Molfetta e le masciare: storie di malocchio, fatture e magia popolare


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Quando a Molfetta ci si recava dalla “Masciara”? Diciamo subito che la “Mesciare” (in vernacolo) era, in buona sostanza, una fattucchiera. Un tempo, a Molfetta, ve ne erano molte, come in tutta la Puglia. Fino a circa mezzo secolo fa si credeva che queste donne avessero il potere di “lanciare” o “sciogliere le fatture”, ossia di fare o disfare sortilegi. Le masciare potevano quindi essere considerate sia benevole che malvagie, a seconda del rito praticato. Spesso viste con diffidenza e timore, erano considerate comunque figure negative soprattutto dal punto di vista religioso cristiano. Tuttavia, ciò che si negava in pubblico spesso si faceva in privato. Le masciare erano molto ricercate, sebbene quasi sempre in incognito. Nessuno doveva saperlo, a cominciare dal prete della parrocchia di quartiere, figura temuta e rispettata in passato.

Le “fatture” erano quindi gli effetti, benefici o malefici, prodotti dagli interventi delle masciare: donne anziane dedite a misteriosi “servigi”, molto richiesti nel passato. Spesso, però, si credeva che le fatture potessero essere causate anche da persone comuni, note per il loro presunto potere di nuocere (i cosiddetti jettatori). Superstizione popolare, insomma.

Tra i servigi più richiesti a queste figure del passato, che per secoli furono parte della vita popolare pugliese, ricordiamo lo “scioglimento” di fatture e malocchi (le cosiddette “contro-fatture”), lo “spezzare” l’invidia, l’allontanamento della paura (compito delle cosiddette “tagliatrici di vermi”) e tutta una serie di pratiche atte a guarire piccoli mali quotidiani, dal mal di pancia al torcicollo.

Per secoli, a Molfetta come in tutta la Puglia, chiunque stesse male cercava rimedi presso queste particolari donne che “toglievano il malocchio” o annullavano le fatture. Con il termine “malocchio” si indicava letteralmente l’“occhio che getta il male”, ovvero il potere attribuito ad alcune persone di causare malefici con un semplice sguardo. Era una superstizione antichissima. Si credeva che esistessero persone capaci di colpire altri con la negatività, facendo diventare le vittime bersagli di sfortuna o malattie. In Italia, soprattutto al Sud, era comune rivolgersi a qualche masciara capace di rimuovere questi malefici. Il rituale “classico”, secondo la credenza popolare, prevedeva l’uso di un piatto, olio e sale.

Come anticipato, ci si recava dalle masciare per annullare le fatture. Oggi, scherzando, si potrebbe dire che per le fatture si va dal commercialista! Ma un tempo, la “fattura” non aveva nulla a che fare con tasse o redditi: era un rituale magico, un incantesimo finalizzato a sottrarre o accrescere l’energia vitale di una persona. I metodi per “lanciare una fattura” erano molteplici e richiedevano “testimoni” particolari: capelli, unghie, fotografie o altri oggetti appartenenti al destinatario del maleficio. Su questa riproduzione simbolica si praticava un vero e proprio “battesimo magico”.

Le fatture potevano essere “sottrattive”, se finalizzate a arrecare danno, o “accrescitive”, se richieste per migliorare le condizioni economiche o di salute di chi le commissionava. In quest’ultimo caso, potevano essere anche dei veri e propri “benefici” lanciati da un parente all’insaputa del destinatario, considerato particolarmente sfortunato. Le masciare, quindi, “toglievano e lanciavano fatture” in base ai desideri del committente, che poteva anche non coincidere con la persona destinata al sortilegio.

Una delle fatture più temute era quella “di morte”: tramite un feticcio che rappresentava il bersaglio, si riteneva possibile influenzare la vittima fino a provocarne la morte. Il feticcio veniva attivato con oggetti e dati personali del destinatario e con la recita di formule magiche. Questa fattura si lanciava generalmente durante la luna calante o nuova.

Il rituale del fidanzato lontano.

Meno grave, ma ugualmente malefica, era la “fattura per malattia”, atta a provocare sofferenze non curabili con i rimedi medici dell’epoca. La più famosa, invece, era la “fattura d’amore”, basata su due feticci e simboli vari, usata per attrarre l’innamorato o l’innamorata. Questa si eseguiva durante la luna crescente o piena.

Chi praticava questi rituali sosteneva che gli effetti fossero immediati, visibili già nel corso della giornata, sebbene oggi sappiamo che si trattava di coincidenze interpretate come magia.

Per “spezzare le fatture” non bastava distruggere l’oggetto che le veicolava; serviva l’intervento di un’altra masciara che annullava il maleficio con purificazione o benedizione appropriata. Si eseguiva il cosiddetto “rito dei nodi”, per sciogliere legamenti negativi che condizionavano salute, lavoro o amore. Prima del rito di guarigione, si praticava una sorta di “diagnosi” con piatto d’acqua e gocce d’olio, interpretando le reazioni delle gocce come indici di gravità del maleficio.

Non è facile oggi distinguere tra furberia e ingenuità, ma la fama e la stima di certe masciare, soprattutto nel centro storico, era notevole e spesso superava i confini comunali. La loro pratica comprendeva gesti misteriosi, maneggio di oggetti particolari, frasi incomprensibili, tremolii, mugolii e movimenti improvvisi.

La maggior parte delle masciare era esperta di malocchio e contro-malocchio, fatture e contro-fatture, e di molti altri rituali, oggi difficili da ricostruire. Le persone si rivolgevano a loro per invidia, problemi di lavoro, malattie, amori non corrisposti o difficoltà economiche. Il rituale iniziava con la purificazione di un oggetto personale del richiedente e l’invocazione di preghiere e formule, seguita dal segno della croce e da ulteriori invocazioni misteriose.

Alla fine del rito, la masciara consegnava un piccolo sacchetto contenente una forbice uncinata, da custodire gelosamente, e una spilla da indossare o posizionare dove si riteneva vi fosse il malocchio.

Abbiamo raccontato una storia del passato, ma va detto che ancora oggi alcune persone credono nella magia bianca e nera. Forse a Molfetta le masciare non esistono più, ma non possiamo affermarlo con certezza. Si diventava masciare per eredità e non possiamo escludere che questa “arte” sia stata trasmessa fino ai giorni nostri. Il dubbio rimane.

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