Ascoltare i cittadini è sempre importante, così come conoscere da vicino le esigenze dei quartieri. Ma, dopo la campagna elettorale e a quasi due mesi dall’insediamento, forse è anche il momento di iniziare a trasformare l’ascolto in priorità, scelte e azioni concrete. Un percorso che può partire proprio dal confronto con chi vive quotidianamente la città.

L’ascolto dei cittadini è sempre una buona cosa. Anzi, dovrebbe essere una delle caratteristiche fondamentali di una buona amministrazione. Per questo non ci sentiamo di criticare la scelta della nuova Amministrazione comunale di avviare un percorso di incontri, quartiere per quartiere, con i comitati e i residenti. Qualche perplessità, però, nasce osservando tempi, modalità e contenuti di questa iniziativa.
La campagna elettorale è ormai alle spalle e sono trascorsi quasi due mesi dall’insediamento della nuova Amministrazione. Molti dei problemi emersi durante il primo incontro con il comitato “Sott’a la Port” non sono certo questioni sconosciute: pulizia e decoro urbano, sosta selvaggia, viabilità, illuminazione, sicurezza, riqualificazione degli spazi pubblici, collegamento tra centro storico e quartieri. Sono problemi che i cittadini conoscono bene e che, in larga parte, erano già presenti prima delle elezioni.
È quindi comprensibile che qualcuno si chieda se la fase dell’ascolto non sia arrivata un po’ tardi e se, a questo punto, non sia già necessario passare dall’ascolto all’impulso amministrativo. Perché ascoltare serve soprattutto quando alle parole seguono delle decisioni.
C’è poi un’altra questione, forse più delicata. Le prime immagini dell’incontro restituiscono l’impressione di una partecipazione molto interna al mondo politico e amministrativo: Giunta, consiglieri e persone già vicine alla maggioranza. Naturalmente non significa che il confronto non sia autentico, né che i cittadini non siano stati ascoltati. Ma sarebbe auspicabile che questi appuntamenti diventassero realmente occasioni di confronto con la città, coinvolgendo soprattutto chi non appartiene a nessuna parte politica e magari non ha mai avuto occasione di frequentare le stanze della politica. Altrimenti il rischio, anche involontario, è quello di assistere a una sorta di prosecuzione della campagna elettorale dopo la campagna elettorale: ancora incontri, ancora ascolto, ancora promesse e ancora raccolta di istanze.
Ma governare una città è un’altra cosa. Significa certamente ascoltare, ma anche stabilire delle priorità, assumersi la responsabilità delle scelte, indicare tempi, reperire risorse e soprattutto cominciare a risolvere i problemi.
L’idea del bilancio partecipato, il nuovo regolamento per i comitati di quartiere e il coinvolgimento dei residenti possono essere strumenti interessanti. Ma anche in questo caso sarà la loro concreta applicazione a dirci se siamo davanti a una nuova stagione di partecipazione oppure semplicemente a un nuovo metodo di comunicazione politica. Per il momento, dunque, guardiamo con attenzione e senza pregiudizi.
Ascoltare è importante. Ma dopo aver ascoltato, bisogna cominciare a fare. E forse, per una nuova Amministrazione che ha chiesto il voto dei cittadini proprio promettendo un cambio di passo, è arrivato il momento di dimostrarlo.









