I lettori segnalano pulsanti che non rispondono, apparecchi difficili da utilizzare e problemi che durerebbero da anni. Ma mentre il ticket diventa un’impresa, gli ausiliari della sosta continuano a fare il loro lavoro. E la domanda, inevitabile, è una sola: chi controlla chi dovrebbe garantire il servizio?

C’è una scena che, a Molfetta, si ripete più spesso di quanto dovrebbe: l’automobilista arriva, parcheggia sulle strisce blu, cerca il parcometro, infila la moneta e prova a ottenere il sospirato ticket. E lì comincia l’avventura. Pulsanti che non rispondono, comandi difficili da premere, apparecchi che sembrano avere bisogno di una certa dose di pazienza — e, secondo qualcuno, persino di una chiave o di una moneta da strofinare sul pulsante — per riuscire finalmente a stampare quel piccolo pezzo di carta che dovrebbe mettere al riparo dalla multa.
Nel frattempo, però, c’è qualcosa che sembra funzionare benissimo: il controllo. Gli ausiliari della sosta girano, verificano e, quando necessario, sanzionano. Ed è proprio questa la contraddizione che diversi lettori hanno sottoposto alla nostra attenzione. Se il parcometro non funziona, perché dovrebbe essere il cittadino a doversi arrangiare per pagare, mentre per le multe il sistema sembra funzionare alla perfezione? E soprattutto: perché il controllo sembra essere molto più puntuale della manutenzione degli apparecchi?
Il Comune, nelle proprie informazioni ufficiali sulla sosta, indica la presenza di 35 parcometri per la sosta a rotazione veloce e prevede il rilascio del ticket da esporre sul veicolo. Insomma, il problema non è l’esistenza di un’alternativa tecnologica. Il problema è che un servizio deve funzionare.
«I tasti verdi non si riescono a schiacciare», scrive un lettore. Una lettrice invece scrive: «Ma perché a Molfetta è così difficile utilizzare i parchimetri? Non funzionano bene, i tasti di colore verde che servono per la stampa dei tagliandini non si riescono a schiacciare, da diverso tempo ormai. Però gli ausiliari della sosta girano e sanzionano se necessario. Ma quando verranno sistemati? Possibile che dobbiamo fare queste figure con i turisti che vogliono visitare la nostra città? Non tutti sanno utilizzare EasyPark». Ed è un’osservazione tutt’altro che irrilevante. Perché Molfetta, soprattutto nei mesi estivi, non è fatta soltanto di residenti. Ci sono visitatori, turisti, persone che arrivano da fuori e che non necessariamente conoscono le modalità di pagamento adottate in città.
EasyPark è certamente una possibilità. Ma un’applicazione sullo smartphone non può diventare automaticamente la risposta a ogni problema. C’è chi non possiede uno smartphone adeguato, chi non ha una carta associata, chi non conosce l’applicazione e, soprattutto, c’è una fascia di popolazione anziana che può incontrare difficoltà con strumenti digitali. E infatti il dibattito tra i lettori si è acceso proprio su questo. Qualcuno osserva che ormai anche molti anziani utilizzano WhatsApp e Facebook e che, con l’aiuto di figli e nipoti, imparare a usare un’applicazione non sarebbe poi così difficile. Altri rispondono, molto più semplicemente: non è vero che tutti gli over 80 utilizzano uno smartphone e, comunque, non dovrebbe essere necessario avere un’app per poter pagare un parcheggio. Una posizione, quest’ultima, difficile da liquidare. Perché il punto non è essere contro la tecnologia. Il punto è che la tecnologia dovrebbe aggiungere possibilità, non eliminare quelle tradizionali quando queste ultime non funzionano più.
«In via Campanella e Baccarini è quasi impossibile», scrive una lettrice. Un altro lettore racconta di aver riscontrato problemi soprattutto nella zona di via Federico Campanella e via Baccarini, verso la stazione. Un’altra segnalazione arriva dalla zona del porto, nei pressi della gelateria Cipriani: «Stamane ho parcheggiato in zona porto, il parchimetro non funziona neanche lì. Ho pagato con EasyPark e problema risolto!» ha evidenziato un altro lettore. Quest’ultima testimonianza introduce un elemento importante: EasyPark può effettivamente essere una soluzione quando l’automobilista sa e può utilizzarlo. Ma non risolve il problema di fondo.
Perché se il parcometro è lì, se la sosta è regolamentata e se il cittadino deve pagare, quell’apparecchio deve essere utilizzabile. Altrimenti si crea una situazione paradossale: il Comune pretende il pagamento, ma il cittadino deve prima riuscire a trovare il modo di pagare.
E qualcuno rimpiange persino i vecchi «grattini». Tra i commenti ce n’è uno che forse più di tutti fotografa il sentimento di una parte degli automobilisti: «Erano meglio i grattini di una volta». E ancora: «Più sicuri i grattini per il parcheggio». Qualcun altro ironizza: «Ringraziamo lo scienziato che ha abolito la scheda gialla e introdotto EasyPark». Battute, certo. Ma dietro l’ironia c’è una considerazione molto concreta: se un sistema più moderno diventa più complicato del precedente, forse qualcosa nella transizione non ha funzionato perfettamente.
Il sospetto, forse è anche inutile dirlo, fa capolino in alcuni commenti. Tra le parole dei lettori ce ne sono anche alcune piuttosto forti, che abbiamo scelto di non riportare integralmente. Il malfunzionamento dei parcometri, secondo qualcuno, finirebbe per creare una situazione quantomeno singolare: l’apparecchio non funziona, ma il controllo della sosta sì, eccome. È soltanto un’impressione, una provocazione, forse anche un sospetto che nasce dalla frustrazione di chi si trova davanti a un parcometro che non risponde e rischia comunque di ritrovarsi una multa sul parabrezza. Ma proprio per evitare che il dubbio resti sospeso, basterebbe poco: sapere chi controlla il funzionamento dei parcometri, con quale frequenza vengono verificati e in quanto tempo vengono riparati quando viene segnalato un guasto. Perché, alla fine, il modo migliore per fugare qualsiasi sospetto è uno soltanto: far funzionare i parcometri.
Quante segnalazioni di guasto vengono ricevute? Quanto tempo passa tra una segnalazione e la riparazione? E soprattutto: come viene tutelato il cittadino che non riesce materialmente a pagare la sosta attraverso il sistema predisposto? Sono domande semplici. Forse proprio per questo meritano risposte altrettanto semplici.
Un’altra lettrice racconta addirittura di problemi che, a suo dire, durerebbero da circa tre anni: «Quando ricevo ospiti mi chiedono sempre: ma il parchimetro non funziona? Possibile che non venga fatto nulla?» Se anche soltanto una parte delle segnalazioni raccolte fosse confermata, non saremmo più davanti al semplice caso del singolo apparecchio guasto. Saremmo davanti a un problema di manutenzione e qualità del servizio. E c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: l’immagine della città. Perché il turista che arriva a Molfetta, parcheggia, cerca di pagare e si trova davanti a un parcometro che non funziona, non conosce le nostre discussioni interne, non sa chi gestisce cosa e non ha alcun interesse a capire se il problema sia del Comune, del gestore o della macchina. Vede semplicemente una cosa: un servizio che non funziona. E se poi, dopo aver perso tempo davanti al parcometro, si ritrova anche una multa sul parabrezza, è facile immaginare quale ricordo porterà con sé della città. Non proprio il miglior biglietto da visita.
Il vero problema non è EasyPark. La discussione, allora, dovrebbe spostarsi da una sterile contrapposizione tra «tecnologia sì» e «tecnologia no». EasyPark è uno strumento utile e, per chi lo utilizza, può essere certamente la soluzione più comoda. Il sistema consente di attivare la sosta attraverso la targa e comunica il pagamento agli operatori incaricati dei controlli. Ma l’alternativa digitale non può diventare l’alibi per tollerare un malfunzionamento dell’alternativa fisica. Se il cittadino vuole pagare con il parcometro, deve poterlo fare. Se il parcometro è guasto, deve essere riparato in tempi ragionevoli. E se una persona dimostra di aver tentato concretamente di pagare senza riuscirci a causa di un malfunzionamento dell’apparecchio, sarebbe quanto meno opportuno che esistesse una procedura chiara per evitare che la difficoltà tecnica si trasformi automaticamente in una sanzione. Perché una cosa è certa: il cittadino non può essere lasciato solo davanti a un apparecchio rotto e poi ritrovarsi, qualche minuto dopo, a dover spiegare perché non ha pagato.
E allora torniamo alla domanda iniziale. Se il parcometro non funziona, perché la multa funziona sempre? Non stiamo dicendo che chi parcheggia sulle strisce blu possa semplicemente decidere di non pagare. Stiamo dicendo una cosa molto più semplice: se il Comune chiede di pagare la sosta, deve anche garantire che il cittadino possa farlo senza difficoltà. E se davvero ci sono parcometri che da mesi — o addirittura da anni, come sostengono alcuni lettori — presentano problemi, sarebbe interessante sapere quante segnalazioni sono state ricevute, quanti interventi di manutenzione sono stati effettuati e, soprattutto, quanto tempo occorre mediamente per riparare un apparecchio guasto. Perché quando il parcometro non funziona, ma le multe continuano ad arrivare, qualche domanda, inevitabilmente, finisce per nascere. E allora la domanda finale la lasciamo ai nostri lettori: a Molfetta i parcometri sono davvero soltanto malfunzionanti oppure, a funzionare fin troppo bene, sono soprattutto le multe? Noi preferiremmo pensare alla prima ipotesi. Ma forse sarebbe il caso che qualcuno, magari proprio chi gestisce il servizio, ci aiutasse a capirlo.








