Il grido d’allarme di Gabriele Vilardi: “La democrazia non si vende”. Ombre di voto di scambio sulla campagna elettorale molfettese

C’è un passaggio, nel post pubblicato questa mattina da Gabriele Vilardi, candidato di Alleanza Verdi e Sinistra nella coalizione progressista che sostiene Manuel Minervini a sindaco di Molfetta, che colpisce come uno schiaffo.
“Mi hanno offerto 50 euro se voto un candidato che un po’ tutti conoscono qui a Molfetta. 80 euro se lo faccio votare da un’altra persona, 100 euro se faccio votare quel candidato insieme ad una donna di quella lista che non conosco affatto”.
Queste parole non sono una dichiarazione diretta di Vilardi, ma il racconto riportato oggi da La Gazzetta del Mezzogiorno in un’inchiesta giornalistica firmata da Matteo Diamante, che raccoglie la testimonianza di un cittadino molfettese e accende i riflettori su uno dei fenomeni più degradanti e pericolosi per la vita democratica: la compravendita del voto. Un approfondimento che descrive un clima pesante, fatto di sospetti, pressioni e possibili tentativi di condizionamento elettorale, sul quale adesso la città chiede chiarezza e attenzione.
Parole crude, pesanti, inquietanti. Parole che raccontano un clima che, se confermato, sarebbe devastante per la dignità democratica della città. Vilardi, nel suo intervento pubblico apparso stamane sulla sua bacheca social e dal quale questo nostro approfondimento sul tema prende spunto e contributo informativo, richiama l’attenzione su una questione che torna ciclicamente ad affacciarsi nelle campagne elettorali del Sud: il sospetto del voto di scambio, del clientelismo, delle pressioni costruite sulla fragilità economica delle persone.
Il racconto rilanciato nel post non rappresenta soltanto una denuncia politica, ma restituisce soprattutto la fotografia amara di una fragilità sociale che rischia di trasformarsi in terreno fertile per il ricatto elettorale.

“Non so ancora cosa farò, so bene che non è corretto, ma quei soldi mi fanno comodo”.
Anche questo passaggio, ripreso da Gabriele Vilardi nel suo intervento pubblico, è tratto sempre dall’inchiesta pubblicata oggi da La Gazzetta del Mezzogiorno e firmata dal giornalista Matteo Diamante, che raccoglie le parole e le confidenze di alcuni cittadini molfettesi. Una frase che evidenzia con drammatica chiarezza come le difficoltà economiche possano diventare terreno di pressione e possibile condizionamento del voto, alimentando pratiche che nulla hanno a che vedere con il libero esercizio della democrazia.
Nel suo ragionamento, il candidato di Alleanza Verdi e Sinistra sottolinea come sulla campagna elettorale molfettese si stiano allungando ombre pesanti. Ombre che parlano di consenso costruito non sulle idee, sui programmi o sulla credibilità politica, ma sul bisogno, sulla vulnerabilità, sulla convenienza economica immediata. Ed è proprio questo il cuore politico del messaggio di Vilardi: quando il voto diventa merce, la democrazia si ammala.
Secondo il candidato progressista, il problema va ben oltre eventuali responsabilità penali che spetterà agli organi competenti accertare. La questione è anzitutto morale e civile. Perché una città nella quale il consenso viene comprato smette di essere una comunità libera e rischia di trasformarsi in un mercato dove tutto ha un prezzo, perfino la coscienza.
Per questo, come ribadisce nel post, Alleanza Verdi e Sinistra di Molfetta ha lanciato la campagna “La democrazia non si compra”, un’iniziativa che punta a riaffermare un principio tanto semplice quanto essenziale: il voto deve restare libero.
Vilardi insiste sulla necessità di riportare la politica nel suo alveo naturale: il confronto pubblico, la trasparenza, il dibattito sulle idee, la partecipazione autentica dei cittadini. Non lo scambio individuale, non le promesse sottobanco, non i favori elettorali. “Molfetta ha bisogno di fiducia nelle istituzioni e di una partecipazione libera”, scrive ancora, ricordando che il diritto di voto non può essere umiliato né trasformato in uno strumento di controllo sociale.
Il passaggio finale del suo intervento assume quasi il tono di un appello collettivo alla città: “Difendere la libertà del voto significa difendere la dignità della città. Il voto è libero, e libero deve restare”. Parole nette, senza ambiguità.
Se davvero qualcuno sta tentando di comprare voti a Molfetta sfruttando povertà, difficoltà economiche e fragilità sociali, siamo davanti a un fatto gravissimo che deve indignare tutti, al di là degli schieramenti politici. La magistratura e le forze dell’ordine facciano piena luce, senza sconti e senza coperture. Perché chi vende voti tradisce la democrazia, ma chi li compra tradisce un’intera città.







