In passato si svolgeva dopo la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo e precedeva l’uscita dei Cinque Misteri. Da un racconto di Angelo Boccanegra ulteriormente approfondito con note riportate sul sito web dell‘Arciconfraternita di Santo Stefano dal Sacco Rosso

Riti della Settimana Santa. Ci troviamo nella chiesetta di Santo Stefano, nella serata del Mercoledì Santo. L’allestimento della solenne esposizione dei Cinque Misteri, comporta da parte dei confratelli dell’Arciconfraternita di Santo Stefano un lavoro immane, fatto di sacrificio e soprattutto di fede, un lavoro che inizia il pomeriggio della Domenica delle Palme e termina il Mercoledì Santo, giusto in tempo per un momento di preghiera comune, celebrando l’Ufficio delle Letture, secondo quanto previsto dall’antica “Liturgia delle Ore”.
E’ questa una particolarissima e mistica funzione che si svolge in un’atmosfera molto suggestiva e per certi versi surreale, con lo sfondo dei simulacri dei Cinque Misteri disposti con particolare collocazione tra candele, fiori e drappi. Tutto l’ambiente è invaso dai profumi delle violacciocche, dai classici garofani disposti intorno al simulacro di Gesù Morto e dal classico profumo dello storace, una resina con odore balsamico di vaniglia, molto usata nell’antichità, che brucia nell’incensiere. Nella chiesetta, illuminata solo dalle candele e dalla saettia (un particolare candeliere a forma triangolare dotato di quindici candele), si crea per davvero quell’atmosfera mistica che invoglia alla preghiera davanti a quei simulacri che ripropongono i momenti dolorosi della Passione e Morte di Gesù.
In questo particolare “ufficio”, nove Confratelli si alternano nell’esecuzione, in lingua latina, di altrettanti brani tratti dalle Lamentazioni di Geremia, dagli scritti di Sant’Agostino e dalle lettere di San Paolo, secondo due antichi toni musicali tipicamente molfettesi. I Confratelli preposti, sono per tradizione sempre gli stessi e spesso si tramandano questo «privilegio» di generazione in generazione. Le letture (dette lezioni) sono cantate a gruppi di tre, dando origine ai cosiddetti “notturni”. Ogni notturno è intervallato dai salmi (dal 68 al 76), cantati in italiano dai fedeli presenti. Al termine di ogni lettura o salmo, si spegne una candela fino a lasciarne accesa solo una posta sulla sommità della saettia che, a sua volta, è spenta non appena i fedeli terminano di intonare in latino il Cantico di Zaccaria ed il celebrante ha impartito la benedizione in gregoriano.

La chiesa resta così nell’oscurità. L’ambiente è rischiarato solo dalla luce fioca dei ceri posti nei lumi, che adornano i cinque Misteri. Con il loro tremolio, conferiscono agli stessi quasi l’illusione di una reale agonia del Figlio di Dio. È questo l’istante in cui si esegue il “terremoto”. I Confratelli ed i fedeli scuotono le sedie o battono libri sui banchi causando un fragoroso rumore, con il quale si vuole descrivere lo sconvolgimento delle forze della natura seguito alla morte di Gesù. Si richiama così alla memoria, la drammatica circostanza della storia della Salvezza in cui Gesù, luce del Mondo, alla vigilia della Sua Passione e Morte, quando viene abbandonato, rinnegato e tradito dai suoi stessi discepoli. Le candele spente rappresentano appunto il loro amore verso il Redentore, che si fa sopraffare dalla paura, dal dolore, dalla cupidigia, dalle debolezze umane: “È l’ora delle tenebre” (Lc 22,53).
Un tempo l’Ufficio aveva luogo subito dopo la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo e precedeva l’uscita dei Misteri. Con il cambio degli orari, disposti negli anni per venire incontro alle esigenze espresse di volta in volta dal clero o dalla popolazione, la Confraternita ha ritenuto opportuno anticiparla alla sera del Mercoledì. Dopo la funzione liturgica, i Confratelli si riuniscono in gruppi per consumare la cosiddetta “Coena Domini”, un’agape fraterna che costituisce un momento di aggregazione e di preparazione spirituale alla processione del Venerdì Santo, quasi a rievocare l’Ultima Cena.
L’argomento delle discussioni è sempre lo stesso. Ascoltando in sottofondo le marce funebri, i partecipanti si raccontano aneddoti sulla Settimana Santa, sulle figure tipiche della Confraternita (quelle viventi e quelle oramai scomparse), sui numeri estratti in occasione della “Bussola”, sulla fortuna che sembra prediligere alcune coppie di portatori o sulla sfortuna che, al contrario, sembra perseguitarne altre. La “Coena Domini” è anche un’opportunità per riabbracciare i Confratelli residenti fuori Molfetta, rientrati presso le proprie famiglie per trascorrere la Santa Pasqua.









