Una sigaretta sul balcone, il silenzio della notte e una grande V nel cielo: quando la realtà incontra quelle coincidenze che sanno lasciare un brivido

Avevo appena pubblicato l’ultimo pezzo per i miei lettori notturni. Quelle storie che nascono quando la città rallenta, quando il silenzio prende il posto del rumore e restano soltanto i pensieri. Poi sono uscito sul balcone per fumare una sigaretta. Abito al quarto piano, abbastanza in alto da poter guardare il cielo senza ostacoli. Ed è stato allora che è successo qualcosa di inaspettato.
Nel buio della notte è comparsa una grande V luminosa di sagome scure: erano volatili in viaggio, ordinati in una perfetta formazione, diretti verso nord. Per qualche istante sono rimasto immobile a guardarli. Nessun rumore, nessuna spiegazione necessaria. Solo quel movimento silenzioso nel cielo, come un messaggio affidato alla notte.
Non erano piccoli uccelli. La formazione era talmente evidente da distinguersi chiaramente nel cielo scuro. La distanza non permetteva di riconoscerli con certezza, ma la loro sagoma e il modo ordinato di procedere fanno pensare a grandi uccelli migratori, probabilmente un gruppo di oche selvatiche o, forse, di gru. Sono proprio questi gli animali che da sempre hanno accompagnato l’immaginario umano nei grandi viaggi del cielo. Le gru, in particolare, con le loro lunghe ali e le loro migrazioni stagionali, hanno affascinato popoli interi per secoli. Il loro passaggio non era soltanto osservato: veniva interpretato.
Oggi sappiamo che la formazione a V ha una spiegazione precisa. Gli uccelli la utilizzano per risparmiare energia durante i lunghi spostamenti: ogni individuo sfrutta le correnti d’aria generate da chi vola davanti, permettendo allo stormo di percorrere distanze enormi con un minore dispendio di forze. Ma per gli uomini del passato il volo degli uccelli non era soltanto una questione di sopravvivenza. Era un linguaggio.
Per molte civiltà antiche gli uccelli erano considerati creature capaci di unire due mondi: quello terreno e quello celeste.Il loro movimento nel cielo sembrava rappresentare un ponte verso l’invisibile. Non a caso nell’antica Roma esisteva la figura degli àuguri, sacerdoti incaricati di osservare il comportamento degli uccelli per interpretare la volontà degli dèi. La direzione del volo, l’altezza raggiunta, il numero degli esemplari e il momento della loro apparizione potevano assumere significati simbolici.
La V, in particolare, è una forma che richiama immediatamente un viaggio, una direzione, una freccia rivolta verso una meta. Un movimento collettivo verso qualcosa che ancora non si vede. E forse proprio per questo, nel corso dei secoli, il passaggio degli stormi migratori è stato associato al cambiamento, alla trasformazione, alla conclusione di un ciclo e all’inizio di un altro.
Anche la direzione di quel volo ha colpito la mia attenzione. Quegli uccelli stavano andando verso nord, attraversando il cielo sopra la città mentre tutto intorno era fermo e silenzioso.
Nelle antiche simbologie il nord era spesso una direzione carica di mistero. Era il punto delle montagne lontane, dei luoghi sconosciuti, della ricerca e del viaggio verso ciò che ancora deve essere scoperto.
Naturalmente era soltanto una migrazione. Un comportamento scritto nel loro istinto da migliaia di anni. Ma esistono momenti in cui un evento naturale riesce ugualmente a parlarci. Non perché nasconda necessariamente un messaggio, ma perché arriva nel momento giusto per farci guardare oltre la superficie delle cose.
La cosa più curiosa è che quella scena è arrivata proprio dopo aver scritto di notte, dopo aver raccontato storie sospese tra memoria, mistero e immaginazione. Come se, per un istante, la realtà avesse deciso di regalarmi una piccola immagine da custodire. Una grande V nel cielo. Un gruppo di creature in viaggio. Un silenzio interrotto soltanto dal movimento delle ali. Forse era soltanto natura. Forse era soltanto una coincidenza. Ma davanti a certe immagini non si può fare a meno di fermarsi. Perché alcune notti non finiscono quando spegni il computer o chiudi una pagina. Alcune notti continuano a raccontare qualcosa anche dopo.
Non sappiamo se il cielo mandi davvero dei segnali o se siamo noi a cercarli nelle immagini che ci emozionano. Ma alcune coincidenze hanno una forza particolare: quella di fermarci per un istante e farci guardare oltre. Forse è proprio in questi momenti sospesi che nascono le domande più profonde. Quelle domande che accompagnano l’uomo da sempre: esiste soltanto ciò che riusciamo a vedere, oppure ci sono realtà che sfiorano la nostra vita senza riuscire a rivelarsi completamente?
È lo stesso confine sottile che attraversa le pagine di Mephisto: un’altra realtà: quel punto misterioso in cui la ragione incontra l’impossibile, dove il dubbio diventa il primo passo verso la scoperta.
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