Altro che sorpresa: il candidato della Coalizione Progressista domina la scena, stacca gli avversari e si presenta al ballottaggio con la forza di un consenso largo, trasversale e popolare

Come era ampiamente previsto — e non soltanto da noi — Manuel Minervini, candidato sindaco della Coalizione Progressista, ha tagliato per primo il traguardo del primo turno delle elezioni comunali di Molfetta per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale.
Un risultato netto, forte, inequivocabile. E soprattutto tutt’altro che sorprendente. Da settimane si percepiva chiaramente che il candidato del centrosinistra stesse crescendo giorno dopo giorno, piazza dopo piazza, incontro dopo incontro. Ma ciò che colpisce davvero è la dimensione di questo successo: Minervini non solo ha superato il candidato della coalizione civica costruita per vincere al primo turno, ma lo ha fatto con un distacco ampio, pesante, politicamente devastante.
Quella che doveva essere la macchina da guerra perfetta delle liste civiche si è invece fermata al primo tornante della competizione elettorale. Non una semplice sconfitta, ma una sonora figuraccia politica. Il dato che più impressiona è infatti il divario enorme tra i voti raccolti dalla coalizione di liste civiche e quelli ottenuti dal candidato sindaco sostenuto da quelle stesse liste: un segnale chiarissimo di debolezza politica e di mancata credibilità personale. Noi l’avevamo ampiamente previsto e non ieri ma già qualche settimana fa quando paventammo un vero e proprio tracollo elettorale di quella coalizione.
Al contrario, Manuel Minervini ha compiuto un’autentica impresa politica. Il candidato progressista è andato ben oltre la somma dei voti delle proprie liste di sostegno, intercettando migliaia di consensi trasversali. I voti disgiunti sono stati tantissimi, e hanno premiato in maniera evidente la sua figura, il suo profilo, la sua credibilità. È il segnale più forte emerso da questa tornata elettorale: Molfetta sta finalmente tornando a polarizzarsi politicamente. Da una parte il campo progressista, dall’altra il centrodestra. Ed è esattamente ciò che da mesi auspicavamo: il ritorno di una competizione politica vera, leggibile, fondata su identità e visioni alternative della città.
Non è un caso che anche il candidato del centrodestra abbia ottenuto un risultato personale superiore rispetto alle proprie liste, per non dire strepitoso, arrivando a raccogliere circa duemila voti in più rispetto ai voti sommati delle tre liste della sua coalizione. Anche lì si è registrato un vento molto favorevole, che però ha avuto soprattutto un effetto preciso: indebolire drasticamente, e questo volta dal fronte opposto al centrosinistra, il progetto civico che puntava a conquistare Palazzo di Città già al primo turno. E così, chi immaginava una vittoria immediata si ritrova oggi costretto a inseguire con notevole affanno, dopo aver subito una vera e propria batosta politica. Perché partire da favoriti assoluti e uscire dal primo turno con un distacco così netto significa aver già perso molto più di una semplice sfida numerica: significa aver perso completamente la narrazione della città, quella vera, quella autentica e non quella farlocca dei manifesti che, bisogna dire, hanno fatto parecchio ridere cittadini di ogni tendenza politica o cento sociale.
Adesso la partita si sposta ai prossimi quindici giorni, quelli che porteranno al ballottaggio. Ma il dato politico è ormai scolpito nella realtà: Manuel Minervini è il vero protagonista di queste elezioni comunali. Ha dimostrato forza, capacità di attrazione e un consenso che va ben oltre i confini tradizionali della sua coalizione.
Il vento che soffia su Molfetta oggi ha un nome preciso. E quel nome è Manuel Minervini.







