I terrapiattisti sono tra noi


Non sempre discutono della forma della Terra. A volte si riconoscono da come raccontano la realtà.
Ci sono terrapiattisti a Molfetta? Sembrerebbe proprio di sì.

Tante persone continuano a credere in idee davvero insolite e stravaganti. Una delle convinzioni più curiose è probabilmente quella secondo cui la Terra sarebbe piatta. Eppure, anche nell’epoca delle missioni spaziali e della tecnologia GPS, esistono ancora individui che rifiutano l’evidenza e sostengono che il nostro pianeta non sia una sfera. Può sembrare incredibile, ma è così. I terrapiattisti immaginano la Terra come un enorme disco, una sorta di pizza cosmica sulla quale sarebbero distribuiti continenti, oceani e montagne.

Secondo questa teoria, il Polo Nord occuperebbe il centro del disco, mentre ai margini si estenderebbe un immenso muro di ghiaccio invalicabile, oltre il quale nessuno potrebbe spingersi. Naturalmente, anche le fotografie satellitari, le missioni spaziali e secoli di osservazioni scientifiche verrebbero considerate parte di una gigantesca messinscena.

Le convinzioni dei terrapiattisti, però, non si fermano qui. La Terra, secondo loro, non ruoterebbe su sé stessa e non orbiterebbe attorno al Sole. Sole e Luna sarebbero corpi celesti minuscoli, con un diametro di appena cinquanta chilometri, sospesi a poche migliaia di chilometri sopra le nostre teste. Quanto alla gravità, semplicemente non esisterebbe. Tutto ciò che la scienza ha dimostrato nei secoli sarebbe il frutto di un gigantesco inganno.

Verrebbe quasi da sorridere e archiviare la questione come una semplice eccentricità. In realtà il fenomeno è molto più serio. Il terrapiattismo rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di un atteggiamento sempre più diffuso: il rifiuto della conoscenza consolidata, della verifica dei fatti e dell’autorità della ricerca scientifica. La teoria nasce da un’interpretazione letterale della Bibbia, riemerge nell’Ottocento come reazione all’Illuminismo e alla rivoluzione scientifica, fino ad approdare negli Stati Uniti con la Flat Earth Society. Oggi ha trovato nei social network un terreno ideale per diffondersi e moltiplicarsi.

A tenere insieme questo universo non è tanto la forma della Terra quanto la convinzione che esista un immenso complotto mondiale. Le istituzioni, la scienza, le università, le agenzie spaziali, i governi: tutti farebbero parte di una gigantesca cospirazione destinata a nascondere la verità. In questa narrazione i fatti perdono importanza, mentre acquistano valore le suggestioni, i sospetti, le verità alternative.

Eppure gli uomini sanno che la Terra è sferica da oltre duemila anni. Aristotele ne parlava come di una realtà ormai acquisita. Eratostene ne calcolò perfino la circonferenza con una precisione sorprendente. Nel Medioevo gli studiosi continuavano a insegnarlo e Giovanni di Sacrobosco lo spiegava nel suo celebre Tractatus de Sphaera. Persino la celebre sfida ottocentesca tra Alfred Wallace e il terrapiattista John Hampden finì con una dimostrazione inequivocabile della curvatura terrestre. Hampden, però, non accettò la sconfitta. Preferì accusare Wallace di aver barato piuttosto che rivedere le proprie convinzioni.

È forse proprio questa la lezione più interessante. Il terrapiattismo non consiste nel credere che la Terra sia piatta. Consiste nel rifiutare qualsiasi prova contraddica ciò che si è deciso di credere in partenza. È un metodo, prima ancora che una teoria.

Per questo il fenomeno dovrebbe preoccupare più di quanto faccia sorridere. Quando l’evidenza viene sostituita dalla narrazione, quando i fatti diventano opinioni e la realtà viene piegata alle convenienze del momento, il problema non riguarda più l’astronomia. Riguarda il modo stesso in cui si costruisce il dibattito pubblico.

A questo punto resta soltanto una domanda. Esistono terrapiattisti anche a Molfetta? La risposta, dopo alcune recenti osservazioni sul campo, sembrerebbe essere affermativa. Naturalmente non sappiamo se siano davvero convinti che il nostro pianeta assomigli a una pizza. Sappiamo però che esiste un modo di fare politica che ricorda molto il terrapiattismo: ignorare l’evidenza, sostituire i fatti con le suggestioni, costruire realtà parallele e chiedere agli altri di credervi sulla parola.

Chi ci segue con attenzione, probabilmente, avrà già colto il riferimento. Agli altri non resta che attendere i prossimi sviluppi. Perché, in fondo, anche i terrapiattisti finiscono sempre per mostrare il confine del loro mondo: un orizzonte dove le convinzioni contano più dei fatti, le suggestioni più delle prove e le narrazioni più della realtà.

A voi lettori, che ci seguite con attenzione e siete ogni giorno più numerosi, lasciamo come sempre l’ultima parola. A buon intenditor, poche parole. O, se preferite il latino, sapienti pauca. Perché il problema, in fondo, non è credere che la Terra sia piatta. Il problema è continuare a negare l’evidenza anche quando il mondo, ostinatamente, continua a essere rotondo.

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