Una tradizione ma anche un rito scaramantico benaugurante che ha origini antichissime, legate soprattutto al matrimonio. Un modo per condividere con gli ospiti un momento molto importante. Da un racconto di Angelo Boccanegra

Nei tempi andati, bei tempi andati sotto molteplici aspetti, ad un certo punto del ricevimento nuziale, di solito prima o dopo che fosse servita la frutta, gli sposi giravano per i tavoli degli invitati distribuendo candidi confetti. Lo sposo reggeva un grande vassoio decorato ricolmo di confetti, mentre la sposa con un cucchiaio d’argento riversava i confetti in un fazzolettino decorato a tutti gli invitati. Non esistevano affatto buffet nuziali di dolci e confetti.
La distribuzione dei confetti tra i tavoli degli invitati aveva per gli sposi una valenza benaugurante. Da sempre, infatti, i confetti sono un simbolo di fortuna e prosperità.
Il gesto aveva sia un valore di “ringraziamento” che una valenza augurale di “buona fortuna” della sposa verso i commensali ai quali ella dimostrava la propria grazia e benevolenza attraverso un dono dolce e delicato.
I confetti non sono affatto scomparsi dalle feste nuziali, solo che in questi ultimi anni, in quasi tutti i ricevimenti, è stato aggiunto un angolo dedicato agli ospiti più golosi, grandi e piccini: quello della confettata. Una volta, però, i confetti erano i veri protagonisti del matrimonio.
In passato i confetti erano solo delle dolcissime e squisite praline caratterizzate dal tipico guscio di zucchero indurito che rivestiva una mandorla preziosa. Vengono ancora prodotti così, non sono affatto scomparsi, solo che oltre a questa tipologia tradizionale di confetti, ne vengono prodotti tantissimi altri tipi, di tutti i possibili gusti. Ne esistono infatti di tantissime varietà: dai più classici alla mandorla, ai confetti alla nocciola ricoperti di cioccolato fondente o rivestiti da un film di zucchero indurito, fino alle gemme di cioccolato bianco aromatizzate ai più svariati gusti: alla frutta, al cocco, alla fragola, all’arancia, alla banana, ai frutti di bosco ecc. … fino ai più particolari al pistacchio, al gianduia, al caffè ecc. …
Questi confetti, oltre ad essere grandi perché all’interno racchiudevano mandorle di prima qualità, dovevano essere necessariamente bianchi per indicare la purezza della sposa, e a ognuno degli invitati la sposa ne doveva regalare ben cinque prelevandoli dal vassoio con il cucchiaio d’argento, perché dovevano rappresentare: salute, felicità, longevità, fertilità e ricchezza per i giovani sposi.
Con il trascorrere del tempo le cose sono un po’ cambiate. Oggi, infatti, per “confettata” si intende, di solito, un allestimento particolare, durante la festa, con diversi tipi, gusti e varietà di confetti disposti su un tavolo sapientemente preparato. In alcuni casi si predilige mantenere la “tradizione degli argenti” disponendo semplici coppette d’argento con i diversi tipi di confetti o addirittura una sola grande coppa con confetti e un cucchiaio; una scenografia particolarmente semplice, che ricorda la tradizione dei matrimoni di una volta, ma non per questo meno raffinata.
Accade raramente, comunque, al giorno d’oggi, che la sposa vada personalmente tra gli invitati a consegnare i confetti con un cucchiaio d’argento. Questa tradizione, come tante, è scomparsa con il passare degli anni. Si è passati gradualmente al sacchettino dalle forme e dai colori più fantasiosi di confetti, già posizionato sul tavolo per ognuno degli invitati, a mo’ di segnaposto, per poi arrivare sino al buffet nuziale di dolci dei giorni nostri, con un tavolo dedicato ai confetti di tutti i gusti che possono essere portati a casa utilizzando piccoli sacchetti o piccole scatolette in cartoncino decorato già posizionati sui tavoli stessi. Sarà anche più carino, ma secondo me si è persa non solo la tradizione, ma anche quella bella emozione che coinvolgeva sposi e invitati.
I matrimoni di oggi, ma questa è una considerazione mia personale, sembrano più un “business”, una corsa sfrenata a un consumismo inutile, sprecone e, se permettete, anche dannoso. Sarà, ma sono un tradizionalista.








