Un lettore solleva il problema dell’impatto di giostre, bancarelle, rumore e viabilità nel cuore della città. E richiama il precedente delle polemiche del 2018: «Due pesi e due misure sulla pelle dei cittadini»

Tra gli interventi pubblicati in questi giorni sul nostro Molfetta Discute Group, ce n’è uno che abbiamo ritenuto meritevole di attenzione. Non soltanto per i toni particolarmente decisi con cui viene espressa la protesta, ma soprattutto perché pone una questione che riguarda direttamente il rapporto tra la Festa Patronale, la sua organizzazione logistica e il diritto dei residenti a vivere con il minor disagio possibile una manifestazione che, per sua stessa natura, coinvolge l’intera città.
Il nostro lettore concentra la propria attenzione sulla zona della Villa Comunale e di Piazza Garibaldi, contestando la scelta di collocare proprio in quell’area la “Fiera dei bambini”, con le relative giostrine, e un consistente anello di bancarelle. La sua è una denuncia molto critica, che parla apertamente di “due pesi e due misure” nella gestione degli spazi cittadini. Una posizione che, naturalmente, resta quella del lettore e che proponiamo ai nostri lettori proprio perché crediamo che anche le voci critiche, quando sollevano questioni concrete, debbano trovare spazio nel dibattito pubblico.
Il punto di partenza della protesta è il confronto con quanto accaduto nelle scorse settimane intorno all’ipotesi dell’ex Palberti. Il nostro lettore ricorda la mobilitazione dei residenti del Comparto 17 e la raccolta firme che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe contribuito a far tornare sui propri passi l’Amministrazione rispetto a quella soluzione. Ed è proprio qui che introduce il tema dei “due pesi e due misure”. Secondo il lettore, infatti, l’area dell’ex Palberti avrebbe avuto caratteristiche tali da garantire una maggiore distanza dalle abitazioni, mentre la soluzione individuata per la Villa Comunale porterebbe le attrazioni e le attività commerciali praticamente a ridosso delle abitazioni. Un problema che, al di là delle valutazioni politiche, pone una domanda abbastanza semplice: quanto deve pesare la vicinanza delle abitazioni nella scelta degli spazi destinati alle attività più rumorose e maggiormente impattanti della festa? È questa, in fondo, una delle questioni centrali sollevate dall’intervento.
Il lettore insiste poi sulla particolare composizione sociale della zona interessata. Parla di un quartiere storico ad alta densità abitativa, dove vivrebbero numerose persone anziane e soggetti fragili, e sostiene che proprio per questo sarebbe necessario prestare una particolare attenzione all’impatto della manifestazione. La sua preoccupazione non riguarda soltanto il rumore. Nel suo intervento evidenzia infatti anche le possibili conseguenze sulla viabilità, sull’accessibilità alle abitazioni e sulla quotidianità dei residenti, che durante i giorni della festa potrebbero trovarsi con portoni e finestre affacciati direttamente sulle attività commerciali e sulle attrazioni.
Quando scrive che i residenti rischierebbero di trovarsi “murati in casa dalle bancarelle”, il tono è volutamente forte. Ma dietro quella espressione c’è una questione concreta che meriterebbe, a nostro avviso, di essere affrontata con dati e spiegazioni: come sarà garantita la normale vivibilità della zona durante i giorni della festa?
Ancora più delicato è il capitolo dedicato all’inquinamento acustico. Il lettore ritiene praticamente inevitabile il ricorso a deroghe per consentire il superamento dei normali limiti di emissione sonora e sostiene che, quando giostre e attività commerciali vengono collocate a pochi metri dalle abitazioni, il problema dei decibel diventa difficilmente eludibile. Arriva persino a parlare di una “deroga già scritta”, ipotizzando che possa ripetersi il ricorso a un provvedimento sindacale per autorizzare livelli di rumore superiori ai limiti ordinari.
Qui, evidentemente, siamo nel terreno delle previsioni e delle valutazioni del lettore. Saranno gli atti eventualmente adottati dall’Amministrazione e le relative prescrizioni a stabilire concretamente quali saranno i limiti, quali le deroghe e quali i controlli. Ma proprio per questo la questione non dovrebbe essere liquidata come una semplice lamentela. Se esistono deroghe, è legittimo chiedersi per quanto tempo, a quali condizioni, con quali limiti e con quali controlli verranno applicate.
A rendere ancora più interessante la riflessione è il richiamo a un precedente. Il nostro lettore ricorda infatti che già nel 2018 la presenza delle giostre nella Villa Comunale aveva sollevato numerose polemiche. Un precedente che meriterebbe forse di essere recuperato e analizzato con attenzione, proprio per capire quali furono allora le problematiche evidenziate dai residenti e quali soluzioni vennero adottate. La memoria delle precedenti esperienze può essere utile anche per evitare di ripetere eventuali errori. Perché una Festa Patronale ben organizzata non dovrebbe essere quella nella quale semplicemente si riesce a trovare uno spazio per ogni attrazione, ogni bancarella e ogni attività. Dovrebbe essere anche quella nella quale si riesce a trovare un equilibrio tra le esigenze della festa e quelle di chi, in quelle stesse strade, ci vive tutto l’anno.
Nella parte conclusiva del suo intervento, il lettore se la prende anche con un certo modo di liquidare le proteste dei residenti. Richiama, in particolare, il commento che sarebbe già circolato in città: «Se non volevate il rumore o i disagi della festa, andavate a vivere in periferia». Una frase che il nostro lettore definisce cinica e che interpreta come una sorta di rovesciamento del problema: come se chi vive nel centro storico dovesse necessariamente accettare qualsiasi disagio semplicemente perché abita nel cuore della città. È probabilmente questo il passaggio più politico della sua denuncia. E tuttavia contiene una riflessione che vale la pena non liquidare con superficialità: la Festa Patronale appartiene a tutta Molfetta, ma anche il centro appartiene a chi lo abita.
I residenti non possono essere considerati un ostacolo alla festa, così come chi organizza la festa non può essere considerato automaticamente responsabile di ogni disagio lamentato. La sfida dovrebbe essere proprio quella di trovare un punto di equilibrio.
Il lettore critica infine quello che definisce il “massimo consenso” ottenuto dall’organizzazione della festa, sostenendo che il consenso della maggioranza dei cittadini e dei giostrai non dovrebbe cancellare le esigenze di una minoranza di residenti direttamente interessata dall’impatto della manifestazione. Anche in questo caso, la questione merita una riflessione. In una città, infatti, il numero delle persone che trae beneficio da una scelta non dovrebbe essere l’unico parametro utilizzato per valutarne la correttezza. Esistono anche diritti individuali, esigenze di sicurezza, tutela della quiete pubblica, accessibilità delle abitazioni e necessità di proteggere le persone più fragili.
Il nostro lettore usa parole dure. Parla di “accanimento logistico”, di “farsa dei decibel”, di “ipocrisia del massimo consenso” e di cittadini di serie A e di serie B. Sono espressioni che appartengono alla sua personale lettura della vicenda e che non necessariamente devono essere condivise in ogni loro parte. Ma sarebbe un errore, a nostro avviso, fermarsi soltanto ai toni. La sostanza delle domande poste merita di essere presa in considerazione.
Dove saranno collocate esattamente le giostre? A quale distanza dalle abitazioni? Quale sarà l’impatto sulla viabilità? Quali saranno gli orari? Quali limiti acustici verranno applicati? Saranno previste deroghe? E, soprattutto, quali misure saranno adottate per tutelare i residenti maggiormente esposti ai disagi? Sono domande semplici, ma tutt’altro che irrilevanti. E proprio perché la Festa Patronale è un appuntamento che appartiene a tutta la comunità, sarebbe auspicabile che anche le proteste di chi teme di subirne gli effetti più pesanti non venissero considerate semplicemente come il lamento di una minoranza.
Una festa riuscita è una festa che sa coinvolgere la città senza costringere una parte di essa a sentirsi dimenticata. Per questo la denuncia del nostro lettore, pur nei toni forti che la caratterizzano, non ci sembra campata in aria. Al contrario, contiene una serie di interrogativi concreti ai quali sarebbe utile dare risposte altrettanto concrete. E forse, prima che la festa entri nel vivo, sarebbe proprio il momento giusto per farlo.







