Sanremo, la “Repupplica” e la storia piegata e falsata per lo spettacolo


Non è un refuso: è il simbolo di un Paese che trasforma la memoria in propaganda da palcoscenico.
Sul palco del Festival di Sanremo, durante l’omaggio agli 80 anni della Repubblica, sul ledwall dell’Ariston compare la parola: “Repupplica”. Non è satira. Non è un meme. È la grafica ufficiale della RAI. Un errore clamoroso nel momento più solenne della serata. E qualcuno vorrebbe liquidarlo come semplice refuso.

Sul palco del Festival di Sanremo, durante l’omaggio agli 80 anni della Repubblica, sul ledwall dell’Ariston compare la parola “Repupplica”. Due P. Grafica ufficiale della RAI. Un errore clamoroso nel momento più solenne della serata. Ci diranno che è solo un refuso. Ma il punto non è la doppia consonante: è ciò che rappresenta.

Perché quando Sanremo entra nella storia lo fa sempre nello stesso modo: semplificando, lisciando, trasformando passaggi complessi in favole edificanti. Il 2 giugno 1946 viene raccontato come un abbraccio collettivo, una scelta quasi unanime. Non fu così. Fu un referendum durissimo, con un Paese spaccato e tensioni politiche altissime. Le ore dello scrutinio furono convulse, le comunicazioni contraddittorie, le polemiche mai del tutto sopite. I nomi di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi appartengono a una stagione aspra, non a una cartolina celebrativa. E poi la narrazione ripetuta per decenni: “la Repubblica diede il voto alle donne”. No. Il suffragio femminile fu introdotto nel 1945, quando l’Italia era ancora Regno, con Umberto II di Savoia luogotenente. La Repubblica lo ereditò. La storia è fatta di date, non di slogan.

Così mentre dal palco si impartiscono lezioni civili, sul maxischermo si sbaglia perfino a scrivere la parola che si sta celebrando. Nessuno controlla. Nessuno verifica. Nell’epoca del fact-checking permanente, inciampiamo sull’ABC istituzionale. “Repupplica” diventa virale, tra ironie e meme. Ma resta una domanda scomoda: se riduciamo la memoria a scenografia, se pieghiamo la storia a copione, cosa resta oltre l’effetto luci?

Sanremo è spettacolo. Va bene così. Ma la storia non è una coreografia. E non accetta doppie P di troppo. E allora no, non è solo una svista grafica. È l’emblema di una classe culturale che pretende di educare il Paese mentre inciampa sulle basi, che celebra la memoria ma la conosce per slogan, che parla di Repubblica come fosse un brand da illuminare su un ledwall.

Se la storia diventa scenografia e la precisione un dettaglio trascurabile, il problema non è la doppia P. Il problema è la superficialità elevata a sistema. Perché un Paese che non sa nemmeno scrivere correttamente ciò che festeggia, forse non sta celebrando la propria storia. La sta consumando. E tra un applauso pilotato e una standing ovation di rito, resta solo una certezza: la memoria, quando viene piegata allo spettacolo, smette di essere memoria. Diventa propaganda con le luci accese.

Copertina Mephisto: un’altra realtà

Mephisto: un’altra realtà di Nico Las

E se tutto ciò che credi reale fosse solo un’illusione? Mephisto: un’altra realtà è un thriller avvolgente tra complotti e dimensioni parallele, dove nulla è come sembra.


Acquista ora su Amazon

- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.