Ricordi di quando ancora molte ragazze si recavano dalle “maestre” per imparare l’arte del cucito e del ricamo. Da un racconto di Angelo Boccanegra

La storia non è solo quella scritta sui libri di storia. Esiste una storia silenziosa che racconta l’altro mondo, quelle delle donne operose e creative del passato. Nessuna di queste verrà mai citata in un libro di storia, ma a loro dobbiamo tanto, tantissimo. Sono state loro, in passato, la vera colonna portante di tante famiglie.
Fino agli anni ‘60-70 del secolo scorso, le donne non erano solo mogli, madri, casalinghe e lavoratrici nei campi. Tante erano “maestre” di gruppi di ragazze a cui insegnavano i primi rudimenti di sartoria e di ricamo necessari per l’utilità in famiglia. Tante donne in passato iniziavano da bambine, neanche adolescenti, questi “corsi” presso l’abitazione della maestra. Dopo qualche anno di tirocinio senza stipendio, e dopo l’acquisizione della necessaria dimestichezza nei lavoretti più semplici, la maestra insegnava alle ragazze un po’ più grandi lavori più impegnativi. Si passava così all’arte del taglio a quella dell’imbastito, del punto lento e delle cuciture a macchina. In questa fase si confezionavano veri e propri capi di biancheria per la casa, per il letto e quindi anche l’intimo (molto elaborato in quel tempo).
Poi c’era il lavoro del cerchietto, dove su un lenzuolo o altro, la disegnatrice con grande abilità, disegnava dei fiori ma anche dei paesaggi che, dopo aver effettuato il cosiddetto piegone, le ragazze ricamavano un pezzo alla volta con cotone colorato fino a completare tutti i disegni. Il tutto avveniva sempre sotto lo sguardo vigile della maestra, in vernacolo: “le méstre”.










