La Madonna dei Martiri oltre il mare. Da Molfetta a Hoboken, il filo della memoria che unisce i molfettesi nel mondo


Il centenario della festa americana riporta alla luce una storia cominciata con l’emigrazione. Ma la devozione alla Madonna dei Martiri non si è fermata nel New Jersey: da Buenos Aires all’Australia, generazioni di molfettesi hanno continuato a ricreare lontano da casa riti, processioni e quella “sagra a mare” che racconta l’identità di una città affacciata sull’Adriatico.
La Festa della Madonna dei Martiri a Hoboken, nel momento dell’uscita del simulacro. Un’immagine di qualche anno fa che racconta la devozione della comunità molfettese d’America, custodita e fotografata da Maria De Tullio, molfettese residente negli Stati Uniti.

L’8 settembre è appena passato, ma per la Madonna dei Martiri la festa non finisce a Molfetta. Quest’anno, anzi, la devozione attraversa ancora una volta l’oceano e arriva a Hoboken, nel New Jersey, dove la comunità molfettese si prepara a celebrare il centenario della propria festa. Dal 10 al 17 settembre il vescovo Domenico Basile sarà negli Stati Uniti per partecipare alle celebrazioni della Società Madonna dei Martiri, mentre è prevista anche la presenza del sindaco Manuel Minervini.

È una notizia che, al di là della presenza delle istituzioni molfettesi, offre l’occasione per guardare a una storia molto più ampia: quella dei molfettesi che, partiti dalla città nel corso del Novecento per cercare lavoro e nuove possibilità, hanno portato con sé anche qualcosa che non entrava nelle valigie. Una lingua, i ricordi delle famiglie, il rapporto con il mare e, soprattutto, la devozione alla Madonna dei Martiri.

Ad Hoboken quella storia compie un secolo. Le celebrazioni cominciarono nel 1926 e la Society Madonna dei Martiri venne costituita formalmente nel 1927 da emigrati italiani originari di Molfetta. La prima statua era custodita nella chiesa di Sant’Anna; nel tempo la festa si è trasformata, ha cambiato luoghi e modalità, ma ha conservato il suo nucleo originario: la Madonna portata per le strade e poi accompagnata sull’Hudson. Ed è proprio questo particolare a rendere la storia americana così vicina a quella molfettese.

A Molfetta il simulacro della Madonna, dopo l’uscita dalla Basilica e la processione, viene portato fino al porto e imbarcato sui motopescherecci per la tradizionale Sagra a Mare dell’8 settembre. A Hoboken, invece, la comunità molfettese d’America ha costruito nel corso di un secolo una propria tradizione, nella quale il simulacro viene accompagnato sulle acque dell’Hudson, passando davanti alla Statua della Libertà e, quest’anno, anche nei pressi di Ground Zero, dove è previsto un momento di preghiera. Due riti che non vanno sovrapposti, perché ciascuna comunità ha sviluppato nel tempo le proprie modalità di celebrare la Madonna dei Martiri, ma che finiscono per raccontare la stessa devozione e soprattutto il desiderio di mantenere vivo il legame con la città d’origine.

Hoboken, New Jersey. La Madonna dei Martiri sulle acque dell’Hudson River, durante la tradizionale processione della comunità molfettese d’America. Un rito che, a migliaia di chilometri da Molfetta, rinnova il legame con la città d’origine e con il suo mare. La fotografia è di Father Joseph Scarangella.

Nel programma delle celebrazioni di quest’anno, sabato è prevista la partecipazione alla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, nel New Jersey, l’area metropolitana di New York, mentre domenica 13 settembre sarà il vescovo Domenico Basile a presiedere la celebrazione eucaristica prima della processione di rientro nella chiesa di St. Francis.

Non è soltanto una riproduzione della festa molfettese dall’altra parte dell’Atlantico. È qualcosa che, nel corso delle generazioni, è diventato parte della storia stessa di quelle comunità.

I primi emigrati hanno portato con sé una devozione nata molto prima delle grandi partenze. La Basilica ricorda che l’icona della Vergine della Tenerezza, divenuta nel tempo Madonna dei Martiri, è legata alla storia medievale della città e alla presenza dei pellegrini e dei crociati che transitavano da Molfetta. Nel 1840 arrivò poi la statua lignea della Vergine, realizzata da Giuseppe Verzella, quella che avrebbe contribuito a definire nei secoli successivi l’immagine della festa così come la conosciamo. Quando, molti secoli dopo, i molfettesi cominciarono a partire in massa verso gli Stati Uniti, l’Argentina, il Venezuela e l’Australia, quella devozione partì insieme a loro.

Forse è proprio questo uno degli aspetti meno raccontati dell’emigrazione molfettese. Non partirono soltanto uomini e donne alla ricerca di lavoro. Partirono famiglie, abitudini, parole, ricette, fotografie, racconti e riti. E alcune di quelle tradizioni, invece di scomparire lontano dalla città d’origine, furono ricostruite nei luoghi dove i molfettesi avevano trovato una nuova casa. Hoboken ne è l’esempio più conosciuto. Ma non è l’unico.

La Madonna dei Martiri a Buenos Aires. Nel quartiere de La Boca la comunità molfettese celebra la sua festa dal 1954, custodendo oltreoceano una tradizione che continua a parlare di Molfetta. La foto, scattata nella chiesa di San Juan Evangelista prima dell’uscita del simulacro, è stata inviata da Franco Tortorelli.

A Buenos Aires la Madonna dei Martiri viene celebrata dalla comunità molfettese nel quartiere de La Boca. La festa si svolge tradizionalmente in ottobre e comprende la processione del simulacro, portato a spalla dai devoti, e anche l’imbarco sul Río de la Plata: un’altra acqua, un altro continente, ma un gesto che richiama immediatamente la Sagra a Mare dell’8 settembre. Le celebrazioni della comunità sono documentate almeno dal 1954.

Poi c’è l’Australia, dove la geografia sembra quasi essersi incaricata di ricreare alcuni dei paesaggi sentimentali di Molfetta.

Ad Adelaide il Molfetta Club ha organizzato negli anni le celebrazioni della Madonna dei Martiri con processioni per le strade e persino il passaggio del simulacro su una piccola imbarcazione.

Ma ancora più singolare è la storia di Port Pirie, città dell’Australia meridionale nella quale la presenza italiana è stata legata anche alla pesca e alle attività portuali. Qui la prima celebrazione della comunità italiana risale al 1929 e la festa della Madonna dei Martiri è arrivata a riprodurre alcuni degli elementi della tradizione molfettese: l’estrazione delle imbarcazioni, la loro benedizione, la processione e il percorso fluviale del simulacro. 

E la devozione non si ferma a Port Pirie. La stessa ritualità è stata documentata anche a Fremantle, nei pressi di Perth, sull’altra costa australiana. Le fonti locali ricordano inoltre celebrazioni nelle comunità di Adelaide, Melbourne e Sydney. Sono luoghi lontanissimi tra loro, ma dentro le fotografie delle processioni tornano spesso gli stessi elementi: la statua, i portatori, la banda, le famiglie, le insegne, le strade addobbate e soprattutto il mare, o comunque l’acqua, chiamata a sostituire quello che i primi emigranti avevano lasciato a Molfetta. È quasi come se, cambiando continente, avessero cercato di ricostruire un pezzo della propria città.

Anche il Venezuela appartiene a questa geografia della memoria. La stessa Diocesi di Molfetta, nei suoi messaggi dedicati ai molfettesi nel mondo, ha ricordato negli anni le comunità emigrate negli Stati Uniti, in Argentina, in Australia e in Venezuela e il modo in cui la devozione alla Madonna dei Martiri è stata mantenuta viva oltreoceano.

Port Pirie, South Australia. La Festa della Madonna dei Martiri nella comunità molfettese d’Australia. Il simulacro viene portato in processione dai marinai locali, rinnovando anche a migliaia di chilometri da Molfetta il legame tra la Madonna, il mare e le proprie radici.

Non è dunque soltanto una festa che si esporta. È una tradizione che viene reinterpretata, adattata ai luoghi e alle generazioni, ma che continua a essere riconoscibile.

Lo si capisce anche guardando a Hoboken. Molti dei portatori del simulacro appartengono ormai alle seconde generazioni: sono nati negli Stati Uniti, sono cresciuti tra la vita americana e i racconti dei nonni, ma continuano a riconoscersi in una festa arrivata dall’altra parte dell’oceano quasi cento anni fa. Ed è forse questo il significato più profondo del centenario americano.

Sydney, Australia. Anche qui la comunità molfettese ha rinnovato la festa della Madonna dei Martiri, mantenendo viva a migliaia di chilometri da Molfetta una tradizione che continua a passare di generazione in generazione. Foto di Antonio Caputi, presidente dell’Associazione Madonna dei Martiri di Sydney.

Non tanto celebrare un anniversario, quanto verificare che cosa sia rimasto di quella Molfetta che gli emigranti portarono con sé. La risposta è nelle strade di Hoboken, sulle rive dell’Hudson, a La Boca, lungo i corsi d’acqua australiani e nelle tante comunità dove, ancora oggi, una statua della Madonna dei Martiri riunisce persone che magari non parlano più il dialetto dei nonni, ma conoscono ancora il nome della Madonna davanti alla quale pregavano i loro antenati.

A Molfetta la Festa dell’Emigrante inserita nella novena ricorda ogni anno proprio questo legame. E non è casuale che la giornata sia dedicata ai concittadini sparsi nel mondo: la Madonna dei Martiri è diventata, nel tempo, uno dei simboli più forti dell’identità molfettese anche fuori dalla città.

Port Pirie, South Australia. La Madonna dei Martiri in processione sulle acque, in una Sagra a Mare che richiama la tradizione molfettese. Anche dall’altra parte del mondo, la comunità continua così a custodire il legame con la propria città e con il mare.

Per questo il centenario di Hoboken può essere letto anche da Molfetta con uno sguardo diverso da quello della semplice cronaca di una visita istituzionale. Il vescovo e il sindaco saranno in America, insieme alla comunità che festeggia i cento anni della propria associazione. Ma dietro quella presenza c’è una storia molto più grande: quella di generazioni di molfettesi che hanno attraversato il mare e che, arrivati dall’altra parte del mondo, hanno continuato a guardare verso casa. E forse non è un caso che abbiano scelto proprio la Madonna dei Martiri per farlo.

Perché la Madonna dei Martiri è nata dentro una città di mare, è stata portata in processione sul mare e, attraverso gli emigranti, ha finito per attraversare il mare. Da Molfetta a Hoboken, da La Boca alle comunità australiane, la stessa immagine è diventata negli anni un punto d’incontro tra passato e presente, tra chi è rimasto e chi è partito, tra la città reale e quella che ciascun emigrante continua a portarsi dentro.

Il centenario americano, allora, non racconta soltanto cento anni di una festa. Racconta cento anni di Molfetta fuori da Molfetta. E forse è proprio nelle fotografie conservate negli archivi delle nostre comunità, nei volti dei portatori, nelle vecchie processioni e nelle immagini delle Madonne che navigano su acque lontane che si trova la parte più autentica di questa storia: una città che, quando i suoi figli sono partiti, non ha smesso di seguirli.

Adelaide, Australia. La Madonna dei Martiri sul battello, durante la festa della comunità molfettese. Anche sulle acque australiane rivive, con modalità proprie, il legame tra la Madonna, il mare e la memoria della città d’origine. Foto Molfetta Club Adelaide – Madonna Dei Martiri.
Adelaide, Australia. La comunità molfettese rinnova la festa della Madonna dei Martiri, custodendo anche dall’altra parte del mondo una tradizione che continua a raccontare il legame con Molfetta. Foto Molfetta Club Adelaide – Madonna Dei Martiri.
Hoboken, New Jersey. La Madonna dei Martiri in processione tra le vie della città, nel cuore della comunità molfettese d’America. Anche a un secolo di distanza, una tradizione che continua a tenere vivo il legame con Molfetta. Foto di Anthony Magarelli.
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