Concluso il primo turno e nel rispetto della libertà di coscienza lasciata dai leader del centrodestra locale, la scelta non riguarda più l’appartenenza politica ma la credibilità, la coerenza e la serietà di chi dovrà guidare la città nei prossimi anni.

Cari elettori di centrodestra, al ballottaggio non si vota una bandiera: si sceglie una persona.
Il primo turno ha parlato con chiarezza. Il candidato sindaco del centrodestra, Adamo Logrieco, ha ottenuto un risultato personale straordinario, raccogliendo quasi duemila consensi in più rispetto alla somma delle liste che lo sostenevano. Un dato che certifica la fiducia conquistata sul piano umano e politico e che rappresenta un patrimonio di consenso che merita rispetto. Tuttavia, il verdetto delle urne è un altro: quel candidato non sarà al ballottaggio. E oggi, agli elettori di centrodestra, si pone una domanda semplice ma decisiva: cosa significa essere coerenti con i propri valori quando il proprio candidato non è più sulla scheda?
A questo punto, molti elettori si chiedono cosa fare. I principali riferimenti politici dell’area hanno scelto di lasciare libertà di coscienza e di voto. Una scelta comprensibile, perché nessuno può pretendere di indicare automaticamente una strada quando il proprio candidato non è più in corsa. Ma libertà di voto non significa rinunciare a scegliere. Non significa restare a casa. Non significa annullare la scheda. Non significa considerare equivalenti tutte le opzioni. Significa, al contrario, assumersi fino in fondo la responsabilità della scelta. Perché il ballottaggio è per sua natura diverso dal primo turno. Se al primo turno ciascuno vota il progetto politico che sente più vicino alle proprie convinzioni, al secondo turno si è chiamati a valutare chi, tra i candidati rimasti, offra maggiori garanzie per il governo della città.
In questa fase non si sceglie più soltanto uno schieramento. Si valuta una classe dirigente. Si osservano i percorsi personali, la credibilità costruita nel tempo, il senso delle istituzioni e la serietà con cui si è interpretato il proprio ruolo pubblico. In una parola, si giudica la qualità delle persone che dovranno amministrare la comunità nei prossimi anni. Non è necessario condividere ogni idea di un candidato per riconoscerne la rettitudine. Non è necessario appartenere al suo schieramento per apprezzarne la correttezza istituzionale. Non è necessario pensare allo stesso modo per riconoscere che la politica debba restare una cosa seria.
Quando si sceglie il sindaco, soprattutto al secondo turno, si sceglie innanzitutto una persona. Una persona che rappresenterà tutti, anche coloro che non l’hanno votata. Per questo motivo vale la pena interrogarsi su chi abbia costruito il proprio percorso attraverso un impegno politico riconoscibile, trasparente e coerente nel tempo. Vale la pena distinguere tra chi rappresenta una storia politica, condivisibile o meno, ma sempre riconoscibile agli occhi degli elettori, e chi invece è espressione di aggregazioni nate prevalentemente per la contingenza elettorale, prive di un’identità politica definita e di una visione consolidata della città.
La politica può certamente rinnovarsi attraverso le liste civiche e il contributo della società civile. Ma una coalizione è qualcosa di più della semplice somma di simboli elettorali. È una visione della città, un progetto, una cultura amministrativa, un insieme di valori riconoscibili.
Gli elettori del centrodestra hanno dimostrato maturità e autonomia. Oggi nessuno chiede loro di rinunciare alle proprie convinzioni. Al contrario. Si chiede loro di restare fedeli a quei principi che hanno sempre considerato importanti: il senso di responsabilità, il rispetto delle istituzioni, la serietà dell’impegno pubblico e la capacità di distinguere tra chi interpreta la politica come servizio e chi la considera soltanto uno strumento per conquistare il potere.
Ci sono inoltre donne e uomini, molti dei quali giovani, che meritano di poter mettere alla prova le proprie capacità amministrative. Persone che non hanno mai gestito il potere e che possono portare entusiasmo, energie nuove e voglia di fare. La democrazia cresce anche attraverso il ricambio, attraverso l’opportunità concessa a nuove generazioni di assumersi responsabilità e dimostrare il proprio valore.
Il ballottaggio non è una resa dei conti tra appartenenze. È una scelta sul futuro della città. Per questo la domanda che ogni elettore dovrebbe porsi non è: “Chi è più vicino a me politicamente?”, ma: “Chi offre maggiori garanzie di serietà, affidabilità e capacità di rappresentare l’intera comunità?”. La risposta appartiene alla coscienza di ciascuno. Ma una cosa è certa: la libertà di voto non è l’assenza di una scelta. È la responsabilità di compierla.







