Non tutti sanno che anche a Molfetta c’è una cappella dedicata al Santo di Myra con una bellissima tela della seconda metà del 1700

Entrando nella Chiesa del SS. Crocifisso o dei Padri Cappuccini a Molfetta, a sinistra, vi è la cappella dedicata a San Nicola e, in essa, un bellissimo quadro settecentesco del Santo Vescovo di Myra.
Anticamente la cappella era dedicata a San Serafino da Montegranaro. In seguito, fu dedicata a San Nicola, santo venerato sia nella chiesa latina che in quella ortodossa, nonché amatissimo nel territorio molfettese.
La cappella era dotata di un altare che fu rimosso nel 1967. Attualmente, sul muro centrale, si può ammirare il dipinto di San Nicola, olio su tela (m1,25 x 2) attribuito alla bottega dei pittori De Musso di Giovinazzo, databile alla seconda metà del 1700.
La tela è inserita in una cornice dorata, sagomata superiormente, come quella dell’Immacolata e quella della Madonna del Rosario. San Nicola Vescovo, vestito di solenni paramenti liturgici (mitra, pastorale, vesti sacerdotali, pallio, piviale) è rappresentato in età matura, con fluente barba bianca ed espressione vivida e paterna. La mano destra è benedicente; la sinistra regge l’evangelario e il pastorale.
Nella tela sono evidenziati i simboli che l’iconografia tradizionale lega al santo di Myra: i tre bambini miracolati che – grati al santo – escono vivi dalla botte in cui, rinchiusi, sarebbero morti; un giovinetto in costume settecentesco, che regge anfora e piatto, probabile garzone d’osteria, attinente al miracolo dei tre bambini. Sull’evangelario sono rappresentati tre pomi, simbolo dei doni che il vescovo Nicola offriva ai bisognosi.
La figura del santo, bene equilibrata tra le altre, è leggermente marcata sul lato destro. Il piede in avanti conferisce un movimento più elegante alla figura ed una lumeggiatura varia al panneggio delle vesti. Nella composizione, i colori più vivi si oppongono armonicamente a quelli più scuri, sotto una luce dorata che dall’alto si stende nel ciclo e nelle figure. Risaltano le sfumature giallo-oro della mitra e del piviale, il motivo a croce greca della dalmatica, l’incarnato roseo dei corpi nudi dei bambini.
Il 15 gennaio 2005, nella città di Molfetta, è stata riaperta al pubblico la chiesa del “SS. Crocifisso”. La chiesa dei Cappuccini, rimasta inagibile per quattro anni, è stata finalmente restituita al popolo e al servizio liturgico in tutta la sua bellezza. Ora si presenta luminosa e splendida per le preziose decorazioni barocche di cui è adorna, con le statue e i dipinti che la rivestono e la rendono come “una sposa pronta per il suo Signore”. Il volume, “La Chiesa dei Cappuccini in Molfetta”, vuole essere una guida per il fedele cristiano e per chiunque desideri conoscere la storia dei frati cappuccini nella città di Molfetta. Presenza risalente al 1540, cioè agli inizi dell’Ordine Cappuccino, nato nelle Marche nel 1528 e diffusosi poi nel mondo.
La chiesa del SS. Crocifisso in Molfetta è considerata la chiesa madre dei frati cappuccini della Puglia. Ogni opera d’arte in essa custodita è brevemente descritta e se ne presenta il valore storico-artistico, insieme al messaggio cristiano.








