Storia, riti e memoria popolare della celebrazione invernale molfettese

Una tradizione popolare, profondamente radicata nella storia e nella devozione della città, animava un tempo le strade di Molfetta il 9 febbraio, in occasione della festa invernale dedicata a san Corrado.
Questa ricorrenza, conosciuta nel parlato locale come “Sende Ghërrare du Veirne” (“San Corrado d’inverno”), veniva celebrata per distinguerla dalla più solenne festa estiva di luglio, detta “Festa Grenne de la State” (“festa grande dell’estate”). Quest’ultima, nel corso dei secoli, ha assunto un carattere sempre più ufficiale e liturgico.
La figura di san Corrado, monaco eremita vissuto tra il XII e il XIII secolo, è da sempre al centro della devozione molfettese. Patrono e protettore della città, il santo rappresenta un riferimento spirituale e identitario per la comunità. Il culto a lui dedicato si è espresso non solo attraverso cerimonie religiose, ma anche mediante pratiche popolari ricche di simbolismo.
Tra queste spiccava l’accensione dei “fuochi di allegrezza”: grandi falò preparati e accesi nelle strade e nelle piazze cittadine. Il fuoco, elemento centrale del rito, aveva un forte valore simbolico. Rappresentava la luce che vince le tenebre, il calore della comunità riunita e un gesto propiziatorio legato al ciclo delle stagioni, in un periodo dell’anno ancora segnato dal rigore invernale.
Secondo la tradizione orale tramandata dagli anziani, l’origine di questa usanza risalirebbe alla notte del 9 febbraio di un anno imprecisato del XIV secolo. In quell’occasione, i molfettesi, di ritorno con le preziose reliquie del monaco Corrado, giunsero davanti alle porte della città trovandole chiuse. Costretti ad attendere l’alba, accesero un grande falò per riscaldarsi e trascorsero la notte consumando frutta secca, le tipiche “cicere e semmeinde”, acquistate dalle navi mercantili attraccate nel porto, allora fulcro vitale dei traffici commerciali dell’Adriatico. Solo al mattino le porte si aprirono, permettendo al vescovo di accogliere le reliquie e di deporle solennemente sotto un altare del Duomo.
Nel corso dei secoli, questo episodio si trasformò in memoria collettiva e diede origine a una consuetudine capace di unire fede, convivialità e senso di appartenenza. I fuochi non erano soltanto un gesto celebrativo, ma anche un momento di incontro tra famiglie e vicinato, durante il quale si condividevano cibo, racconti e preghiere, rafforzando i legami sociali della comunità.
La tradizione dei fuochi di san Corrado rimase viva fino ai primi decenni del Novecento, quando i cambiamenti sociali, urbanistici e culturali ne determinarono progressivamente la scomparsa. Tuttavia, negli ultimi anni, grazie all’impegno e alla sensibilità di diverse associazioni locali, questa antica usanza è stata riscoperta e valorizzata.
Oggi i fuochi tornano ad accendersi nei giorni che precedono la festa del 9 febbraio, non solo come rievocazione folklorica, ma come occasione per recuperare e trasmettere alle nuove generazioni un prezioso patrimonio di storia, tradizioni e identità cittadina.








