Porto commerciale di Molfetta, altre indagini: altro buco nell’acqua?


Undici anni di inchieste concluse con assoluzioni: ora tornano i riflettori sull’opera incompiuta. Che succederà questa volta?
Nuova inchiesta sul Porto di Molfetta. Con quali esiti questa volta?

La Procura della Repubblica di Trani ha avviato una nuova indagine sul porto commerciale di Molfetta, infrastruttura strategica mai entrata in funzione e da anni al centro di contenziosi, polemiche e rallentamenti. L’iniziativa giudiziaria arriva a distanza di tempo dalla precedente e complessa inchiesta aperta nel 2009, durata oltre undici anni e conclusasi con l’assoluzione piena dei principali imputati.

In quel procedimento finirono sotto accusa l’allora sindaco di Molfetta e senatore Antonio Azzollini e l’ingegnere Enzo Balducci, dirigente comunale e responsabile unico del procedimento (RUP) dell’opera. Entrambi rinunciarono alla prescrizione dei venti capi d’imputazione contestati, scegliendo di affrontare il giudizio, consapevoli della loro piena innocenza. Il processo si concluse con una doppia assoluzione, in primo grado e in appello, con la formula “perché il fatto non sussiste”, nonostante tutti i “castelli accusatori” della Procura di Trani.

Va ricordato inoltre che anche il dirigente comunale Giusy de Bari, scomparso nel 2018 e coinvolto nella vicenda giudiziaria, ricevette dai giudici di primo grado un’assoluzione piena nel merito, superando l’elemento estintivo del processo dovuto alla sua morte. Come scrisse la sorella, Isabella de Bari, in una nota stampa da noi pubblicata il 20 dicembre 2019, la decisione “ha restituito alla sua memoria dignità umana e, soprattutto, riconoscimento della competenza professionale”.

Secondo l’impianto accusatorio dell’epoca, agli imputati venivano contestati reati gravissimi: associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali. Tutte accuse cadute in sede giudiziaria, e non poteva essere altrimenti.

Nel frattempo, il porto commerciale non è mai stato completato. All’epoca delle prime indagini, l’amministrazione comunale accolse con favore l’intervento della magistratura. Nulla di più sbagliato: la politica deve sempre evitare di consegnare nelle mani della magistratura l’esito di giudizi che devono restare politici, mai giudiziari. Criticare una nuova opera è sempre legittimo, ma “tifare” per la magistratura, sperando che blocchi l’iniziativa, non è politico: è, più semplicemente, sciocco.

Oggi il quadro amministrativo è nuovamente mutato: il Comune di Molfetta è retto da un commissario prefettizio e il progetto del porto è seguito da dirigenti e da un RUP diversi rispetto a quelli coinvolti nella prima inchiesta. Nonostante ciò, la Procura di Trani ha deciso di riaccendere i riflettori sull’opera.

Resta da capire quali saranno gli sviluppi di questa nuova iniziativa giudiziaria e quali effetti potrà avere su un’infrastruttura che, a distanza di anni, non è ancora operativa. I lavori procedono lentamente, l’attività mercantile non è mai partita e l’economia locale continua a risentire dell’assenza del porto commerciale.

In città torna a circolare una domanda già sentita in passato: questa nuova indagine porterà ad accertamenti concreti o si concluderà, come la precedente, senza responsabilità penali, lasciando sul territorio ulteriori ritardi, costi e incertezze? La risposta potrà arrivare solo col tempo, anche se già oggi qualche segnale lascia presagire gli esiti.

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