambini.
Con il passare del tempo, grazie a un incessante passaparola durato secoli, la figura di Guinefort venne assimilata a quella di un santo umano. Il suo culto, più volte proibito e osteggiato, resistette a ogni condanna e fu abolito definitivamente dalla Chiesa cattolica solo negli anni Trenta del XX secolo.

Il forte simbolismo attribuito alla canicola derivava anche da altre credenze: si pensava, ad esempio, che la presenza di Sirio nel cielo fosse responsabile dell’intensificarsi del caldo, sommando il proprio calore a quello del Sole. A questo periodo venivano inoltre associati influssi malefici, come il cosiddetto “surriscaldamento del sangue”, ritenuto causa di malattie che oggi sappiamo essere dovute, in realtà, alla proliferazione delle zanzare malariche. Secondo le convinzioni medievali, il caldo canicolare influenzava persino la riuscita di alcune pratiche tecniche e artigianali, rendendo questo il periodo più adatto per reperire e lavorare determinati ingredienti.
A Molfetta, fino a qualche decennio fa, la canicola rappresentava anche il momento ideale per organizzare tornei di calcio dilettantistico, che si disputavano rigorosamente di sera, per ovvi motivi climatici. Nei primi anni, le partite si svolgevano nel campo di calcio dell’Oratorio della Chiesa di San Giuseppe; successivamente prevalse l’idea di trasferirle allo stadio Paolo Poli, poiché il numero degli spettatori aumentava di anno in anno. Erano numerose le squadre che si iscrivevano a quelli che erano veri e propri tornei cittadini. Le formazioni erano composte da vecchie glorie del calcio locale e da giovani in cerca di affermazione. Benché si trattasse di competizioni dilettantistiche, l’agonismo in campo era altissimo: le partite risultavano combattutissime fino all’ultimo minuto e i giocatori non si risparmiavano, lottando fino all’ultima goccia di sudore.
Vi partecipavano molti bar dell’epoca con le proprie squadre: Bar Paradiso, Bar Rex, Bar Cubana e altri ancora. Queste mitiche caffetterie cittadine mettevano insieme formazioni pronte a darsi battaglia sera dopo sera. Accanto a loro c’erano anche piccole società calcistiche, autentici serbatoi di giovani talenti, come la Mazzola, la Juventus Club, il Milan Club e altre realtà simili.
I tornei della Canicola erano organizzati con grande cura: gironi eliminatori, classifiche dei marcatori, premi per il miglior giocatore e per il capocannoniere, oltre alla coppa destinata alla squadra vincitrice. Pomeriggi e serate indimenticabili, scandite da un’unica parola d’ordine valida per tutti: vincere.
Da quei tornei sono emersi anche calciatori che, in seguito, hanno militato in categorie professionistiche, lasciando un segno nella memoria sportiva della città.
Oggi quei campi non risuonano più dello stesso entusiasmo, e il tempo ha cambiato abitudini, luoghi e modi di vivere lo sport. Eppure, nei racconti di chi c’era, i tornei della Canicola continuano a vivere come un patrimonio di memoria collettiva: serate afose illuminate dai riflettori, spalti pieni di voci e di commenti, rivalità accese ma genuine, concluse spesso con una stretta di mano o davanti a un caffè.
Erano anni in cui il calcio non era solo competizione, ma anche incontro, appartenenza e orgoglio cittadino. In quelle notti d’estate, la canicola non era soltanto caldo opprimente: diventava il palcoscenico di passioni condivise, di sogni coltivati su campi polverosi, di storie semplici ma autentiche.
Ricordare i tornei della Canicola significa, oggi, recuperare un pezzo di identità, un tempo in cui bastavano un pallone, una maglia sudata e tanta voglia di vincere per sentirsi parte di qualcosa di grande. Un’eredità fatta di sport, amicizia e memoria, che continua a scaldare il cuore molto più di qualsiasi estate torrida.
Molfetta, Stadio Paolo Poli, estate 1975: torneo della Canicola, squadra del Bar Lucciola.









