Futuro Nazionale predica partecipazione e trasparenza, ma il suo primo comunicato molfettese sembra arrivare dall’aldilà: tre comitati, tre referenti che parlano “congiuntamente”, senza che i cittadini possano sapere chi siano.

C’è un dettaglio che, più di ogni altro, racconta il vero significato del primo comunicato diffuso da Futuro Nazionale Molfetta. Non è quello che dice. È quello che si guarda bene dal dire.
Il 25 giugno, apprendiamo dalla stampa locale, si sono riuniti i referenti fondatori dei tre fantomatici comitati cittadini. L’incontro si è svolto in un clima “costruttivo”, all’insegna della “piena collaborazione”, con l’obiettivo di avviare un “percorso condiviso”, rafforzare la presenza sul territorio, aprire una sede e promuovere nuove iniziative.
Fin qui tutto regolare. È il linguaggio universale della politica confezionata in serie: una successione di formule che potrebbero essere state copiate da qualsiasi comunicato di qualsiasi movimento, in qualsiasi città d’Italia. Poi, però, arriva il colpo di scena. «Dichiarano congiuntamente i referenti dei Comitati». Congiuntamente. È una parola meravigliosa. Solenne. Quasi notarile. Peccato che nessuno sappia chi siano questi referenti. Il comunicato non riporta un nome. Non un cognome. Non una firma. Non una qualifica riconducibile a una persona in carne e ossa. Esistono tre comitati, esistono tre referenti, ma il lettore deve prenderlo per fede. Più che un comunicato politico, sembra il verbale di una seduta spiritica. Si avverte una presenza, ma non si materializza nessuno. Ed è qui che la faccenda diventa irresistibile.
Un movimento che invita i cittadini alla partecipazione sceglie di presentarsi senza presentarsi. Parla di trasparenza, ma lascia opachi i protagonisti. Invita al confronto, ma non chiarisce con chi ci si dovrebbe confrontare. Annuncia una sede fisica, ma politicamente rimane senza volto. È la prima volta che un movimento riesce a organizzare una conferenza stampa con gli ectoplasmi.
L’intero comunicato è un catalogo di espressioni rassicuranti: “percorso condiviso”, “presenza sul territorio”, “partecipazione ampia e strutturata”, “ascolto”, “punto di riferimento”, “contributo al dibattito cittadino”. Mancano soltanto “sinergia”, “resilienza” e “fare rete” per completare la tombola del politichese. Ma di Molfetta non si dice praticamente nulla. Quali problemi intende affrontare il movimento? Quali proposte porta? Qual è la sua posizione sui temi della città? Silenzio. In compenso sappiamo che i referenti parlano “congiuntamente”. Sempre loro. Gli stessi che nessuno conosce. La contraddizione è quasi poetica.
Il generale Vannacci ha costruito la propria immagine sull’esposizione personale, sulla rivendicazione delle proprie idee e sulla volontà di metterci sempre nome, cognome e faccia. I suoi seguaci molfettesi, invece, sembrano aver inaugurato una nuova scuola di pensiero: quella dell’anonimato militante. Più che Futuro Nazionale, verrebbe da chiamarlo “Paranormale Molfetta”. Perché la politica, piaccia o no, comincia sempre da un gesto molto semplice: mettere il proprio nome sotto ciò che si afferma e assumersene la responsabilità. Qui, invece, il nome evapora. Restano soltanto tre misteriosi referenti che parlano “congiuntamente”, come voci provenienti dall’aldilà. Forse è per questo che il comunicato lascia una strana sensazione. Non quella di aver assistito alla nascita di un nuovo soggetto politico, ma a una seduta spiritica riuscita fin troppo bene.







