L’8 settembre di Molfetta: quando una città si ritrova tutta intorno alla sua Madonna


Una festa bella, partecipata e quest’anno particolarmente riuscita. Il merito va al Comitato Feste Patronali e all’Amministrazione comunale. Perché la Madonna dei Martiri, per i molfettesi, è molto più di una devozione religiosa: è una parte profonda della loro identità.
Sembra una bellissima cattedrale di luce✨ Per qualche notte all’anno accade qualcosa di difficile da raccontare a parole: il vecchio borgo si accende e la pietra, le strade, le facciate sembrano uscire dal tempo. Le luminarie della festa della Madonna dei Martiri non illuminano soltanto Molfetta. La trasformano. Disegnano nel buio un’altra città, sospesa tra memoria, devozione e meraviglia. E in questa fotografia di Maria Cappelluti c’è proprio quella magia: la luce che prende possesso del borgo antico e lo trasforma in uno spettacolo che sembra quasi irreale. E per qualche sera, camminando tra quelle luci, sembra davvero di entrare dentro una cattedrale di luce. 📸 Maria Cappelluti

Una forza straordinaria

Ci sono feste che appartengono a una religione. E poi ci sono feste che, con il tempo, finiscono per appartenere a un popolo. Quella della Madonna dei Martiri, a Molfetta, è una di queste. L’8 settembre non è soltanto una ricorrenza del calendario liturgico. Non riguarda soltanto chi frequenta la chiesa, chi prega, chi partecipa alle celebrazioni religiose. È qualcosa di molto più profondo, che attraversa la città e arriva anche là dove la pratica religiosa magari non arriva più. Il molfettese che va a Messa e quello che non ci va. Il credente e persino chi credente non è. Chi vive a Molfetta e chi da Molfetta è partito da decenni. Quando arriva l’8 settembre, tutti sanno che è arrivato il giorno della Madonna. E quella Madonna è la Madonna dei molfettesi.

Forse è proprio questo il dato più interessante di una festa che, anno dopo anno, continua a mantenere una forza straordinaria: la sua dimensione religiosa si è intrecciata con qualcosa di più vasto, quasi antropologico. Una memoria collettiva, un’appartenenza, un legame con la propria città che resiste al tempo, alle distanze, alle generazioni. Per questo sarebbe riduttivo parlare soltanto di devozione.

La Madonna dei Martiri è diventata, per i molfettesi, una sorta di radicamento identitario. Quasi cromosomico. È dentro il modo stesso con cui gran parte della città riconosce se stessa. E poi c’è lei. La statua che attraversa la città, scende al porto, viene affidata ai marinai e torna verso il cuore antico di Molfetta ricoperta di quella straordinaria quantità di oro che, a uno sguardo superficiale, potrebbe sembrare soltanto ricchezza. Ma quell’oro racconta soprattutto storie.

Il patrimonio degli ori della Madonna ma anche di gemme preziose è infatti legato alla devozione dei fedeli e agli ex voto: gioielli e oggetti donati nel tempo da persone che hanno affidato alla Vergine una speranza, una preghiera, un ringraziamento. Il Museo della Pietà Popolare della Basilica conserva ancora oggi testimonianze di questo patrimonio. È una distinzione importante. Perché dietro quell’oro non c’è semplicemente il valore del metallo. Ci sono storie umane. C’è chi ha chiesto una grazia, chi ha ringraziato per averla ricevuta, chi ha voluto affidare alla Madonna il ricordo di un momento felice o di una prova superata. E i molfettesi, si sa, non sono mai stati gente da mezze misure. Nel bene e nel male. Se devono dimostrare affetto, devozione o gratitudine, spesso lo fanno fino in fondo.

Una festa che quest’anno ha saputo stupire

Ed è proprio per questo che vale la pena dirlo: la festa di quest’anno è stata davvero bella. Bella nelle luci, bella nella partecipazione, bella nella qualità dell’organizzazione e in quella capacità tutta molfettese di trasformare per alcuni giorni la città in qualcosa di diverso.

Le luminarie hanno fatto la loro parte in maniera straordinaria. Il lavoro della ditta De Cagna ha trasformato Corso Dante e le aree interessate dagli allestimenti in un grande scenario di luce, con un effetto scenografico particolarmente riuscito. Ma una festa non è fatta soltanto di luminarie. C’è la musica delle bande, la Diana, la fiera, la Sagra a Mare, il porto, la processione, il grande ritorno della Madonna verso la città, i fuochi, la gente per strada. E quest’anno il programma ha saputo mettere insieme anche momenti dedicati ai bambini, laboratori musicali, iniziative culturali e spettacoli, accanto alla struttura tradizionale dei festeggiamenti. Una festa, dunque, capace di parlare a generazioni diverse.

E per questo il nostro ringraziamento va al Comitato Feste Patronali e all’Amministrazione comunale, che quest’anno hanno saputo costruire e sostenere una festa all’altezza delle aspettative di una città che, per l’8 settembre, diventa inevitabilmente esigente.

Anche sul piano organizzativo sono state messe in campo misure specifiche per affrontare l’enorme afflusso di persone, con interventi sulla mobilità e soluzioni orientate a ridurre il traffico e favorire gli spostamenti alternativi all’auto privata. E quando una festa così grande riesce a tenere insieme tradizione, spettacolo, partecipazione e organizzazione, bisogna avere anche l’onestà di riconoscerlo.

Una sola piccola nota

Proprio perché la Festa Patronale è un momento nel quale tutta Molfetta guarda, anche attraverso migliaia di fotografie e immagini che finiscono sui social e raggiungono i molfettesi sparsi nel mondo, ci permettiamo una piccola osservazione. Le autorità che accompagnano la Madonna non stanno partecipando a una normale passerella politica. Sono lì in rappresentanza della città. E allora, in un’occasione così solenne, sarebbe opportuno che tutti ricordassero una cosa molto semplice: giacca e cravatta non sono un dettaglio formale quando si rappresenta un’istituzione.

Senza fare nomi, perché non è questo il punto, dietro la Madonna c’era più di qualcuno che forse non aveva ancora realizzato di non trovarsi dentro un corteo politico, ma in uno dei momenti più solenni e identitari della vita della città. Una piccola caduta di stile, in una festa che per il resto ha mostrato un livello organizzativo davvero notevole. E proprio per questo va sottolineata, invece, l’eleganza del presidente del Consiglio comunale, impeccabile come sempre in queste occasioni. Perché quando si ricopre un determinato ruolo non si rappresenta più soltanto se stessi o la propria parte politica. Si rappresenta un’istituzione. Ed è un concetto che forse, ogni tanto, a qualcuno andrebbe ricordato. Perché l’8 settembre, alla fine, è tutto questo. È fede, per chi crede. È tradizione, per tutti. È memoria. È appartenenza. È il profumo delle bancarelle, la musica delle bande, il rumore dei fuochi, le luci che accendono la città, il porto pieno di gente, la Madonna che attraversa Molfetta e gli occhi di migliaia di persone che la seguono. È il ricordo di chi non c’è più. È la telefonata al parente emigrato. È la fotografia mandata a un figlio che vive dall’altra parte del mondo. È il molfettese che, per qualche ora, torna bambino.

E forse è proprio questo il miracolo più grande della Madonna dei Martiri. Non quello che ciascuno può scegliere di credere o non credere. Ma quello, molto più terreno e concreto, di riuscire ancora oggi a riunire una città intorno a un simbolo che appartiene a tutti.

L’8 settembre passa. Le luminarie si spengono. Le bande ripartono. La Madonna resterà ancora qualche giorno in Cattedrale prima del suo rientro in Basilica il 20 settembre. Ma quella luce che per qualche giorno ha acceso Molfetta resterà, ancora una volta, nella memoria. E per un molfettese, ovunque egli sia nel mondo, questo basta a sapere che è arrivato il giorno della Madonna.

8 settembre. Il giorno di Molfetta. ❤️ Maria Santissima dei Martiri, patrona della città, lascia la Basilica per incontrare ancora una volta la sua gente. È l’inizio di quel rito antico che, tra processione, imbarco e Sagra a Mare, rinnova ogni anno il legame profondo tra Molfetta, il suo mare e la sua Madonna. Una bellissima immagine che racconta tutta la solennità e la bellezza di questo giorno, il più atteso dell’anno dai molfettesi, anche da quelli che oggi sono lontani. 📸 Ph. Enzo Balducci
- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.