Era il tempo della musica rock, del Cantagiro e della Hit parade trasmessa alla radio. I 45 giri dei Beatles, dei Rolling Stones, dell’Equipe 84, dei Pooh, di Patty Pravo, di Mina e Battisti imperversavano. Racconto di Angelo Boccanegra

Restando in casa, molti di quelli della mia età ricordano i tempi belli della loro gioventù, ossia quelli dei mitici anni ’60 e ’70, quando in assenza delle discoteche che si moltiplicheranno nei decenni successivi, ci si accontentava di organizzare a turno qualche festa da ballo in casa.
In passato si aspettava la domenica per un po’ di svago con gli amici e le amiche. Già nel corso della settimana si organizzava con gli amici del circolo o della comitiva, dove andare a ballare la domenica sera. Ovviamente ciò accadeva in quelle case dove c’era un giradischi.
Qualcuno metteva a disposizione, nella propria casa, una stanza abbastanza grande per poter ballare, le sedie erano posizionate alle pareti, poi bastava il giradischi e tanti meravigliosi dischi “in vinile“, che i partecipanti portavano e sulle copertine si scrivevano i propri nomi, perché ciascuno potesse riprenderseli alla fine della festa.
Era preferibile che in casa non ci fossero i familiari, ma siccome raramente questo era possibile, si facevano anche con la loro presenza, chiudendo però la porta, perché non entrassero. Ogni tanto, però, la mamma o la nonna di turno, con una scusa qualsiasi, apriva improvvisamente la porta per accertarsi che tutto fosse regolare.
Altre volte, soprattutto quando arrivava la bella stagione, ci si riuniva in una campagna di qualche amico, dove c’era uno spiazzo, portandovi un giradischi a valigia. In giro ce n’erano pochi, ma si riusciva quasi sempre a contattare l’amico dell’amico che ce l’aveva. Si faceva molta attenzione a non rigare i dischi con la “puntina”, si mettevano alternativamente canzoni più o meno “movimentate” ed anche canzoni da “balli lenti”.

Era un’occasione per noi ragazzi di allora per divertirci, ma il vero scopo di quelle feste molto semplici, era quello di riuscire a far colpo su qualche ragazza. Per i ragazzi timidi, non era facile. A quei tempi la timidezza era dilagante.
Approcciare con una ragazza non era affatto semplice. Invitare la ragazza “adocchiata” era un po’ tosto, i goffi tentativi di chi aveva poco coraggio nell’approccio, provocavano l’effetto contrario: spesso la ragazza sentenziava un secco no. Per uscire dall’impasse veniva in soccorso il “ballo della scopa”. L’ancora di salvezza tanto desiderata, che molti di noi aspettavamo con impazienza, che finalmente ci liberava dal disagio e dall’imbarazzo. Era il gioco ideale e tanto atteso dai “timidi” ed era molto semplice: si formavano le coppie e si cominciava a ballare “i lenti”, un ragazzo con una scopa si avvicinava a una coppia e porgeva la scopa al cavaliere sostituendosi a lui nel ballare il lento con la ragazza.
Era così, quindi, che all’improvviso ti ritrovavi a ballare con la ragazza dei tuoi sogni, le mani sui fianchi, il guancia a guancia, il cuore a mille, le gambe che tremavano un po’. Emozioni indescrivibili. E poi c’era durante il ballo quel dubbio che ti assaliva: gli piacerò?
Il più delle volte, quando la serata volgeva al termine, la “tua ragazza” andava via accompagnata da un altro. In quel caso ti sentivi battuto ma non sconfitto, non demordevi e ti ripromettevi, la volta successiva, di mettercela tutta per riuscire a ballare con la ragazza dei tuoi sogni e poi per accompagnarla finalmente a casa. Ora non si gioca più al “ballo della scopa”.
Non è facile spiegare ai giovani di oggi quei tempi, fatti di cose semplici, di amori giovanili e svago veramente inventato dal nulla, le emozioni che ognuno di noi ha provato e custodisce gelosamente nell’album dei romantici ricordi della propria gioventù.








