Allo scoccare della mezzanotte tra Martedì Grasso e Mercoledì delle Ceneri prende il via la tradizionale processione della Croce. Un rito antico che segna l’inizio della Quaresima. Dal racconto di Angelo Boccanegra. Foto di Maria Cappellutti e Leonardo Piccinni.

Allo scoccare della mezzanotte tra il Martedì Grasso e il Mercoledì delle Ceneri, con l’uscita della storica Croce lignea dell’Arciconfraternita della Morte dalla Chiesa del Purgatorio, Molfetta tornerà ad ascoltare, dopo quasi un anno, il suono secco e inconfondibile della tromba: il “ti-té”. È il segnale che per i molfettesi segna l’inizio della Quaresima.
Risuoneranno ancora una volta le note dell’antica melodia orientaleggiante di autore ignoto, venata di struggente malinconia: “Il Lamento di Maria”. Un’armonia inconfondibile tra il rullo ritmato del tamburo (“dù témmùre”), i colpi profondi della grancassa (“gréngàsce”) e il suono sottile del flauto (“dù freshchétte”), fino agli squilli finali della tromba che danno il nome popolare al brano.
Un tempo era “u témmùrre” a percorrere le strade della città vecchia e i vicoli silenziosi, in un’atmosfera sospesa e carica di pathos, per svegliare i confratelli chiamati a partecipare ai riti processionali.
La grande Croce lignea, appartenente all’Arciconfraternita della Morte, esce dalla Chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti — conosciuta da tutti come Chiesa del Purgatorio — accompagnata dai 33 lenti e solenni rintocchi del campanone della Cattedrale. È la stessa Croce che apre le processioni dell’Addolorata il Venerdì di Passione e della Pietà il Sabato Santo.
Croce latina di legno nero, reca al centro un tondo raffigurante il volto di Gesù Cristo ancora vivente, con gli occhi aperti. Viene portata a spalla da un confratello incappucciato dell’Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero, affiancato da altri due confratelli con i fanali.
Il corteo percorre lo stesso itinerario delle processioni della Settimana Santa e, dopo circa due ore, raggiunge il Calvario. Qui si tiene una breve omelia, seguita dalla benedizione impartita dal Padre Spirituale dell’Arciconfraternita, prima del rientro alla Chiesa del Purgatorio.
Ad aprire la processione è il quartetto di musicanti che esegue “Il Lamento di Maria”, brano che accompagna anche le processioni dell’Addolorata (Venerdì di Passione), dei Misteri (Venerdì Santo) e della Pietà (Sabato Santo). Il rullo del tamburo, intervallato dalla grancassa, sostiene il flauto fino agli squilli conclusivi della tromba: quel “ti-té” che, nella notte, annuncia a Molfetta l’inizio del tempo quaresimale.
Non è soltanto una tradizione religiosa. È un rito identitario, un appuntamento che attraversa generazioni e che, nel silenzio della notte, restituisce alla città un senso profondo di appartenenza.
Nel buio che segna il passaggio dal Carnevale alla Quaresima, Molfetta cambia volto: cessano i rumori della festa, si spengono le luci più vivaci, e resta solo quel suono antico, essenziale, che sembra provenire da un tempo lontano. Il “ti-té” rompe il silenzio e lo riempie di memoria.
Ogni anno, allo stesso modo, con la stessa lentezza solenne, la Croce percorre le strade del centro storico e oltre, tra fedeli, confratelli e cittadini che, anche solo per qualche minuto, si fermano ad ascoltare. È un momento che non ha bisogno di grandi parole: basta il ritmo cadenzato del tamburo, il soffio del flauto, gli squilli della tromba. È l’inizio del cammino verso la Settimana Santa, verso quei riti che costituiscono uno dei patrimoni più sentiti e partecipati della città. E quando, dopo l’omelia e la benedizione al Calvario, la Croce fa ritorno alla Chiesa del Purgatorio, la notte è ormai diversa: più silenziosa, più raccolta. La Quaresima è cominciata.E con essa, ancora una volta, il tempo dell’attesa.









