Con la sua chiusura è andato via un pezzo della nostra gioventù. Da un racconto di Angelo Boccanegra

Una volta, tanti erano i cinema di Molfetta, ma forse il più popolare, almeno per quelli della mia generazione, era “l’Odeon”, cinema volgarmente chiamato “u’ “pədəcchìéiddə”, termine vernacolare quasi impronunciabile e difficile da tradurre.
Ci siamo passati un po’ tutti negli anni ’70, con la scuola o con gli amici, per trascorrere una piacevole domenica pomeriggio e, perché no, per iniziative politiche durante le campagne elettorali.
Come si fa a dimenticare le file interminabili, soprattutto la domenica, quando proiettavano due film nello stesso giorno e il biglietto d’entrata costava solo cento lire. E come dimenticare la gazzarra che si creava al bar, tra il primo e il secondo tempo del film, per consumare focacce e gelati, quando ancora non erano arrivati i popcorn nelle sale cinematografiche.
IL 6 gennaio del 2014 il mitico Cinema Odeon di Molfetta chiudeva i battenti per sempre dopo l’ultima proiezione del film Blue Jasmine e dopo oltre sessanta anni di attività. Con la sua chiusura, se n’è andato un pezzo di storia molfettese, anche perché era ultimo baluardo della tradizione cinematografica della città, sopravvissuto tra alterne fino al 2014, l’ultimo cinema rimasto ancora in attività dopo la chiusura sul finire degli anni Ottanta del Super Cinema, del Cinema Corso e del Cinema Fiamma.
In molti, il giorno della rimozione dell’insegna, hanno fotografato quel muro “ferito”. Con la chiusura del mitico Cinema, se n’è andato anche un pezzo della mia giovinezza e penso di molti di noi. Lo voglio ricordare con l’urlo che si lanciava durante la programmazione di un film non gradito: “cré fauà arréætə” (dal vernacolo: “domani fallo di nuovo”, frase dall’evidente significato caustico).









