Molfetta, personaggi mitici del passato: “u Ròme”. Chi se lo ricorda?


Un uomo d’altri tempi, un vero signore, un personaggio enigmatico, quasi mistico, che negli ultimi anni della sua vita portava nelle case dei devoti santini, medaglie e ceri benedetti. Da un racconto di Angelo Boccanegra
“U Ròme”, immortalato con il suo banchetto improvvisato per la vendita di articoli religiosi.

All’anagrafe Mauro Andriani, ai più noto come “u Ròme” (il Roma), è uno di quei personaggi mitici della Molfetta di una volta sui quali ancora oggi tanti sono gli interrogativi o le semplici curiosità. Un’aura di mistero avvolgeva effettivamente questo personaggio. Ignoto è il motivo del soprannome di quello che molti oggi ricordano come un anziano signore che si vedeva spesso in giro a vendere calendari  i calendari di Frate Indovino o a distribuire santini di varie dimensioni in cambio di un’offerta.

Si sa che Mauro, per tanti anni, ha svolto il mestiere di spazzacamino, prima di dedicarsi alla distribuzione in giro per la città, ma soprattutto dinanzi alle chiese, specialmente in occasione di particolari ricorrenze religiose, di santini che si procurava presso la cartolibreria del rag. Domenico Pappagallo (sita in via De Luca), di lumini, medagliette di santi o madonne e calendari di Santa Fara. Sposato con Elena Maria Greco non aveva figli. Alto e magro, burbero, ma solo nell’aspetto, quando faceva lo spazzacamino lo si vedeva in giro per la città con gli arnesi del mestiere e con il viso pieno di fuliggine. Lavorava da solo e non aveva bisogno di aiutanti.

Dopo la morte della moglie, a suo giudizio verificatasi per mala sanità, abbandonato il suo antico mestiere ormai in declino, si adattava al lavoro di giardiniere presso un istituto di suore di Bisceglie dove poteva ricevere un pasto caldo e un bicchiere di vino che gli dava forza e coraggio per continuare a lavorare nella sua solitudine interiore. Tutti quelli che lo hanno conosciuto lo descrivono come una persona di straordinaria bontà.

“Abitava in via Magenta – ha scritto una nostra lettrice – ed era solito sostare con la sua sediolina all’angolo di via Manzoni, a raccogliere offerte. Ricordo ancora i fuochi pirotecnici che con le offerte realizzava in via Magenta, specie per la processione dei SS. Medici. I botti erano così forti che tremavano anche i muri”. “Lo ricordo – ha scritto un altro lettore. Era puntuale nel portare a casa di mia nonna il calendario di Frate Indovino. Ora sono costretto a fare il bollettino postale per continuare ad avere il calendario. Bravissima e educatissima persona”. 

Personaggio enigmatico, quasi mistico, ignoto è ancora oggi il motivo del suo sopranome. Perché tutti lo chiamavano “u Ròeme”? Qualcuno sostiene che il soprannome gli derivasse dall’aver fatto il militare a Roma. Altri sostengono invece che il soprannome probabilmente gli era stato attribuito perché nei suoi discorsi manifestava spesso il desiderio di volersi recare a Roma, in treno,  per visitare la Basilica di S. Pietro. Abitava in Via San Benedetto n. 20 dove morì il 1° settembre 2004.

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