Era una usanza molto diffusa in passato anche se non è del tutto scomparsa, soprattutto in alcuni paesi del meridione. Da un racconto di Angelo Boccanegra

Il matrimonio in passato era davvero qualcosa di molto complesso, un lungo percorso a tappe tra tradizioni, riti, usanze tramandate di generazione in generazione da tempo immemorabile. Uno degli appuntamenti più attesi, prima delle nozze vere e proprie, era sicuramente la preparazione “dù léitte d’ la zàitë” (letteralmente, dal vernacolo: “il letto della sposa”), così era definito il letto matrimoniale, detto poi con il passare degli anni, “letto grande”. Era la preparazione del “primo letto“, il “letto della sposa”, un rituale ben augurante per la nuova coppia di sposi e quindi per la fertilità. E sì, perché un tempo si doveva “figliare” (fare figli, in vernacolo: “figghià”) prestissimo e quindi, per la prima notte di nozze, il letto andava preparato non bene, ma benissimo!
Qualche giorno prima della data del matrimonio, un gruppo abbastanza numeroso e composito di donne si recava alla casa dei futuri sposi. Mamme, nonne (che rappresentavano la maturità e la saggezza), sorelle, zie ecc. si disponevano intorno al letto per allestirlo meglio che non si poteva. Non dovevano partecipare a questo rito persone sconosciute, come pure le cognate. Le partecipanti dovevano essere tutte donne di primo piano del nucleo famigliare dei futuri sposi.
Per la preparazione del letto matrimoniale si adoperavano lenzuola pregiate “dù corréatë bòunë” “del corredo buono” della sposa), in pratica il meglio: lenzuola bianche di lino o di seta, federe rigorosamente vergini impreziosite da merletti e ricamate dalle nonne tempo addietro proprio per questa occasione. Molto tempo fa si faceva anche saltellare sul letto una bambina come ulteriore rito ben augurante della fertilità. Una volta completato, si disponevano poi sul letto nuziale cioccolate e caramelle in modo da formare un cuore oppure le lettere iniziali dei nomi degli sposi. Si spargevano poi sul letto tanti petali di rosa.
Come tutte le tradizioni di un tempo, anche questa, con il passare degli anni, ha subito notevoli variazioni trasformandosi in un’occasione per amici e parenti per preparare scherzosi giochi a sorpresa per gli sposi, al loro ritorno a casa, dopo la festa, per trascorrere la loro prima “movimentata” notte insieme. Oggi, poi, se i figli non arrivano subito, non è affatto una tragedia. Un tempo, invece, purtroppo, non era così. Se la giovane sposa, già dopo qualche mese “non usciva incinta”, erano problemi seri. La malcapitata cadeva in uno stato di prostrazione assoluta, vittima delle feroci malelingue che si scatenavano all’interno dell’alveo famigliare. Meno male che non è più così, o quasi…








