Molfetta, vasca di colmata: Minervini e Logrieco a confronto


Tra opposizione netta e realismo amministrativo, i due candidati sindaco delineano visioni divergenti sul futuro del lungomare Colonna
“Auspichiamo che l’aggiudicazione dell’opera non avvenga prima dell’elezione del nuovo sindaco di Molfetta, perché vogliamo esperire ogni tentativo per bloccare questo procedimento”, ha dichiarato Manuel Minervini, candidato sindaco del centrosinistra a Molfetta.

Il dibattito sulla realizzazione della vasca di colmata sul lungomare Colonna entra nel vivo della campagna elettorale a Molfetta. Dopo l’acquisizione in Comune, su disposizione della Procura di Trani, dei documenti relativi al progetto, il tema torna al centro dello scontro politico. Da un lato la contrarietà radicale del candidato del centrosinistra Manuel Minervini; dall’altro la posizione del candidato del centrodestra Adamo Logrieco, che invita a guardare alla gestione futura dell’opera, ritenendone ormai inevitabile la realizzazione.

Minervini: “Opera devastante, va fermata”

Il candidato sindaco Manuel Minervini interviene con toni duri sulla prospettiva della realizzazione della vasca di colmata, sottolineandone l’impatto irreversibile sul territorio.

Secondo Minervini, si tratta di un’opera destinata a “stravolgere per sempre il rapporto tra Molfetta e il suo mare”, con conseguenze definite “devastanti” sotto il profilo paesaggistico.

A ciò si aggiungono, evidenzia, numerosi dubbi e criticità sul piano ambientale, già messi in luce dal lavoro di associazioni e comitati locali.

Il candidato del centrosinistra sollecita inoltre una presa di posizione chiara da parte degli altri contendenti alla carica di sindaco, denunciando ambiguità nel dibattito pubblico. La sua posizione resta netta: contrarietà totale al progetto e richiesta di un confronto politico esplicito.

“Oggi, in fase di assegnazione dell’appalto per la sua costruzione, la vasca di colmata è già un fatto compiuto”, secondo Adamo Logrieco, candidato sindaco di Molfetta.

Logrieco: “Opera ormai inevitabile, pensiamo a come valorizzarla”

Di segno opposto la replica di Adamo Logrieco, candidato del centrodestra, che accusa Minervini di alimentare una polemica tardiva e strumentale.

Logrieco sostiene che la vasca di colmata non sia più un tema politico da anni, ricordando come il progetto abbia attraversato diverse fasi amministrative con il coinvolgimento e il voto favorevole di esponenti riconducibili anche all’area politica oggi a sostegno di Minervini. Per questo, definisce ormai l’opera “un fatto compiuto”, giunta alla fase di assegnazione dell’appalto.

Secondo il candidato, nessun futuro sindaco potrà fermarne la realizzazione, salvo eventuali rilievi della magistratura. Di conseguenza, giudica “propaganda elettorale” l’ipotesi di bloccare il procedimento.

Logrieco sposta quindi il focus: il vero tema, a suo avviso, è come utilizzare e valorizzare la vasca una volta completata. Tra le proposte, la creazione di spazi pubblici attrezzati, aree per il tempo libero e nuove opportunità turistiche, immaginando l’opera come un’estensione fruibile del lungomare.

Rivendicando la propria estraneità alle scelte amministrative passate, conclude sottolineando di aver scelto una linea di “verità e trasparenza”, anche a costo di risultare impopolare.

Conclusione

Il confronto sulla vasca di colmata restituisce due approcci opposti non solo sull’opera in sé, ma sul ruolo stesso della politica in questa fase del procedimento. Da una parte Manuel Minervini insiste sulla necessità di una presa di posizione chiara e immediata, rilanciando interrogativi diretti agli avversari — “cosa ne pensano gli altri candidati?” — e ribadendo una contrarietà che punta a rimettere in discussione l’intervento prima che diventi irreversibile.

La sua è una linea che intercetta le preoccupazioni ambientali e paesaggistiche emerse in città, e che si fonda sull’idea che il processo decisionale possa e debba essere ancora influenzato dalla volontà politica.

Dall’altra parte Adamo Logrieco ribalta il piano del discorso: per lui la domanda non è più se l’opera si debba fare, ma cosa accadrà dopo. La sua posizione svuota di senso, almeno sul piano amministrativo, l’interrogativo posto da Minervini, arrivando a paragonarlo provocatoriamente a una richiesta fuori tempo massimo. E rilancia a sua volta un quesito implicito ma decisivo per l’elettorato: è più utile opporsi a un’opera ormai avviata o prepararsi a gestirla nel modo migliore possibile?

Nel mezzo resta una frattura politica netta, che chiama in causa anche le responsabilità del passato e la coerenza delle alleanze presenti. Se Minervini chiede chiarezza oggi, Logrieco risponde ricordando le scelte di ieri, sostenendo che proprio quelle abbiano reso la vasca di colmata un passaggio difficilmente reversibile.

Il risultato è un confronto che va oltre il singolo progetto e diventa emblematico della campagna elettorale: da un lato una visione che punta a fermare e riconsiderare, dall’altro una che invita a prendere atto e ripensare. Due letture diverse della realtà amministrativa e delle possibilità della politica, che ora attendono il giudizio finale dei cittadini.

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