Lo scrittore francese Charles Pierre Monselet una volta ha detto: “Meditate bene su questo punto: le ore più belle della nostra vita sono tutte collegate, con un legame più o meno tangibile, a un qualche ricordo della tavola”. Da un racconto di Angelo Boccanegra. Foto di Luigi Gadaleta

Abbiamo perso l’abitudine di fare grandi pranzi o cene a casa, oramai si va tutti insieme al ristorante dove, però, è difficile riassaporare quei sapori legati ai nostri ricordi.
Quanti episodi, racconti, risate, emozioni, annunci importanti sono impressi come ricordi in ognuno di noi e legati ai pranzi di famiglia.
Il desiderio di stare tutti insieme, per qualche ora lontani dai problemi personali e con la voglia di godere della compagnia dei propri familiari, scaturiva in un incontro generazionale interno alla famiglia che aveva come comune denominatore la tradizione dei cibi che si trovavano sulla tavola, pietanze che non erano solamente qualcosa da consumare, ma il simbolo che rappresentava la storia della terra nella quale siamo cresciuti e che ha scandito le varie fasi della nostra vita. I ricordi più belli degli incontri di famiglia sono legati alla figura della nonna o della zia.
L’usanza dei grandi incontri di famiglia sta scomparendo. In passato, era normale organizzare con tutta la famiglia pranzi o cene più volte l’anno, non solo nei giorni dedicati alle feste comandate. Il pranzo domenicale, con tutta la famiglia, era un vero e proprio rito. In questi ultimi anni si registra una diminuzione quantitativa degli incontri familiari che, in certi casi, si trasforma in una “mangiata di gruppo” al ristorante. Un fenomeno che nasce dall’impossibilità di trovare qualcuno in famiglia che sappia preparare con le proprie mani i piatti della tradizione. I pranzi in famiglia sono sempre più dilatati nel tempo; i grandi incontri a tavola, con i familiari, oramai si fanno solo al ristorante.
Il senso vero della famiglia allargata, in generale, sta paurosamente scemando e dove l’unione familiare non va a catafascio, non c’è comunque la volontà di riprendere le grandi riunioni parentali. Non si è mai visto un esodo natalizio casa/ristorante così massiccio come negli ultimi decenni. Buone notizie per i ristoratori, certo, ma addio alla cucina della nonna che viene anch’essa al ristorante a volte malvolentieri.
Nonostante la maggior parte degli italiani associ la cucina della nonna ai ricordi gastronomici più belli della propria vita, questi rischiano di rimanere solo dei ricordi lontani nello spazio e nel tempo. In pochi sono oramai capaci di cucinare come lei, la nonna e, per di più, stanno scomparendo quegli ingredienti che rendevano unici i sapori e i profumi di una volta.
I grandi incontri con i familiari, ma solo nelle occasioni molto speciali (Natale, Pasqua, compleanni), stanno progressivamente diminuendo. In quelle famiglie in cui si è ancora mantenuta l’usanza di cucinare in casa per le grandi occasioni, però, è sempre la nonna a rivestire il ruolo di cuoca, oppure la mamma a prendere la direzione della cucina. Ma anche dove la tradizione dei “fastosi incontri” continua, vi sono delle differenze rispetto ai grandi pranzi e cene del passato. I sapori degli alimenti e degli ingredienti non sono più quelli di una volta, mentre l’incontro con i parenti si fa, ma dura molto meno rispetto al passato.
Solo una sparuta minoranza organizza ancora le “gradi tavolate” di una volta, ha ancora la fortuna di godere dei sapori della tradizione grazie alla passione e all’audacia culinaria della nonna. Ristoranti e osterie non riescono a ricreare le sensazioni e i ricordi legati agli appuntamenti familiari di un tempo. Per molti italiani, purtroppo, il sapore della cucina di una volta è oramai perduto per sempre e i cibi non sono più genuini e di qualità come quelli del bel tempo andato.








