Un cambiamento urgente per proteggere voi stessi e le vostre informazioni. Elon Musk lo consiglia a tutti. L’uomo più ricco del mondo ha fatto l’endorsement dopo la decisione di WhatsApp di cambiare le regole sulla privacy

Los Angeles, 11 gen – Elon Musk, il padrone di Tesla e novello uomo più ricco del mondo invita i suoi follower su Twitter a scaricare Signal, app di messaggistica istantanea antagonista di WhatsApp (che appartiene a Mark Zuckerberg).
«Usate Signal». Con questo tweet di pochi giorni fa Elon Musk è entrato a gamba tesa nel dibattito su WhatsApp, la stranota applicazione di messaggistica controllata da Facebook che ha annunciato un aggiornamento delle proprie politiche sulla privacy.
Il breve tweet di Musk sull’app ha innescato un boom di download. Tanto che gli stessi sviluppatori di Signal hanno avvertito gli utenti di avere qualche problema a gestire il traffico di download.
Gli utenti hanno tempo fino all’8 febbraio per accettare le nuove condizioni. Come accade già con altre piattaforme multitasking, anche WhatsApp sta sperimentando la funzione di pagamento (in India) e, quando in Italia sarà disponibile la funzione WhatsApp Pay, chi ha accettato le condizioni potrà ricevere avvisi pubblicitari da aziende con cui è entrato in contatto in tutto l’ecosistema social Facebook (che comprende anche Instagram). In buona sostanza: advertising sempre più mirato.
In tutto questo perché l’uomo più ricco del mondo ha deciso di sostenere Signal? In questo avvio di 2021 si è parlato molto di piattaforme. Oltre alla notizia di Trump bannato per sempre da Twitter, la decisione di WhatsApp di aggiornare termini e condizioni del servizio ha riacceso l’attenzione sulla questione privacy. Scenario che ha spinto Musk a sbilanciarsi a favore di Signal. Software open source disponibile per sistemi Android e iOS, l’applicazione di messaggistica sfrutta la crittografia end-to-end per l’invio di messaggi, immagini e audio e, stando a CyberSecurity 360, sarebbe più sicura di WhatsApp e Telegram per quanto riguarda la tutela della privacy.
Chi di voi non ha avuto almeno una volta il dubbio, o anche qualcosa di più, di aver solo detto una cosa al telefono e di essersi ritrovati un’inserzione collegata su Facebook pochi istanti dopo (al di là di quanto potrebbero “sapere” grazie a cookie et similia). Ecco, molto semplicemente, di cosa stiamo parlando. Qual è il vero pericolo lo spiega molto bene Federico Fuga, ingegnere del software e osservatore delle questioni della Rete, sempre dalle colonne de Il Giornale. “Una macchina che mette in relazione tanti dati diversi potrebbe ad esempio incasellare l’utente automaticamente tra persone a rischio solvibilità per un prestito o a rischio salute per un’assicurazione, con modalità automatiche che nemmeno gli scienziati del settore controllano”. L’algoritmo domina tutto.
Nel 2016 un giudice americano ordinò agli sviluppatori dell’app Signal di produrre elementi su una conversazione avvenuta tra due utenti sottoposti a indagine federale, ma fu fornita una documentazione pressoché inutile, visto che c’era solo la data di creazione degli account e dell’ultima connessione perché con Signal tutto ciò che viene scambiato sull’app è crittografato end-to-end. Signal non solo non ha accesso ai contatti dell’utente o ai dati dei gruppi di cui fa parte, ma non sa nemmeno l’avatar dell’utente o il nickname. La cronologia dei messaggi non è immagazzinata nei server, ma resta soltanto sui dispositivi degli utenti.








