ASM, tutto a posto? Le nuove nomine sono davvero in regola?


Dopo gli annunci e le dichiarazioni sulla qualità delle scelte, una domanda resta sul tavolo: prima di parlare di discontinuità, sono state verificate fino in fondo tutte le condizioni previste per ricoprire quegli incarichi?
Il palazzo di vetro. Un’immagine generata con l’intelligenza artificiale per rappresentare, attraverso una metafora visiva, l’idea di un’ASM che dovrebbe essere trasparente come il vetro: nelle nomine, nelle procedure, negli atti e nelle scelte gestionali. Perché quando si amministra una società pubblica, la trasparenza non dovrebbe essere soltanto un principio dichiarato, ma qualcosa che ogni cittadino possa concretamente vedere.

Lo avevamo scritto nel nostro ultimo approfondimento dedicato all’ASM e alle nuove nomine: Molfetta Discute Magazine continuerà a seguire con particolare attenzione questa nuova fase della società pubblica. Lo avevamo detto allora e lo ribadiamo oggi, senza cambiare di una virgola il nostro approccio. Non ci interessano i nomi in quanto tali. Non ci interessa costruire processi alle persone. E non ci interessa trasformare l’ASM nell’ennesimo terreno di scontro politico. Ci interessa, molto più semplicemente, capire come vengono fatte le scelte che riguardano una società pubblica. Perché quando si nominano i vertici di una società che gestisce servizi essenziali, risorse pubbliche e attività che incidono direttamente sulla vita dei cittadini, la domanda non può essere soltanto: chi è stato scelto?

Ce n’è un’altra, forse ancora più importante: prima della nomina, sono state fatte tutte le verifiche necessarie? È una domanda apparentemente semplice. Ma proprio per questo merita una risposta altrettanto semplice, documentabile e trasparente. La qualità di una nomina non si misura soltanto dal curriculum. Quando vengono presentate nuove nomine, è naturale che l’attenzione si concentri sulle competenze, sulle esperienze professionali e sui curriculum delle persone individuate. Ed è giusto che sia così. Ma una nomina in una società pubblica non è soltanto una valutazione di merito professionale. Esistono anche requisiti, incompatibilità, eventuali condizioni ostative, dichiarazioni, verifiche documentali e adempimenti che devono accompagnare il procedimento.

Sono aspetti meno appariscenti rispetto ai comunicati e alle presentazioni ufficiali. Ma sono proprio quelli che, spesso, diventano decisivi quando una nomina viene sottoposta a un controllo più approfondito. E allora la domanda diventa inevitabile: quanto è stata approfondita, prima della nomina, la posizione di ciascun componente? Non stiamo parlando di una persona specifica. Stiamo parlando del metodo. Prima o dopo?

C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. Quando una persona viene individuata per ricoprire un incarico in una società pubblica, quali verifiche devono essere effettuate prima della nomina e quali dichiarazioni devono essere rese dall’interessato? E, ancora: che cosa accade quando una situazione rilevante emerge successivamente? Sono domande tecniche, prima ancora che politiche. Ed è proprio per questo che non dovrebbero suscitare alcun imbarazzo. Al contrario.

Una pubblica amministrazione dovrebbe essere la prima interessata a dimostrare che ogni passaggio è stato compiuto correttamente, che ogni dichiarazione è stata acquisita, che ogni eventuale situazione di incompatibilità è stata verificata e che ogni requisito richiesto dalla normativa è stato attentamente controllato. Non basta, dunque, sapere che una persona possiede determinate competenze. Bisogna anche sapere se può legittimamente e concretamente assumere quell’incarico. E bisogna poterlo dimostrare attraverso gli atti.

Qui però, si apre un’altra questione che riteniamo ancora più interessante. Perché anche quando una nomina risultasse formalmente corretta, rimarrebbe comunque una domanda di carattere amministrativo e politico. È stata una scelta opportuna? La legittimità è una cosa. L’opportunità è un’altra. La trasparenza è un’altra ancora. Confonderle sarebbe un errore.

Una scelta può essere perfettamente legittima e, allo stesso tempo, essere discussa sotto il profilo dell’opportunità. Così come una persona può possedere tutte le competenze necessarie senza che questo esaurisca necessariamente la valutazione complessiva che dovrebbe accompagnare un incarico delicato. Il garantismo non è in discussione. Un procedimento giudiziario, un’indagine o qualunque altra vicenda personale non possono trasformarsi automaticamente in una condanna. Ma il garantismo penale e la valutazione amministrativa non sono la stessa cosa. E soprattutto, quando si parla di società pubbliche, il tema della trasparenza non può essere considerato secondario.

Se tutto è stato fatto correttamente, perché non dovrebbe essere possibile verificarlo? Questa è forse la domanda più semplice di tutte. Se le procedure sono state rispettate. Se le dichiarazioni richieste sono state regolarmente rese. Se sono state effettuate tutte le verifiche. Se non esistono condizioni di incompatibilità. Se ogni passaggio amministrativo è stato compiuto correttamente. Allora gli atti dovrebbero parlare da soli. Ed è proprio questo il motivo per cui riteniamo importante che, su vicende di questo genere, non ci si fermi alle dichiarazioni pubbliche.

I comunicati possono raccontare una scelta. Gli atti possono dimostrarne la correttezza. È una differenza sostanziale. E quando si parla di una società pubblica, la seconda cosa dovrebbe interessare molto più della prima. La discontinuità passa anche dalle procedure. Una nuova nomina può rappresentare un’opportunità, ma non coincide automaticamente con un cambiamento. Lo ribadiamo. Cambiare i componenti di un consiglio di amministrazione è relativamente semplice. Molto più complesso è dimostrare che dietro quel cambiamento esista realmente un metodo diverso. Un metodo fatto di controlli. Di verifiche preventive. Di trasparenza. Di responsabilità. Di atti facilmente consultabili. Di decisioni motivate. E soprattutto di una capacità amministrativa che sappia anticipare i problemi anziché affrontarli quando sono già diventati inevitabili.

Per questo, nel caso dell’ASM, non ci limiteremo a osservare ciò che accadrà nei prossimi mesi, ma anche, e soprattutto, ciò che potrebbe accadere già nei prossimi giorni. Guarderemo come sono state costruite le premesse di questa nuova fase, perché una gestione può essere valutata anche dalle modalità con cui vengono compiute le scelte iniziali. Le parole passano. Gli atti restano.

In questi giorni abbiamo ascoltato parole importanti sulla qualità delle nuove scelte e sulla necessità di imprimere una svolta. È comprensibile. Ogni nuova amministrazione ha bisogno di raccontare il proprio progetto e ogni nuova fase deve essere presentata ai cittadini attraverso obiettivi, competenze e aspettative. Ma proprio per questo, quando le parole sono importanti, ancora più importanti diventano gli atti che dovrebbero sostenerle. Quando vengono utilizzate parole come discontinuità, qualità, competenza e rinnovamento, il cittadino ha anche il diritto di chiedersi su quali verifiche concrete poggino quelle affermazioni. Non è diffidenza. È controllo democratico. E non dovrebbe essere interpretato come un attacco. Anzi.

Se le scelte sono solide, il controllo le rafforza. Se gli atti sono in ordine, la trasparenza li valorizza. Se le procedure sono state rispettate, renderle conoscibili non può che essere un vantaggio per tutti. E allora torniamo alla domanda iniziale: ASM, tutto a posto?

Le nuove nomine sono davvero in regola? Sono state effettuate tutte le verifiche previste? Sono state acquisite tutte le dichiarazioni necessarie? Sono state valutate preventivamente eventuali condizioni di incompatibilità? È stata esaminata ogni possibile situazione che avrebbe potuto incidere sulla possibilità di assumere legittimamente l’incarico? E, al di là della stretta regolarità formale, sono state valutate anche le questioni di opportunità amministrativa, trasparenza e tutela dell’immagine della società?

Non abbiamo intenzione, oggi, di dare risposte che devono necessariamente arrivare dagli atti. Anzi. È proprio agli atti che vogliamo guardare. Perché questa volta non ci interessa anticipare conclusioni. Ci interessa verificare. E se tutto sarà stato fatto nel pieno rispetto delle norme e delle procedure, saremo i primi a prenderne atto. Ma se esistessero passaggi da chiarire, dichiarazioni da verificare, incompatibilità da approfondire o semplicemente procedure che meritano una spiegazione più dettagliata, sarà altrettanto doveroso parlarne. Senza processi. Senza pregiudizi. Senza tifoserie. Perché quando si parla di una società pubblica, la trasparenza non dovrebbe essere una concessione fatta a chi pone domande. Dovrebbe essere la condizione naturale attraverso la quale quelle domande trovano risposta.

E allora, per il momento, ci fermiamo qui. Non perché non ci siano domande. Ma perché alcune domande meritano di essere poste soltanto dopo aver letto gli atti. E quelli, quando saranno disponibili, parleranno molto più chiaramente di qualsiasi comunicato.

- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.