Molfetta in Arte: il bellissimo San Giuseppe di Oronzo Tiso


Tra le opere pittoriche, tutte a contenuto sacro, donate al Museo Diocesano da Giorgio Goffredo Azzollini, il dipinto restituisce l’immagine docile e amorevole del padre putativo di Gesù, invitando a meditare sull’importanza della sua figura.
“San Giuseppe con il Bambino”, dipinto attribuito a Oronzo Tiso. Molfetta, Museo Diocesano

Nel 2011 il molfettese Giorgio Goffredo Azzollini, medico, attore e uomo di grande cultura, donò al Museo Diocesano nove dipinti a soggetto religioso. Tra le opere della “Donazione Giorgio Azzollini”, recentemente restaurate, figura anche una bellissima tela raffigurante San Giuseppe con il Bambino.

L’opera, attribuita a Oronzo Tiso, pittore di origini leccesi attivo nella seconda metà del XVIII secolo, restituisce un’immagine docile e amorevole del padre putativo di Gesù, invitando a meditare sull’importanza della sua figura.

Oronzo Tiso nacque a Lecce nel 1726, dove morì nel 1800. Tra il 1746 e il 1749 soggiornò a Napoli, dove studiò diritto canonico e si formò artisticamente nella scuola di Francesco Solimena. Tornato a Lecce nel 1752, fu ordinato sacerdote e, in qualità di mansionario della cattedrale, si impegnò nella decorazione del Duomo (1757-1758), realizzando i dipinti dell’area presbiteriale.

Nella città salentina Tiso ebbe modo di sviluppare, anche se in forma mediata, gli influssi della pittura veneziana: i suoi teleri, infatti, nell’uso dei colori e nelle audaci prospettive, mostrano una certa affinità con l’arte lagunare, in particolare con quella di Tiepolo.

Il telero è una tipologia pittorica che prevede l’impiego di tele di grandi dimensioni applicate direttamente alla parete e dipinte a olio. Questo supporto è tipico dell’arte veneziana: il termine deriva infatti dal veneto teler, cioè telaio. Tale tecnica garantiva una minore degradazione rispetto all’affresco nelle condizioni di elevata umidità proprie della città lagunare. Si diffuse a Venezia a partire dal XIV secolo, soprattutto in chiese e sedi confraternali. Celebri sono i teleri di Carpaccio e Tintoretto. In età barocca la tecnica fu adottata anche in altre città italiane, in particolare a Genova, dove si ricordano importanti esempi riconducibili anche alla cerchia di Solimena.

Secondo alcuni studiosi, a Casarano si conserverebbe un cospicuo numero di tele del Tiso, realizzate subito dopo quelle della cattedrale di Lecce. Questi dipinti, eseguiti negli anni Settanta del Settecento per la chiesa matrice, la cappella di San Pietro e la chiesa dell’Immacolata, rappresenterebbero una fase decisiva per la consacrazione dell’artista, procurandogli successivamente commissioni in tutto il Salento, da Grottaglie fino a Leuca.

La tela raffigurante San Giuseppe con il Bambino si inserisce pienamente in questo percorso artistico e spirituale. Il santo è rappresentato mentre sostiene con dolcezza il piccolo Gesù, in un atteggiamento di intima familiarità che supera la rigidità delle iconografie più antiche. Lo sguardo, carico di tenerezza, e la postura composta ma partecipe contribuiscono a restituire un’immagine profondamente umana del custode della Sacra Famiglia.

Dal punto di vista stilistico, l’opera rivela una particolare attenzione alla resa luministica e cromatica: la luce, morbida e avvolgente, modella i volumi e sottolinea i tratti dei volti, mentre i colori caldi contribuiscono a creare un’atmosfera raccolta e meditativa. Questi elementi, insieme alla compostezza della scena, rimandano alla lezione napoletana assimilata durante il soggiorno giovanile dell’artista, rielaborata tuttavia con sensibilità personale.

Non meno significativa è la dimensione simbolica del dipinto. San Giuseppe, spesso relegato a figura marginale nella tradizione iconografica, assume qui un ruolo centrale: non solo custode, ma padre premuroso e guida silenziosa. La sua presenza invita il fedele a riflettere sul valore della paternità, della responsabilità e dell’ascolto, temi di grande attualità anche nel mondo contemporaneo.

L’opera, oggi conservata presso il Museo Diocesano di Molfetta, si offre dunque non solo come testimonianza artistica di rilievo, ma anche come occasione di meditazione spirituale. In essa si intrecciano storia, fede e bellezza, restituendo al visitatore un’immagine intensa e delicata di uno dei protagonisti più discreti e al tempo stesso fondamentali della tradizione cristiana.

In questo senso, la “Donazione Giorgio Azzollini” si conferma un prezioso arricchimento per il patrimonio culturale della città, capace di valorizzare opere che continuano a parlare al presente con forza e profondità.

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