Ecco come vennero cancellati i debiti di guerra della Germania


Nel 1953 e nel 1990 la Germania venne “graziata” con enormi cancellazioni dei debiti di guerra dal resto d’Europa
Hermann Josef Abs firma l’accordo sul debito di Londra.

Troppi mitizzano o pontificano la Germania, scordando completamente la Storia degli ultimi 150 anni, in cui la Germania è stata il maggior protagonista planetario in tema di aggressività coi vicini, con 2 guerre costate decine di milioni di vittime, danni economici ed immateriali incalcolabili, ma anche di numerosi default. Nonostante ciò il resto del mondo ha riaccolto questo operoso (ma aggressivo) popolo nel circuito plantario, nelle istituzioni finanziarie, nelle alleanze internazionali, nell’Unione Europea; inoltre l’occidente ha anche graziato varie volte la Germania, dando loro aiuti economici e graziandoli dei debiti.

Ciò aiuta a comprendere quanto l’atteggiamento tedesco recente della Germania sia fortemente scorretto col resto d’Europa (piena di difetti, per carità): da una politica di “fotti il vicino” deflazionando i salari in regime Euro, dal ritiro massivo di capitali dai paesi periferici durante la crisi, mandando gli stessi all’aria, all’imposizione di politiche di austerity degli ultimi 3 anni, che sostanzialmente hanno distrutto l’Europa, ad un atteggiamento denigratorio verso i “fannulloni” del mediterraneo, fino ad un certo cinismo nella risoluzione in particolare della crisi greca. Il Popolo tedesco è un grande operoso popolo, ma la storia insegna che è una popolazione incapace di esercitare una leadership intelligente, fortemente aggressivo ed assolutamente non lungimirante nelle relazioni coi vicini, per cui è bene “rispettarli”, ma anche star loro alla larga.

L’accordo sui debiti esteri germanici, noto anche come accordo sul debito di Londra, è stato un trattato di parziale cancellazione del debito tra la Repubblica Federale di Germania da una parte e Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia dall’altra. I negoziati durarono dal 27 febbraio all’8 agosto 1953.

Il trattato, ratificato il 24 agosto 1953, decisamente magnanino,  cancellava la metà del debito della Germania (all’epoca la Germania Ovest). 15 miliardi su un totale di 30 miliardi di Deutschmarks*. Dopo il 1953, altri paesi firmarono l’accordo per cancellare il debito tedesco: l’Egitto, l’Argentina, il Congo Belga (oggi Repubblica Democratica del Congo), la Cambogia, il Cameroun, la Nuova Guinea, la Federazione di Rodesia e il Nyasaland (oggi Malawi, Zambia e Zimbabwe).

In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l’allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.

Nel 1990 alla ricca Germania vennero cancellati ulteriori debiti (anche dalla Grecia e dall’Italia, e da nazioni povere) per consentirle di gestire la riunificazione senza rischiare il default. Sappiamo bene come la Germania ha restituito il favore.

Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro.

Senza l’accordo di Londra che l’ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell’economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Se la Germania Ovest non avesse voluto, o non fosse stata in grado di rimborsare il debito, l’accordo prevedeva consultazioni fra il debitore e i creditori, sotto la supervisione di un organismo internazionale terzo. Un approccio del tutto diverso da quello che ha ispirato i ‘negoziati’ più recenti sul debito, nei quali i governi e le istituzioni creditrici (il Club di Parigi, l’FMI, la BCE) hanno imposto i termini dell’accordo ai paesi debitori, obbligandoli a instaurare politiche di austerità e liberalizzazioni sui mercati. Come ci si poteva aspettare, la Germania Ovest non ebbe ulteriori problemi di debito, e anche questa clausola, anch’essa abbastanza blanda, non venne mai applicata.

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