La domanda giusta per Molfetta non è “cassonetti o porta a porta” ma “perché il nostro porta a porta non rende quanto potrebbe?”


Il dibattito acceso sui social dopo il nostro sondaggio riporta al centro una questione che divide i cittadini. Tra favorevoli e contrari emerge però un interrogativo comune: cosa non sta funzionando davvero nel sistema di raccolta dei rifiuti a Molfetta?
Foto di Giovanni Infante, scattata alcuni anni fa: rifiuti e materiali ingombranti accumulati accanto ai cassonetti stradali in una zona della città prima dell’introduzione del servizio di raccolta porta a porta.

Ha raccolto in poche ore centinaia di commenti e opinioni il post pubblicato ieri sulla nostra pagina Facebook, nel quale chiedevamo ai lettori se fossero favorevoli al ritorno dei cassonetti stradali oppure al mantenimento del sistema di raccolta porta a porta. Un confronto molto partecipato che ha visto cittadini schierarsi da entrambe le parti, spesso portando esperienze personali, ricordi del passato e considerazioni sui costi e sull’efficacia del servizio.

Tra i contributi più articolati c’è stato quello di Mimmo Favuzzi, che ha invitato a superare la semplice contrapposizione tra i due sistemi. Secondo Favuzzi, il confronto dovrebbe partire dalla realtà e non da immagini idealizzate. «Chi ha vissuto Molfetta prima del porta a porta ricorda bene com’erano davvero quei cassonetti», osserva, ricordando come il sistema stradale fosse spesso associato a situazioni di degrado e accumuli permanenti di rifiuti. A sostegno della sua riflessione, Favuzzi ha anche pubblicato una fotografia di alcuni anni fa che mostra cassonetti stracolmi di rifiuti in città (Vedi foto in primo piano).

Una riflessione che trova sponda anche nel commento di Giovanni Infante, il quale ha pubblicato una fotografia risalente agli anni precedenti all’introduzione del porta a porta. «Questi erano gli effetti ai tempi della raccolta con i cassonetti», scrive, riferendosi a una situazione documentata nei pressi del Palafiorentini. Secondo Infante, il ritorno ai cassonetti rischierebbe di riportare la città a quelle condizioni, con conseguenze negative sia sul decoro urbano sia sui conti del servizio di raccolta. A suo giudizio, il vero problema non sarebbe il modello adottato ma la scarsa collaborazione di una parte dell’utenza.

Favuzzi richiama poi i dati nazionali sulla raccolta differenziata, sottolineando come i comuni che hanno consolidato il sistema porta a porta siano generalmente quelli che raggiungono le percentuali più elevate di recupero dei rifiuti. Nel suo intervento cita realtà virtuose come Treviso e Parma e ricorda che molte delle regioni italiane più avanzate sul fronte ambientale utilizzano prevalentemente questo modello di raccolta.

Sul tema dei costi, spesso al centro delle lamentele dei cittadini, Favuzzi propone una lettura meno immediata. «Il porta a porta costa di più nella raccolta, tra il 30 e il 40% in più rispetto allo stradale», afferma, evidenziando però come tali maggiori spese possano essere compensate dalla riduzione dei costi di smaltimento dell’indifferenziato. In altre parole, un sistema che funziona bene può generare risparmi grazie all’aumento della raccolta differenziata.

Interessante anche il contributo di Lazzaro Rino Sciancalepore, che prova a tenere insieme le ragioni delle due posizioni. «Sarei favorevole alla reintroduzione di cassonetti, preferibilmente quelli intelligenti e informatizzati di ultima generazione», scrive, pur riconoscendo gli elevati costi di una simile soluzione. Alla fine, però, la sua conclusione è netta: «Manterrei il porta a porta, perché storicamente è il sistema che responsabilizza di più e garantisce percentuali più alte di riciclo».

Per Sciancalepore il nodo centrale non è scegliere un sistema alternativo ma migliorare quello esistente. «I vecchi cassonetti in strada finivano sempre per diventare micro-discariche a cielo aperto», osserva, aggiungendo che ciò che oggi manca è soprattutto «una maggiore educazione civica accompagnata da controlli severi e sanzioni per chi abbandona i rifiuti».

Naturalmente nel dibattito non sono mancate opinioni di segno opposto. Diversi lettori si sono dichiarati favorevoli al ritorno dei cassonetti, ritenendo il porta a porta scomodo, poco efficiente e incapace di impedire il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti. Proprio la varietà delle opinioni emerse dimostra quanto il tema sia sentito dalla comunità molfettese. Eppure, leggendo attentamente i commenti, emerge un elemento comune: pochi difendono il servizio così com’è oggi. Anche tra coloro che sostengono il porta a porta prevale la convinzione che il sistema debba essere migliorato, reso più efficiente, più puntuale nei ritiri, più controllato e accompagnato da una maggiore responsabilizzazione dei cittadini.

È qui che torna la domanda posta da Mimmo Favuzzi e che forse rappresenta il vero punto di partenza della discussione. Più che dividersi tra nostalgici dei cassonetti e sostenitori del porta a porta, Molfetta dovrebbe interrogarsi sulle ragioni che impediscono all’attuale sistema di raggiungere risultati migliori. Carenze organizzative, controlli insufficienti, comportamenti incivili, comunicazione inadeguata, mancata partecipazione di una parte dell’utenza: le possibili cause sono molteplici.

La sfida, allora, non sembra essere scegliere tra passato e presente, ma capire perché un modello che altrove produce risultati importanti continui a mostrare criticità nella nostra città. Perché la vera domanda, oggi, non è “cassonetti o porta a porta?”, ma “perché il nostro porta a porta non rende quanto potrebbe?”.

Il post che ha acceso il confronto

Cassonetti a porta a porta?

Il dibattito nasce da un quesito che abbiamo posto ai nostri lettori sui social, accompagnato da una immagine che mostrava sacchetti di rifiuti accumulati lungo una strada cittadina. L’obiettivo era comprendere quale fosse oggi il sentimento prevalente tra i molfettesi: mantenere il sistema di raccolta porta a porta oppure tornare ai cassonetti stradali per la raccolta differenziata.

Nel post si ricordava come, all’epoca dell’introduzione del porta a porta, fossero stati indicati tre obiettivi principali: aumentare la raccolta differenziata, migliorare il decoro urbano e contenere i costi per la collettività. A distanza di anni, però, molti cittadini continuano a interrogarsi sui risultati effettivamente raggiunti e sulle criticità ancora presenti.

Tra i temi sollevati figuravano l’abbandono dei rifiuti nelle campagne, nelle periferie e lungo le strade, i costi del servizio, il numero di mezzi impiegati quotidianamente per la raccolta e la percezione, diffusa tra alcuni utenti, che la tassa sui rifiuti non abbia registrato benefici tangibili.

Da qui l’invito rivolto ai lettori a esprimere la propria opinione, raccontando vantaggi e svantaggi riscontrati nella propria esperienza quotidiana e indicando quale modello di raccolta considerino oggi più adatto per Molfetta: il porta a porta o il ritorno ai cassonetti.

Le centinaia di commenti registrati in poche ore sulle pagine social Molfetta Discute, Molfetta Discute Group e Molfetta Racconta, riconducibili al magazine online di approfondimento politico, culturale e sociale Molfetta Discute Magazine, testimoniano quanto il tema dei rifiuti sia ancora oggi tra i più sentiti dalla cittadinanza. Al di là delle diverse opinioni emerse, il dibattito ha messo in luce una richiesta comune: comprendere come migliorare il servizio e restituire alla città un sistema di raccolta più efficace, più decoroso e più vicino alle esigenze dei cittadini.

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