Dalle testimonianze storiche sui cunicoli e sulle strutture nascoste sotto la città alle scoperte degli ultimi mesi: oggi sappiamo che sotto Molfetta esistono ancora spazi sotterranei che attendono di essere conosciuti. Le immagini che accompagnano questo approfondimento sono ricostruzioni fotorealistiche generate con l’intelligenza artificiale e hanno funzione esclusivamente evocativa e narrativa.

Molfetta ha un volto che non si vede. C’è la città che conosciamo bene, quella che attraversiamo ogni giorno, e poi ce n’è un’altra, nascosta sotto i nostri piedi, che il tempo ha sottratto allo sguardo.
È sotto le strade, sotto gli edifici, sotto i pavimenti delle abitazioni più antiche. Una Molfetta fatta di cisterne, ambienti ipogei, strutture murarie, cavità e, secondo le testimonianze raccolte nel corso degli anni, anche di antichi camminamenti. Una città nella città, rimasta per secoli fuori dalla nostra vista e che, ancora oggi, ogni tanto torna a farsi scoprire.
Per molto tempo tutto questo è rimasto sospeso tra storia, memoria popolare e racconti difficili da verificare. Oggi, però, abbiamo un elemento nuovo. E arriva proprio dalla realtà contemporanea. In via Tommaso Grossi una strada è chiusa da circa un anno dopo che, durante uno scavo autorizzato per un allaccio idrico privato, il 30 ottobre 2025 sono emerse cavità sotterranee che non erano conosciute. La videoispezione eseguita il giorno successivo ha consentito di individuare antiche strutture in pietra, descritte in Consiglio comunale come cisterne probabilmente riconducibili a frantoi storici. La superficie interessata non è irrilevante: circa 180 metri quadrati, per una dimensione indicativa di 18 metri per 10.
Lo scavo, secondo quanto riferito dall’amministrazione, non avrebbe provocato la cavità: l’intervento avrebbe semplicemente portato alla luce una situazione preesistente, rendendo evidente un problema che fino a quel momento si trovava sotto la strada. Ed è qui che la cronaca di questi mesi incontra la storia della città.
La Molfetta sotto terra che già conoscevamo
Quando qualche anno fa pubblicammo il nostro primo approfondimento sulla cosiddetta Molfetta sotterranea, partimmo da una domanda molto semplice: quanto c’è di vero nei racconti che da generazioni parlano di cunicoli, passaggi e ambienti nascosti sotto la città? La risposta non poteva essere semplicemente sì o no. Una parte della storia era documentata. Un’altra apparteneva alle testimonianze tramandate nel tempo. Altra ancora rimaneva tutta da verificare.
Una delle fonti più interessanti è lo storico Michele Romano che, nel suo Saggio sulla storia di Molfetta dall’epoca dell’antica Respa sino al 1840, pubblicato nel XIX secolo, descriveva la città fortificata e riferiva dell’esistenza di una comunicazione sotterranea tra il castello e i baluardi. Romano scriveva di una “sotterranea comunicazione fra il castello e il baloardi verso l’est e da questo agli altri baloardi verso l’ovest ed il nord”. È una testimonianza importante, perché ci dice almeno una cosa: l’idea di strutture sotterranee con funzione difensiva non nasce oggi e non è soltanto una leggenda contemporanea. Ma questo non significa che sia già dimostrata l’esistenza di una gigantesca rete continua di cunicoli sotto tutta Molfetta. Ed è proprio questa distinzione che, oggi, vale la pena mantenere.
Una città costruita anche sotto la città
La Molfetta medievale e quella dell’età moderna erano città fortificate. Il sistema difensivo comprendeva mura, torri, bastioni e castelli. Il castello angioino sorgeva nell’area dell’attuale piazza Municipio, mentre successivamente la città fu interessata dalla costruzione delle fortificazioni legate alla presenza dei Gonzaga. Il Torrione Passari è oggi la testimonianza più evidente di quel sistema difensivo. Altri elementi della fortificazione sono scomparsi nel corso dei secoli. E proprio la progressiva trasformazione della città ha prodotto, nel tempo, una situazione particolare: la Molfetta moderna è stata costruita sopra quella più antica, cancellandone in superficie molte tracce ma non necessariamente tutto ciò che si trovava al di sotto.
Nel vecchio approfondimento avevamo raccolto racconti di botole, accessi murati, ambienti scoperti durante lavori edilizi e presunti collegamenti sotterranei. Alcuni di questi racconti sono impossibili oggi da verificare nella loro interezza. Altri, invece, partono da ritrovamenti realmente avvenuti. È una differenza fondamentale.
Le storie delle botole e dei cunicoli
Uno dei racconti raccolti nel tempo parla di una botola rinvenuta negli anni Sessanta all’interno di un’abitazione del Borgo antico. Secondo quella testimonianza, una lastra di pietra con un anello nascondeva un’apertura sul pavimento. Sotto la botola, una scala conduceva a un ambiente sotterraneo e da lì sarebbe partito un lungo corridoio, ostruito dai detriti. Il racconto prosegue con l’esplorazione del cunicolo e con un cancello in ferro che avrebbe impedito di proseguire. È una storia affascinante, ma rimane una testimonianza orale. E non è l’unica.
Nel corso degli anni sono stati riferiti altri ritrovamenti durante lavori di costruzione o ristrutturazione, compresi alcuni ambienti sotterranei individuati durante la realizzazione di edifici moderni nell’area un tempo interessata dalle fortificazioni. Sono proprio queste testimonianze, insieme alle fonti storiche, ad aver alimentato il racconto della Molfetta sotterranea. Ma oggi c’è qualcosa che cambia la prospettiva.
Via Tommaso Grossi: questa volta entra in campo il georadar
All’inizio di novembre 2025, dopo il ritrovamento delle cavità, sono state effettuate 88 scansioni georadar lungo circa 600 metri. E il risultato è particolarmente interessante. Le indagini hanno evidenziato ulteriori anomalie nel sottosuolo, con la presenza di altre cisterne e vani sotterranei, oltre a cedimenti del sottofondo e riempimenti realizzati nel corso del tempo con materiali differenti. Sono state inoltre rilevate condizioni che possono aver favorito il deterioramento del terreno, tra vecchie tubazioni e infiltrazioni d’acqua.
Qui cambia il livello della discussione. Non siamo più soltanto davanti al racconto di qualcuno che, molti decenni fa, avrebbe visto una botola o sarebbe entrato in un cunicolo. Abbiamo una moderna indagine strumentale che ha individuato strutture e anomalie nel sottosuolo. Non significa che ogni anomalia georadar sia automaticamente un cunicolo medievale. E non significa che tutte le strutture siano collegate tra loro. Significa però che sotto la città esistono effettivamente spazi e strutture che meritano di essere conosciuti, studiati e, dove possibile, documentati.
E quelle cavità perché erano lì?
È probabilmente questa la domanda più interessante. Le strutture individuate in via Tommaso Grossi sono state descritte in Consiglio comunale come antiche cisterne in pietra, probabilmente legate a frantoi storici. Se questa interpretazione sarà confermata dagli approfondimenti archeologici, ci troveremmo davanti a un’altra testimonianza della Molfetta produttiva di un tempo. Non necessariamente, quindi, ogni ambiente sotterraneo della città deve essere ricondotto a un sistema militare o a un misterioso passaggio segreto. Il sottosuolo urbano può raccontare molte storie: raccolta dell’acqua, attività produttive, conservazione, fondazioni, strutture di servizio, sistemi difensivi. È proprio questa complessità a rendere interessante la ricerca.
La Soprintendenza e l’archeologia
La scoperta ha avuto anche un seguito amministrativo e archeologico. Il 4 dicembre 2025 è stata presentata alla Soprintendenza la denuncia di ritrovamento fortuito. Il 19 gennaio 2026 è arrivata l’autorizzazione agli interventi, con la previsione della presenza di un archeologo durante le operazioni di scavo. Nel frattempo il Comune ha predisposto il progetto per la messa in sicurezza dell’area. La vicenda è quindi passata dal semplice problema di una strada chiusa alla necessità di affrontare una situazione strutturale e, contemporaneamente, di operare con attenzione rispetto a possibili evidenze archeologiche.
Il progetto è stato approvato il 25 marzo 2026 ed è entrato nel piano triennale delle opere pubbliche con uno stanziamento iniziale di 149 mila euro. La successiva gara sul MEPA è stata aggiudicata alla Tecno Strade di Ruvo di Puglia, con un ribasso del 12,20 per cento, portando il quadro economico finale a circa 130 mila euro. I lavori prevedono il consolidamento e il riempimento dei vuoti individuati, sotto la necessaria sorveglianza archeologica. La loro durata contrattuale è indicata in 120 giorni dalla consegna del cantiere e l’obiettivo comunicato dall’amministrazione è quello di completare l’intervento entro dicembre 2026, salvo eventuali sorprese strutturali o archeologiche. La strada, naturalmente, potrà essere riaperta soltanto dopo le verifiche sulla sicurezza.
Dal castello Gonzaga alle cavità di oggi
Ed è proprio qui che la storia torna a farsi interessante. Nel nostro precedente intervento in tema ricordavamo che durante lavori di costruzione nell’area dell’attuale banca, dove un tempo sorgeva il castello dei Gonzaga, erano stati raccontati ritrovamenti di cunicoli. Ricordavamo inoltre altri episodi riferiti a strutture sotterranee emerse nel corso di lavori in diverse zone della città. Non possiamo trasformare automaticamente questi racconti in una mappa della Molfetta sotterranea. Ma possiamo fare una cosa diversa: metterli in fila e sottoporli, uno per uno, alla verifica della ricerca storica, archeologica e strumentale. Perché oggi gli strumenti che nel nostro articolo del 2019 indicavamo come possibili chiavi per indagare il sottosuolo non appartengono più soltanto al futuro. Il georadar è stato utilizzato davvero. E ha trovato qualcosa.
La vecchia mappa perduta
Nel nostro precedente racconto riportavamo anche una storia ancora più affascinante: quella di una presunta mappa dei camminamenti sotterranei di Molfetta che sarebbe stata trovata negli anni Sessanta e poi sarebbe andata perduta. Non sappiamo se quella mappa sia mai esistita. Potrebbe essere uno dei tanti racconti sedimentati nella memoria cittadina. Oppure potrebbe nascondere un frammento di verità. Quello che possiamo dire oggi è che una mappa completa della Molfetta sotterranea, ammesso che sia mai esistita, non è necessaria per iniziare a ricostruire il quadro. Esistono gli archivi. Esistono le fonti storiche. Esistono le testimonianze. Esistono i ritrovamenti già avvenuti. E oggi esistono anche strumenti capaci di indagare il sottosuolo senza dover necessariamente scavare alla cieca.
La città sotto la città è ancora tutta da scoprire
Forse, allora, il titolo del nostro vecchio articolo va aggiornato. Nel 2019 ci chiedevamo cosa sapessimo davvero della Molfetta sotterranea. Oggi sappiamo qualcosa in più. Sappiamo che sotto una strada di Molfetta sono state individuate cavità e strutture sotterranee di dimensioni considerevoli. Sappiamo che una campagna georadar ha rilevato ulteriori anomalie e altri possibili ambienti. Sappiamo che la scoperta ha richiesto un intervento strutturale e il coinvolgimento della tutela archeologica. E sappiamo che la storia non si esaurisce necessariamente con via Tommaso Grossi. Perché quella strada chiusa da un anno potrebbe rappresentare non soltanto un problema da risolvere, ma anche una piccola finestra aperta su qualcosa di molto più grande: il sottosuolo storico di Molfetta.
Non possiamo dire che sotto la città esista già una rete ininterrotta di chilometri di cunicoli. Sarebbe un’affermazione che le prove oggi disponibili non consentono di sostenere. Possiamo però dire qualcosa di altrettanto interessante. La Molfetta sotterranea non è soltanto una leggenda da raccontare. Ci sono strutture reali, ritrovamenti reali e indagini strumentali recenti che dimostrano quanto ancora ci sia da conoscere sotto i nostri piedi. E forse è proprio questo il vero mistero. Non sapere già cosa c’è sotto Molfetta. Ma scoprire quanto ancora non sappiamo.









