La Giunta indica la strada della revoca, ma l’atto non revoca ancora la gara. Il vecchio progetto era arrivato alla proposta di aggiudicazione; quello nuovo parte da una soluzione da sviluppare. Tra finanziamenti, autorizzazioni, sedimenti e tempi, la partita resta aperta.

Un secondo approfondimento. Perché, dopo aver letto la delibera, le domande non sono diminuite. Sono cambiate.
Nel nostro primo intervento avevamo scelto deliberatamente di non considerare chiusa la vicenda della vasca di colmata sul lungomare Marcantonio Colonna. L’amministrazione aveva annunciato il superamento della soluzione prevista sul litorale e indicato una nuova vasca all’interno del bacino portuale. Una svolta politica certamente importante, ma che, proprio perché comportava l’abbandono di una procedura di gara già arrivata a una fase avanzata, meritava di essere seguita attraverso gli atti. Ora quell’atto è arrivato. O meglio: è arrivata la Delibera di Giunta Comunale n. 27 del 7 agosto 2026.
E la prima precisazione, forse la più importante, è proprio questa: la delibera non revoca direttamente la gara. La Giunta dà indirizzo agli uffici affinché procedano alla revoca della procedura e degli atti richiamati. Sarà quindi il dirigente competente, insieme al RUP, a dover adottare i successivi provvedimenti formali. Sembra una distinzione tecnica. In realtà non lo è affatto. Perché, allo stato degli atti, la procedura non può ancora essere descritta semplicemente come “revocata”. È una procedura della quale la Giunta ha deciso politicamente di chiedere il ritiro e che dovrà ora essere formalmente chiusa attraverso gli atti dirigenziali conseguenti. Ed è proprio da qui che comincia il secondo capitolo della storia.
Prima domanda: la Giunta poteva davvero cambiare strada?
La risposta, sul piano generale, è sì. Ed è giusto dirlo senza ambiguità. La gara bandita nel 2025 non aveva ancora prodotto un’aggiudicazione definitiva ed efficace, né era stato stipulato il contratto d’appalto. La commissione giudicatrice era però arrivata, il 3 aprile 2026, alla proposta di aggiudicazione in favore del raggruppamento risultato primo classificato. Questa distinzione è fondamentale. Una proposta di aggiudicazione non equivale all’aggiudicazione definitiva e, soprattutto, non equivale alla stipula di un contratto.
La giurisprudenza amministrativa più recente è piuttosto chiara su questo punto. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1923 del 10 marzo 2026, ha ribadito che la possibilità che alla proposta di aggiudicazione non faccia seguito l’aggiudicazione definitiva è un evento fisiologico e che, prima dell’aggiudicazione formale, la stazione appaltante può ritirare la procedura quando sussistano concrete ragioni di interesse pubblico.
Questo significa che sarebbe sbagliato sostenere che il Comune fosse ormai obbligato ad affidare l’appalto alla prima classificata. Non lo era. Ma sarebbe altrettanto sbagliato sostenere che, proprio per questo, il ritiro della procedura non possa produrre alcuna conseguenza o non debba essere adeguatamente motivato. Il punto, infatti, è verificare quali siano le concrete ragioni di interesse pubblico poste a fondamento della decisione. La questione, quindi, come abbiamo già compreso, è un’altra.
Quali sono le ragioni concrete che hanno portato l’Amministrazione a ritenere non più conveniente proseguire una procedura arrivata fino alla proposta di aggiudicazione? E, soprattutto, quanto è già concreta, definita e sostenibile la soluzione che viene proposta in alternativa?
La “vecchia” vasca non era un’idea. Qui emerge una delle differenze più importanti dell’intera vicenda. La vasca di colmata prevista sul lungomare Marcantonio Colonna non era semplicemente un’ipotesi politica o una suggestione progettuale. Era il risultato di un percorso amministrativo e tecnico sviluppatosi nel tempo. C’era una progettazione sviluppata attraverso i diversi livelli previsti, c’erano stati i necessari passaggi autorizzativi, era stata predisposta la documentazione posta a base della gara e, infine, la gara era stata effettivamente espletata. La procedura era arrivata alla proposta di aggiudicazione. Non c’era ancora il contratto e mancava ancora la fase esecutiva dell’opera. Ma non eravamo certamente davanti a un’idea da trasformare per la prima volta in progetto.
La vecchia soluzione aveva raggiunto una maturità amministrativa molto avanzata. Ed è proprio questo che rende interessante il confronto con quella nuova. La nuova vasca esiste già oppure è ancora da progettare? Qui la risposta deve essere necessariamente più prudente. La nuova soluzione non nasce dal nulla. La delibera richiama infatti un riferimento tecnico già elaborato dal Comune nel Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica dei Nuovi Cantieri Navali del 2020, nel quale l’area della Secca dei Pali veniva considerata per una vasca di colmata strutturale nell’ambito dell’espansione delle infrastrutture portuali. Ma attenzione. Il richiamo a quella precedente progettazione non significa automaticamente che oggi esista un progetto aggiornato, specificamente sviluppato e immediatamente appaltabile per la nuova vasca destinata ai sedimenti C e D. La stessa delibera introduce infatti un elemento tutt’altro che secondario: la caratterizzazione ambientale del 2022 dovrà essere integralmente aggiornata. Ed è un passaggio fondamentale. Perché la nuova soluzione poggia proprio sulla diversa gestione dei sedimenti. La vecchia vasca era dimensionata per accogliere indistintamente i materiali delle classi A, B, C e D. La nuova dovrebbe invece accogliere soltanto la quota residuale delle classi C e D, mentre i sedimenti A e B dovrebbero essere destinati ad altre forme di gestione, come il ripascimento costiero o l’immersione in mare. Dunque la nuova soluzione è più piccola anche perché si basa su una diversa classificazione e gestione dei materiali. Ma quella classificazione dovrà essere nuovamente verificata.
E allora una domanda diventa inevitabile: quanto della soluzione annunciata è già tecnicamente definito e quanto dovrà ancora essere dimostrato dagli studi che devono essere aggiornati? Essere compatibile con il Piano regolatore portuale non significa essere già pronti a costruire. Anche su questo punto vale la pena evitare semplificazioni. La compatibilità della nuova localizzazione con il Piano regolatore portuale è certamente un elemento positivo. Ma la compatibilità urbanistica o portuale non equivale automaticamente alla disponibilità di un’opera progettata, autorizzata, finanziata e pronta per essere appaltata. Sono piani diversi.
Essere compatibile con il PRP significa avere un presupposto importante. Non significa aver già completato: la progettazione necessaria; le indagini e le verifiche aggiornate; la caratterizzazione ambientale; le eventuali procedure autorizzative; il quadro economico definitivo; la copertura finanziaria; la gara; l’aggiudicazione; il progetto esecutivo; la realizzazione. Ed è proprio questa la distanza che dovremo verificare nei prossimi mesi.
La nuova soluzione è una strada già tracciata oppure siamo ancora nella fase in cui bisogna costruire la strada? Quasi 5 milioni contro 12,3: davvero il conto è questo?
Un altro elemento che ha inevitabilmente attirato l’attenzione è quello economico. La vecchia soluzione aveva un quadro economico complessivo di circa 12,3 milioni di euro. La nuova viene indicata nella delibera, sulla base della stima del RUP, in circa 4,82 milioni di euro, comprensivi dei dragaggi. La differenza è enorme. Ed è certamente un elemento favorevole alla nuova impostazione, se quei numeri saranno confermati. Ma proprio perché la differenza è così rilevante, merita di essere approfondita. La stessa delibera definisce infatti la nuova quantificazione “orientativa”. Non è quindi ancora il costo definitivo di un’opera compiutamente progettata, verificata e posta a base di gara. E questo non significa che la cifra sia falsa o inattendibile. Significa semplicemente che dovrà essere verificata attraverso il progetto.
Quanto costeranno, nel quadro economico definitivo, la progettazione, le nuove indagini, le opere marittime, i cassoni in calcestruzzo armato, la gestione dei sedimenti, le eventuali opere accessorie, gli imprevisti, gli aggiornamenti progettuali e tutti gli ulteriori adempimenti che emergeranno durante il percorso? Non lo sappiamo ancora. E quindi anche su questo punto è corretto sospendere il giudizio. 4,82 milioni potrebbero essere davvero sufficienti. Ma oggi sono una stima orientativa, non il conto finale di un’opera appaltabile.
E il finanziamento?
Qui la delibera fornisce invece un elemento concreto. Il finanziamento regionale originario, nell’ambito del Programma Operativo Complementare Puglia 2014-2020, ha una scadenza fissata al 31 dicembre 2026. Il Comune ha chiesto alla Regione se fosse possibile ottenere una proroga. La Regione, il 23 luglio, ha risposto confermando che, «allo stato degli atti», il termine rimane quello del 31 dicembre 2026. Per l’Amministrazione, questo rappresenta una ragione concreta per ritenere difficilmente compatibile il cronoprogramma della vecchia opera con il termine previsto per il finanziamento. Ma anche qui è necessaria una precisazione. La Regione, nella risposta, parla di situazione «allo stato degli atti». Non ha quindi indicato una proroga già concessa, né ha affermato che il termine sia stato prorogato. Ma, allo stesso tempo, quella formulazione non sembra poter essere letta, da sola, come l’esclusione definitiva di qualsiasi eventuale proroga futura.Ed è proprio su questo punto che la questione resta aperta. Oggi il termine è il 31 dicembre 2026. Questo è il dato certo. Se e in quale misura possano intervenire successivamente proroghe o altre forme di rimodulazione dei termini è, invece, un’altra questione. In una materia nella quale, non di rado, le scadenze dei programmi pubblici sono oggetto di proroghe o rimodulazioni, anche all’ultimo momento, sarebbe dunque imprudente trasformare il termine attuale in una certezza assoluta sul futuro. Ma sarebbe altrettanto imprudente fare il contrario: una possibile proroga non può essere considerata oggi come già acquisita. Il punto, ancora una volta, è distinguere ciò che è già formalmente previsto da ciò che potrebbe eventualmente accadere. Anche qui, dunque, non sarebbe corretto liquidare la motivazione finanziaria come un semplice pretesto. Ma la questione si sposta immediatamente sul nuovo progetto.
Quale sarà la fonte di finanziamento della nuova opera?
La delibera ne indica il costo orientativo, ma sarà necessario verificare attraverso i successivi atti con quali risorse verrà finanziata la nuova soluzione e come sarà costruito il relativo quadro economico. E c’è un’altra domanda che, legittimamente, resta sul tavolo. La mancata proroga del finanziamento originario chiudeva definitivamente ogni possibilità di salvare quella progettazione attraverso altre risorse o nuovi canali di finanziamento, oppure l’Amministrazione ha semplicemente ritenuto non più conveniente o realisticamente percorribile quella strada? Oggi non abbiamo elementi sufficienti per dare una risposta definitiva. E proprio per questo la domanda va posta.
Il nodo dei sedimenti: qui la nuova soluzione dovrà dimostrare molto
È forse il passaggio tecnico più importante. La nuova vasca sarà più piccola perché non dovrebbe accogliere tutti i materiali dragati. La delibera indica una prevalenza di sedimenti di classe A e B e una presenza residuale di C e D, sulla base della caratterizzazione del 2022. Ma quella caratterizzazione deve essere aggiornata. E allora l’intero equilibrio della nuova soluzione dipende anche da ciò che emergerà dalle nuove analisi. Se la nuova caratterizzazione confermerà la prevalenza delle classi A e B, la soluzione prospettata potrebbe trovare una solida conferma tecnica. Se invece quantità, classificazioni o condizioni ambientali dovessero risultare differenti, il progetto potrebbe dover essere modificato. Questo è un punto che merita attenzione perché consente di comprendere una cosa molto semplice: la nuova vasca non è soltanto una vasca più piccola collocata in un altro punto. È un diverso sistema di gestione dell’intero materiale prodotto dal dragaggio. E quindi dovrà essere valutato nella sua complessità.
Le osservazioni dei cittadini: un elemento politico, non una progettazione
La delibera dà atto delle numerose osservazioni e manifestazioni di contrarietà alla vasca sul lungomare provenienti da cittadini, associazioni e rappresentanti della comunità locale. È un dato che non può essere ignorato. La partecipazione dei cittadini ha un valore politico e democratico. Ma una cosa è raccogliere le preoccupazioni della comunità, altra cosa è dimostrare tecnicamente che una soluzione sia migliore di un’altra. Le lettere, le osservazioni e le manifestazioni di contrarietà possono certamente entrare nel quadro delle valutazioni dell’Amministrazione. Non possono però, da sole, sostituire un’istruttoria tecnica. E per questo sarà interessante capire quanto abbia pesato concretamente questo elemento nella decisione finale e quale sia stata, invece, l’istruttoria autonoma compiuta dagli uffici per arrivare alla conclusione che la soluzione portuale sia preferibile. Non serve, e sarebbe scorretto, ipotizzare chi abbia scritto quelle lettere o perché. Quello che conta è ciò che gli atti dimostreranno.
E l’impresa prima classificata?
Qui si apre un altro capitolo che, per ora, deve essere trattato con cautela. La gara era arrivata alla proposta di aggiudicazione. Non c’era un contratto. Non c’erano, quindi, le penali contrattuali che normalmente deriverebbero dalla cancellazione di un appalto già affidato e in corso di esecuzione. Questo va detto chiaramente. Ma sarebbe altrettanto semplicistico sostenere che, proprio per l’assenza del contratto, ogni possibile conseguenza economica sia automaticamente esclusa. La posizione dell’operatore economico dovrà essere valutata alla luce dello stadio effettivamente raggiunto dalla procedura e degli atti che verranno adottati. E soprattutto dovremo vedere se la prima classificata assumerà iniziative nei confronti del Comune. Se, come è stato riferito, fosse effettivamente intervenuta una comunicazione dell’impresa per sollecitare la conclusione della procedura, sarebbe un documento che meriterebbe di essere esaminato. Ma anche in questo caso bisogna evitare conclusioni anticipate.
Non possiamo quindi affermare che quella comunicazione sia certamente la ragione per cui la Giunta ha accelerato il proprio percorso. Possiamo però chiederci se e in quale misura una simile iniziativa sia entrata nel procedimento amministrativo. E se dovesse arrivare un contenzioso, saranno gli atti e le eventuali decisioni del giudice a stabilire quali conseguenze economiche possano effettivamente derivarne.
La recente giurisprudenza del Consiglio di Stato rende comunque prudente evitare di parlare automaticamente di “mancato guadagno” o di utile d’impresa da risarcire: la proposta di aggiudicazione, proprio perché non equivale all’aggiudicazione definitiva, non genera di per sé lo stesso affidamento tutelabile che deriverebbe da un affidamento perfezionato.
Un’altra distinzione da non perdere: revoca e annullamento non sono la stessa cosa
C’è poi un aspetto giuridico sul quale sarà interessante leggere il futuro provvedimento dirigenziale. La delibera parla di revoca in autotutela. Ma nel linguaggio amministrativo revoca e annullamento d’ufficio non sono sinonimi.
Il Consiglio di Stato ha più volte distinto i due istituti e, in particolare, ha ribadito che la revoca risponde a una logica di nuova valutazione dell’interesse pubblico, mentre l’annullamento d’ufficio riguarda un provvedimento viziato e segue una diversa disciplina. La sentenza del Consiglio di Stato n. 1761 del 5 marzo 2026, ad esempio, riguarda proprio l’annullamento d’ufficio ex art. 21-nonies di un provvedimento di aggiudicazione, ma riguarda una fattispecie diversa dalla nostra perché lì esisteva già un provvedimento di aggiudicazione. Ed è proprio per questo che non dobbiamo sovrapporre casi diversi.
Nel nostro caso, prima ancora di discutere di eventuali termini dell’autotutela, occorre attendere il provvedimento con cui il dirigente darà concreta attuazione all’indirizzo della Giunta. Sarà quello l’atto da leggere, quello sul quale sarà possibile misurare concretamente le motivazioni e gli effetti della decisione. Certamente, non vorremmo essere nei suoi panni. Almeno questo ci sia concesso di dirlo. Altre nostre considerazioni, invece, preferiamo trincererle nel riserbo che riteniamo doveroso, per rispetto delle persone coinvolte e dei ruoli che ciascuno è chiamato a svolgere.
La vera questione: cosa succede da domani?
E qui torniamo al punto dal quale eravamo partiti. La Giunta ha indicato una direzione. Ha scelto di non perseguire più, politicamente, la vasca prevista sul lungomare. Ha individuato una diversa soluzione nel bacino portuale. Ha indicato una dimensione molto più contenuta. Ha indicato un costo orientativo molto più basso. Ha indicato un diverso sistema di gestione dei sedimenti. Ha individuato un riferimento progettuale precedente. Tutti elementi che possono essere considerati favorevolmente. Ma, contemporaneamente, la nuova soluzione dovrà ancora essere tradotta in un percorso amministrativo e progettuale concreto. Dovrà essere aggiornata la caratterizzazione ambientale. Dovranno essere verificati i quantitativi e la classificazione dei sedimenti. Dovrà essere sviluppata la progettazione necessaria. Dovranno essere verificati costi e tempi. Dovrà essere individuata e formalizzata la copertura finanziaria. Dovranno essere acquisiti gli eventuali ulteriori pareri e autorizzazioni. E, se si arriverà a una nuova gara, dovrà essere espletata una nuova procedura.
Insomma, non è corretto dire che la nuova opera “parte da zero” in senso assoluto, perché esistono precedenti studi e riferimenti progettuali. Ma è altrettanto difficile sostenere, allo stato degli atti, che la nuova vasca sia già sullo stesso livello di definizione amministrativa della precedente. Ed è questa differenza che, a nostro avviso, merita di essere seguita.
Il tempo sarà il vero giudice
C’è poi una questione che nessuna conferenza stampa può risolvere. Il tempo. La vecchia procedura aveva già consumato anni di progettazione, autorizzazioni, istruttorie e gara. La nuova soluzione viene presentata come più semplice e più rapida. Potrebbe esserlo. Ma la sua maggiore rapidità dovrà essere dimostrata attraverso un cronoprogramma concreto. Non basta dire che la nuova vasca è più piccola. Bisogna sapere quanto tempo occorrerà realmente per arrivare dal progetto all’appalto e dall’appalto al cantiere. E soprattutto bisognerà capire se il dragaggio potrà procedere senza che il cambio di soluzione determini nuovi ritardi. Perché il problema che l’Amministrazione deve risolvere non è soltanto quello della vasca. È quello del dragaggio del porto. La vasca è uno strumento. Il dragaggio è l’obiettivo. E una soluzione alternativa sarà davvero migliore della precedente soltanto se riuscirà a raggiungere quell’obiettivo in tempi, costi e condizioni ambientali migliori.
E allora, dove siamo oggi?
Forse è proprio questa la fotografia più corretta della situazione al 10 agosto 2026. La vecchia soluzione non è più quella che l’Amministrazione intende perseguire. La Giunta ha dato indirizzo agli uffici di procedere alla revoca della gara. Ma, allo stato degli atti esaminati, la revoca formale della procedura deve ancora essere adottata dal dirigente competente. La nuova soluzione è stata individuata e descritta, ma deve ancora attraversare il proprio percorso progettuale, tecnico, ambientale, finanziario e amministrativo. E dunque, almeno per ora, non possiamo dire né che tutto sia definitivamente chiuso, né che la nuova opera sia già concretamente avviata. È una fase di passaggio. Ed è forse la fase nella quale bisogna prestare maggiore attenzione. Perché tra una gara che deve ancora essere formalmente revocata e una nuova opera che deve ancora essere progettata esiste una terra di mezzo nella quale possono accadere molte cose… Potrebbe arrivare rapidamente il provvedimento dirigenziale di revoca e potrebbe partire senza intoppi il nuovo percorso. Potrebbero emergere difficoltà nella nuova caratterizzazione. Potrebbero cambiare i costi. Potrebbero essere necessari ulteriori passaggi autorizzativi. Potrebbe essere necessario reperire nuove risorse. Potrebbero emergere questioni legate alla precedente procedura. Oppure, semplicemente, il nuovo percorso potrebbe procedere senza particolari ostacoli e dimostrare nei fatti che la scelta dell’Amministrazione era quella giusta. Oggi non lo sappiamo ancora. Ed è proprio per questo che continueremo a seguire la vicenda. Non per sostenere a priori una soluzione contro un’altra. Non per dare ragione a chi c’era prima o a chi c’è oggi.Ma per mettere a confronto gli atti, i numeri, i progetti e i risultati. Perché una cosa è l’annuncio politico. Un’altra è l’indirizzo della Giunta. Un’altra ancora è il provvedimento amministrativo che dà concreta attuazione a quell’indirizzo. E un’altra, ancora, è l’opera finalmente realizzata. E allora resta una domanda.
Ad oggi, che cosa è realmente accaduto alla vasca di colmata e al dragaggio del porto?
La gara può considerarsi effettivamente conclusa oppure, formalmente, è ancora in piedi in attesa del provvedimento dirigenziale che ne disponga il ritiro? E se quel provvedimento non dovesse arrivare, cosa accadrebbe all’indirizzo politico espresso dalla Giunta? E soprattutto: stiamo assistendo alla definitiva chiusura di una gara e all’avvio concreto di una nuova soluzione, oppure siamo ancora davanti a una scelta politica che deve trasformarsi in atti amministrativi, progetti, finanziamenti e autorizzazioni?
Forse, oggi, la risposta più onesta è proprio questa: non lo sappiamo ancora. E sarà la prossima determina, più ancora della prossima conferenza stampa, a dirci da quale parte stia andando davvero la vasca di colmata. Molfetta Discute Magazine continuerà a seguire gli atti. Perché la partita non è ancora finita. E, proprio adesso, sta diventando molto interessante…







