Racconti e ricordi: noi, quelli che … hanno fatto il servizio militare


Tanti sono ancora quelli che il servizio di leva l’hanno fatto e lo rifarebbero, ma tanti sono anche quelli che ancora lo considerano un anno perso. Racconto di Angelo Boccanegra
Tra i passaggi più attesi c’era la famosa “puntura nel petto”. In realtà si trattava di una vaccinazione antitifica (poi sostituita da una pastiglia) che non faceva molto male lì per lì ma che, spesso, provocava gonfiori e dolori per un paio di giorni. Ma molti, spaventati, arrivavano stressatissimi davanti al medico che te la praticava e, alcuni crollavano svenuti.

Tanti sono i racconti di chi il servizio militare l’ha fatto sul serio, dalla famigerata visita, quando tutti nudi si entrava in uno stanzone, terrorizzati manco fosse quello un girone infernale, fino al congedo. Tanti ragazzi, all’epoca, avevano l’incubo di dover affrontare i famosi tre giorni dedicati alle visite mediche.

Si era chiamati alla visita di leva al compimento dei 18 anni circa. Ovviamente i racconti di chi aveva già affrontato quella prova non mettevano mai di buon umore. Le leggende metropolitane abbondavano: dalla famigerata “mano guantata” del medico, per verificare i “gioielli di famiglia”, alle velate minacce di essere spediti chissà dove, lontanissimi da casa, se “nel mentre” non si rimaneva immobili come statue di marmo.

L’esito delle visite effettuate dai medici militari poteva essere di tre tipi: idoneo all’espletamento del servizio militare di leva ed arruolato (in questo caso veniva rilasciato il foglio di congedo illimitato provvisorio); rivedibile a causa di temporanea infermità ritenuta comunque sanabile (in questo caso il giovane generalmente era richiamato a visita di leva l’anno successivo); riformato in quanto riconosciuto non idoneo alla prestazione del servizio militare incondizionato (in questo caso, però, i giovani dichiarati riformati potevano chiedere di essere sottoposti a nuova visita al fine di ottenere, se riconosciuti idonei, la revoca della riforma).

Se dichiarati idonei all’espletamento del servizio militare di leva, l’arruolamento effettivo in marina, in esercito o aeronautica avveniva entro il semestre successivo al trimestre in cui era stata effettuata la visita e, comunque, non oltre il successivo trimestre. Poteva però accadere, decorso inutilmente tale periodo, che alcuni dichiarati idonei, ricevessero la dispensa.

Lacrimoni e saluti alla stazione e già si imparavano le prime lezioni sul “paraculismo”, pratica mai morta in Italia, perché c’era sempre qualcuno, amico dell’amico del potente di turno, che guarda caso partiva per il centro di addestramento a pochi chilometri da casa e poi svolgeva il servizio militare in un ufficio qualunque della caserma, ad un tiro di schioppo da casa e famiglia, in orario canonico, quasi come un impiegato delle poste. Oltre a quelli dichiarati idonei, ma “dispensati”, c’erano poi quelli che “compravano il congedo”, aggiravano la legge insomma, per evitare la leva. A non tutti filava liscia la cosa, ad alcuni la cartolina poteva arrivare anche in età avanzata. Terribile! Gli studenti universitari potevano domandare il rinvio del servizio di leva, ma non la visita di leva che, per la Marina Militare, si svolgeva presso la capitaneria di porto di Molfetta, mentre per l’Esercito si svolgeva presso la mitica Caserma Picca di Bari.

Il terrore per noi cosiddette “spine” era la famigerata puntura al petto: quanti ragazzi sono svenuti alla sola vista di quell’enorme siringa, ahimè io sono stato uno di quelli. Ho fatto la naja e ne sono ancora felice. Ero poco più che ragazzino, come tanti altri come me che per la prima volta iniziavano un’altra vita lontano dalla famiglia. In quella “nuova vita”, dovevi imparare subito e velocemente un po’ di tutto, a risolvere qualsiasi problema da solo; dovevi imparare ad arrangiarti sempre in qualche modo, a cercare di andare d’accordo con tutti indipendentemente dalla provenienza geografica. Lunghi turni di guardia, servizio di cucina quando ti toccava lavare centinaia di piatti, posate e decine di pentoloni unti, le marce sotto il sole con gli anfibi e i calzettoni di lana grossa, interminabili lezioni di addestramento, pulire i cessi, ore e ore fermi immobili, lunghe file dappertutto, taglio di capelli cortissimi ecc. L’elenco delle dure incombenze della vita militare potrebbe essere lunghissimo.

Nulla e nessuno però mi ha convinto in tutti questi anni trascorsi dopo il congedo che sarebbe stato meglio non farlo. Lo rifarei anche adesso. Durante il servizio militare imparavi il rispetto, ma soprattutto imparavi ad incassare interminabili “no” facendotene una ragione. Il giorno del congedo ci siamo commossi tutti. Sapevamo che non ci saremmo più visti. L’ultima sera in caserma resterà sempre fra i ricordi più belli della mia vita. Io penso che ai ragazzi di oggi un po’ di naja non farebbe male e credo questa non sia solo la mia opinione.

Cap. Maggiore, Caserma Magrone Maddaloni, Caserta, Scuola SCAM.

- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.