Il tempo trascorre inesorabile ma alcuni avvenimenti che hanno segnato la nostra esistenza, permangono vivi nei nostri pensieri e le emozioni che hanno suscitato in noi, riaffiorano periodicamente rinnovando delle bellissime sensazioni. Da un racconto di Angelo Boccanegra

Per noi ragazzi di una volta, la Prima Comunione era un evento importante, era l’occasione per essere al centro dell’attenzione di tutta la famiglia. Aspettavamo con ansia questo evento che segnava un momento importante della nostra vita. L’abbigliamento era quello classico per i maschietti: pantaloni o pantaloncini corti, giacca con fiocchetto sul braccio, camicia con cravatta o papillon; per le ragazze: abitino bianco semplice, ghirlanda, scarpette bianche.
In passato le bambine che dovevano ricevere la Prima Comunione venivano vestite come se fossero delle piccole sposine, compreso anche il velo e i guanti bianchi. Erano simboli di purezza, oltre che di chiara eleganza.
Dopo la cerimonia in Chiesa, la festa non era certo come quella di oggi che ha poco da invidiare alle feste nuziali, molte famiglie infatti festeggiavano l’evento nelle proprie abitazioni, organizzando semplici “buffet”, perlopiù roba genuina preparata in casa e servendo poi agli invitati il rosolio e l’immancabile quartino o moretto, gelati tradizionali che venivano serviti in piattini di acciaio con un singolare cucchiaino dalla forma quadrata con il quale si consumava a piccole dose quel gelato, girandoci gradualmente intorno.
Erano tempi quelli, in cui il gelato si mangiava solo nelle grandi occasioni. Solo i più fortunati festeggiavano la Prima Comunione in sala. Il tutto era molto contenuto. Alla fine non poteva mancare la classica torta ricoperta di panna con al centro un mazzetto di fiorellini, guarnita con un nastrino rosa per le ragazze, celeste per i ragazzi. All’evento venivano invitati oltre agli amici anche il vicinato, per ricordare a tutti che si era un’unica famiglia. Arrivava poi alla conclusione della festicciola il momento per noi tanto atteso: quello dei regali. I più importanti erano fatti dal “compare” o dalla “comara”. Era molto frequente in quei tempi regalare oggetti d’oro, destinati spesso a essere conservati: orologio da polso per i ragazzi; catenine, orecchini, anellini rigorosamente d’oro per le ragazze.
Riecheggia ancora nella mia mente la frase di rito di quei momenti: “fra un paio di anni avranno più valore”. Ai parenti ed amici veniva consegnato un piccolo ricordino e la foto di un bambino o una bambina nell’atto di preghiera dove all’interno veniva riportato la data e il nome del festeggiato.
I festeggiamenti continuavano anche nei giorni successivi quando i festeggiati, sempre vestiti con gli stessi abiti di Prima Comunione, venivano “portati” da parenti e amici che non avevano partecipato all’evento e che elargivano per l’occasione il regalo, a volte qualche banconota che veniva sempre “messa da parte” dalla mamma. Questa tradizione continua ancora oggi. Giorni dopo gli stessi bambini di ogni parrocchia, con gli abiti di prima comunione, seguivano processionalmente per un breve tratto il Corpus Domini.







