I ‘semafori allacciati’ molfettesi reggono! L’ingegneria del ‘ciambotto molfettese’ trionfa!


I ‘semafori al laccio’ di Molfetta resistono a tutto: anni di intemperie, zero movimenti. Quando la corda batte l’ingegneria, l’alta tecnologia urbana diventa un nodo scorsoio certificato. Stabilità garantita… finché il nodo tiene.
Molfetta, 23 aprile 2026, incrocio tra via Bisceglie e la strada del Cimitero. Il semaforo è ancora saldamente allacciato.

Ebbene sì, oggi, addì 23 aprile 2026, a ben due anni di distanza dall’ultimo glorioso scatto, possiamo finalmente confermare ciò che tutti aspettavano con il fiato sospeso: il leggendario “semaforo al laccio”, fiore all’occhiello del celebre “ciambotto molfettese” — recentemente evolutosi nella più sofisticata “grande ammucchiata”, detta anche “gran minestrone urbanistico” — è ancora lì. Saldamente allacciato. Ma non “allacciato” così, tanto per dire. No. Parliamo di un livello di sicurezza degno di un passeggero di jumbo jet pronto al decollo: cintura controllata tre volte e guai a lasciare il tavolino aperto.

Ebbene sì: la sua cintura di sicurezza ha retto. Ha sfidato vento, pioggia, sole cocente, umidità, forse pure qualche sguardo incredulo di passanti. Due anni di eventi atmosferici affrontati con la dignità di un monumento nazionale… appeso con la corda. Un autentico miracolo della scienza e della tecnica moderna.

Possiamo quindi affermarlo con orgoglio: i semafori allacciati molfettesi reggono. E non è fortuna. È arte. È mestiere. È la maestria degli “allacciatori specializzati”, figure leggendarie armate di corde e lacci di altissima qualità, veri custodi dell’equilibrio urbano.

Grazie a loro, ogni semaforo resta al suo posto, saldo e fiero, evitando di trasformarsi in un’esperienza interattiva sulla testa dei malcapitati di turno. Altro che smart city. Qui siamo alla “knot city”. E funziona. Eccome se funziona. Talmente bene che, a questo punto, ci aspettiamo l’estensione del modello: pali della luce assicurati con eleganti fiocchi marinari, cartelli stradali sostenuti da nodi a otto e, perché no, qualche edificio tenuto su da una raffinata trama di macramè urbano.

Del resto, perché complicarsi la vita con calcoli, progetti e manutenzioni quando una buona corda, un nodo fatto come si deve e una certa fiducia nel destino possono risolvere tutto? C’è quasi da immaginare corsi di formazione: “Allacciatura creativa applicata all’arredo urbano”, con moduli avanzati su doppio nodo, nodo scorsoio e, per i più esperti, il temutissimo “tira finché regge”. E mentre altrove si parla di innovazione, sostenibilità e infrastrutture intelligenti, qui si guarda avanti con spirito pratico: se sta su, va bene così. Finché sta su. E in fondo è questa la vera filosofia: non tanto costruire per durare, quanto legare per sperare. Un approccio minimalista, essenziale, quasi poetico. Che tiene insieme tutto. O almeno, per ora.

Foto scattata il 9 marzo 2024 all’incrocio tra via Bisceglie e la strada del Cimitero.
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