Nostalgie del passato: il pranzo della domenica con tutta la famiglia


Nostalgia di quei nonni che erano sempre così presenti nelle nostre vite, soprattutto la domenica, quando il nonno, a pranzo, sedeva rigorosamente a capotavola e la nonna, instancabile, dominava i fornelli fin dalle primi luci dell’alba. Da un racconto di Angelo Boccanegra. Foto di Luigi Gadaleta
I pranzi di una volta. Foto dell’archivio virtuale di Luigi Gadaleta

La Domenica di una volta, quella dei bei tempi andati, era un giorno particolarmente sentito dalle famiglie, era un giorno dedicato alla famiglia che si riuniva al gran completo intorno ad un grande tavolo, quello della camera da pranzo, per consumare il cosiddetto “pranzo della domenica”.

Quello della domenica, era tutt’altro che un pranzo fugace. La sua preparazione veniva affidata alle donne che al mattino presto erano già al lavoro ai fornelli. Se nel menù non c’erano le orecchiette con sugo di braciole, si optava per la pasta al forno, oppure per la parmigiana di melanzane. La preparazione iniziava il giorno prima. I tegami erano davvero enormi, poiché le famiglie di una volta erano davvero numerose e il bis del primo piatto era quasi sempre d’obbligo.

La domenica l’odore del sugo del ragù o di quello di polpettine per la preparazione della pasta al forno o della parmigiana, invadeva di prima mattina tutte le camere della casa mentre noi ragazzi dormivamo ancora. Ci svegliavamo già con un grande appetito che era difficile tenere a freno fino all’ora di pranzo.

La domenica si mangiava molto in passato, anche perché i pranzi nei giorni feriali erano essenziali, a volte si mangiava solo un primo abbondante e null’altro. A cena, invece, si consumavano pietanze che al giorno d’oggi consideriamo secondi piatti e spesso, anche la minestra riscaldata che avanzava a mezzogiorno. Forse è inutile ripeterlo, l’abbiamo già raccontato, una volta non si buttava davvero via niente. Non erano affatto tempi di sprechi quelli, tutt’altro.

E’ chiaro, il pranzo domenicale non si esauriva certo con la consumazione del primo sovrabbondante. Gli uomini avevano il compito di completare il pasto con salsiccia a “punta di coltello” (acquistata il giorno prima dal macellaio di fiducia) cotta rigorosamente sui carboni, frutti di mare freschi (immancabili la domenica), acquistati prima di rientrare come pure la frutta secca, il vino e le bevande.

Dopo aver mangiato a sazietà, non poteva mancare il vero coronamento del pranzo domenicale: la grande guantiera di paste alla crema a centrotavola. Le paste, però, le portavano gli inviati. Era un obbligo, i parenti non potevano presentarsi a mani vuote. Toccava a loro, agli invitati, il botto finale del pranzo domenicale. E spesso si presentavano con guantiere di paste davvero enormi per non “sfigurare”. Tra l’altro, le paste alla crema di una volta, erano pure molto più grandi di quelle che si vendono oggi nelle pasticcerie e non esisteva il formato mignon.

Fra un racconto e l’altro, il pranzo della domenica volgeva al termine. Tutti felici e soddisfatti quando ci si dava appuntamento alla domenica successiva e gli anziani chiudevano la giornata con la classica affermazione: “Ci Criste ne fasch chembà” (dal vernacolo locale: “Se Cristo ci fa vivere”). Si era molto fatalisti a quei tempi e ogni giorno di serenità, “strappato” alla durezza della vita di allora, era davvero una grande conquista.

Buona Domenica tutti.

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