«Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come “superflua” l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza», ha detto il direttore d’orchestra in una lettera inviata al presidente del Consiglio.

Una lettera aperta, dai toni pacati ma molto forti. Così Riccardo Muti ha deciso di scrivere, attraverso una missiva pubblicata oggi su Il Corriere della Sera, al Presidente del Consiglio dopo la decisione di chiudere teatri e sale da concerto. Un provvedimento inserito tra le tante restrizioni inserite all’interno dell’ultimo dpcm e che ha provocato molte proteste. Questo il contenuto della lettera di Muti a Conte.
All’inizio della lettera di Muti a Conte, il direttore d’orchestra sottolinea come queste sue parole non siano un attacco personale al Presidente del Consiglio, a cui riconosce il difficile impegno nella gestione di questa emergenza sanitaria che incombe – da mesi – sul nostro Paese. Ma proprio da questo nasce il suo «appello accorato».
«L’impoverimento della mente e dello spirito – osserva Muti – è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come “superflua” l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità».
«Tale decisione – aggiunge il direttore d’orchestra – non tiene in considerazione i sacrifici, le sofferenze e le responsabilità di fronte alla società civile di migliaia di artisti e lavoratori di tutti i vari settori dello spettacolo, che certamente oggi si sentono offesi nella loro dignità professionale e pieni di apprensione per il futuro della loro vita».
Di qui la richiesta «di ridare vita alle attività teatrali per quel bisogno di cibo spirituale senza il quale la società si abbrutisce». Anche perché «i teatri sono governati da persone consapevoli delle norme anti-Covid e le misure di sicurezza indicate e raccomandate sono state sempre rispettate».
Infine l’invito affinché il Presidente del Consiglio raccolga questo appello.








