ASM, i conti in rosso e il patrimonio dimezzato: la crisi finanziaria è nei numeri del Comune


La relazione sulla gestione del bilancio consolidato certifica una perdita di 1,85 milioni nel 2025, il crollo del margine operativo e una riduzione del patrimonio netto di oltre il 51%. I ricavi calano di quasi 3,64 milioni, mentre la liquidità immediata si ferma a meno di 400 mila euro. E il costo del fermo dell’impianto pesa sui conti.
La crisi dell’ASM non è più soltanto una questione di bilancio: una perdita di quasi 1,85 milioni di euro, il patrimonio netto ridotto di oltre la metà e la liquidità ferma a meno di 400 mila euro delineano una situazione finanziaria che richiede risposte e spiegazioni documentate.

I numeri ufficiali raccontano una crisi profonda

La crisi finanziaria dell’ASM non è più soltanto un tema di discussione politica o una questione sulla quale attendere chiarimenti. I numeri riportati nella relazione sulla gestione allegata allo schema di bilancio consolidato 2025 del Comune di Molfetta offrono adesso un quadro molto più preciso delle condizioni economiche e patrimoniali della società partecipata.

Il documento, adottato dalla Giunta comunale con deliberazione n. 51 del 7 ottobre 2026 e pubblicato il giorno successivo, dedica una sezione specifica all’Azienda Servizi Municipalizzati. È una ricostruzione che consente di aggiornare i nostri precedenti approfondimenti, mettendo a confronto le informazioni già emerse con i dati contabili ora disponibili.

Il primo numero da cui partire è la perdita d’esercizio 2025: 1.851.938 euro. Nel 2024 ASM aveva chiuso con un utile di 14.318 euro. Il passaggio da un risultato appena positivo a una perdita di quasi 1,9 milioni rappresenta un peggioramento che non può essere considerato marginale. Ma la perdita, da sola, non racconta tutto.

Il patrimonio netto della società scende da 3.580.467 euro a 1.728.530 euro. In un solo esercizio viene quindi assorbita oltre la metà della consistenza patrimoniale precedente: una riduzione di circa il 52%. 

È questo uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda. Il patrimonio netto non coincide con la liquidità disponibile e la sua riduzione non significa automaticamente che una società sia insolvente. Rappresenta, tuttavia, un indicatore importante della capacità patrimoniale di assorbire ulteriori perdite. E quando una contrazione di queste dimensioni si accompagna a una gestione operativa in negativo e a una situazione di liquidità tesa, le domande sulla sostenibilità finanziaria diventano inevitabili.

Ricavi in calo e margini operativi negativi

La relazione comunale evidenzia un secondo dato fondamentale: il valore della produzione passa dai 19.126.626 euro del 2024 ai 15.489.890 euro del 2025. La contrazione è di oltre 3,63 milioni, pari a circa il 19%. Non si tratta soltanto di una variazione del risultato finale. È l’intero equilibrio della gestione caratteristica a mostrare segnali di forte sofferenza.

Il margine operativo lordo (EBITDA, acronimo inglese di Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization, letteralmente «utile prima di interessi, imposte, deprezzamenti e ammortamenti») passa da un valore positivo di 831.504 euro nel 2024 a un valore negativo di 1.536.921 euro nel 2025. Anche il risultato operativo (EBIT, acronimo inglese di Earnings Before Interest and Taxes, letteralmente «utile prima di interessi e imposte») cambia radicalmente: dai 29.587 euro positivi del precedente esercizio si scende a un risultato negativo di 2.102.901 euro.

In termini semplici, la gestione ordinaria non è riuscita a coprire i propri costi operativi. La relazione indica un EBITDA margin negativo del 9,9%: per ogni 100 euro di valore prodotto, i costi operativi considerati nell’indicatore superano quel valore di circa 9,90 euro.

È un dato che merita di essere letto insieme alla contrazione dei ricavi e alle vicende dell’impianto di selezione. Non basta, infatti, conoscere l’entità della perdita: occorre capire perché l’azienda abbia perso in un anno una parte così rilevante della propria capacità di produrre margini.

Meno di 400 mila euro di liquidità e oltre 7 milioni di debiti verso i fornitori

Il capitolo finanziario è altrettanto delicato. Al 31 dicembre 2025 le disponibilità liquide immediate di ASM ammontano a 394.875 euro. I debiti esigibili entro l’esercizio successivo raggiungono invece 7.667.685 euro, mentre l’esposizione verso i fornitori viene indicata in circa 7,15 milioni.

Occorre evitare un confronto contabile improprio: i debiti verso i fornitori sono compresi nella massa dei debiti a breve e non devono essere sommati nuovamente al totale. Il dato decisivo è un altro: la società disponeva di liquidità immediata molto limitata rispetto agli impegni da onorare.

La relazione riporta un current ratio pari a 0,79, un indicatore finanziario che misura la capacità di un’azienda di far fronte ai debiti in scadenza nel breve periodo utilizzando le risorse che, in linea generale, possono trasformarsi in liquidità entro lo stesso arco temporale. Si calcola rapportando l’attivo circolante, cioè l’insieme delle attività correnti, pari a 6.061.253 euro, ai debiti in scadenza entro l’esercizio, che ammontano a 7.667.685 euro. Il valore di 0,79 significa che, per ogni euro di debito a breve termine, l’ASM dispone di circa 79 centesimi di attività correnti.

In altri termini, sulla base di questo indicatore, le risorse a breve non risultano sufficienti a coprire integralmente le obbligazioni in scadenza. È un dato tecnico che, tradotto in termini più immediati, restituisce una misura della tensione finanziaria della società, pur non significando, da solo, che tutti i debiti siano immediatamente esigibili o che l’azienda non sia in grado di pagarli.

Una parte importante dell’equilibrio finanziario dell’ASM dipende dalla possibilità di incassare i crediti iscritti nell’attivo circolante, complessivamente quantificati in circa 5,56 milioni di euro. Ma questo importo, da solo, non ci dice quanto di tale somma sia già certo, riconosciuto e concretamente riscuotibile in tempi brevi. Per comprenderlo occorrerebbe conoscere la composizione analitica dei crediti, distinguendo quelli non contestati da quelli ancora oggetto di verifica o di definizione, compresi i rapporti finanziari aperti con il Comune socio.

La distinzione è tutt’altro che secondaria. Al 31 dicembre 2025, l’ASM disponeva di liquidità immediata per appena 394.875 euro, a fronte di debiti in scadenza entro l’esercizio per oltre 7,66 milioni. In una situazione del genere, non conta soltanto quanto la società vanti contabilmente nei confronti di terzi, ma anche quanto possa effettivamente incassare e in quali tempi. È proprio su questo punto che sarebbe utile disporre di maggiori elementi di dettaglio, per capire quanta parte dei crediti iscritti in bilancio possa tradursi in liquidità effettivamente disponibile.

Il fermo dell’impianto presenta il conto

È in questo quadro che torna centrale la vicenda del Centro di Selezione Spinta, già oggetto del nostro precedente approfondimento sul revamping mancato. La relazione comunale ricostruisce il progressivo rallentamento dell’attività a partire da giugno 2025, seguito dal fermo totale nell’ottobre dello stesso anno. Il documento richiama il percorso di adeguamento tecnologico dell’impianto, il sequestro intervenuto nell’ottobre 2025 e il successivo dissequestro disposto nel luglio 2026. Non sono vicende che riguardano soltanto una struttura industriale. Il centro di selezione, soprattutto per la lavorazione degli imballaggi in plastica, rappresentava una componente importante dell’attività e dei ricavi della società.

La relazione quantifica inoltre in 1.109.400,96 euro, al netto dell’IVA, i maggiori costi di conferimento presso impianti terzi fatturati nel 2025. La cifra comprende 199.385,66 euro per la frazione organica e 910.015,32 euro per i rifiuti indifferenziati.

Il documento segnala anche le ricadute occupazionali del fermo, con circa 37 unità lavorative precedentemente assegnate all’impianto e non più impiegate nella relativa attività industriale. La relazione riferisce che l’assenza di ammortizzatori sociali applicabili ha reso il costo del personale particolarmente rigido, imponendo il riassorbimento di queste unità nei servizi stradali. Sono elementi che aiutano a comprendere perché la sospensione dell’attività industriale possa avere avuto effetti ben più ampi della sola perdita dei ricavi legati alla selezione.

Resta però una distinzione importante: la documentazione descrive i fattori che hanno contribuito allo squilibrio, ma la loro quantificazione non autorizza ad attribuire automaticamente ogni euro di perdita al revamping non concluso. Per ricostruire l’intero quadro bisogna considerare anche gli altri costi, i rapporti contrattuali e le ulteriori poste economiche.

I rapporti finanziari con il Comune restano un nodo aperto

Un altro passaggio della relazione riguarda i rapporti economici tra ASM e il Comune di Molfetta, socio unico della società. Particolarmente significativa è la controversia relativa al corrispettivo del servizio per il 2021. ASM rivendica un saldo residuo sulla base della differenza tra il corrispettivo indicato nella determinazione comunale e gli importi storicamente impegnati e fatturati.

Le valutazioni dei consulenti delle due parti, tuttavia, divergono sensibilmente. Il consulente del Comune ha indicato una somma residua di 173.094,19 euro oltre IVA, mentre il consulente della società ha quantificato il credito in 695.356,74 euro oltre IVA. La relazione precisa che ASM non ha iscritto nel bilancio 2025 il credito rivendicato, riservandosi di contabilizzarlo quando l’amministrazione comunale avrà adottato gli atti necessari al riconoscimento.

La questione è importante perché la stessa relazione individua nei crediti verso il socio pubblico una componente significativa delle risorse da incassare per garantire la continuità dei pagamenti correnti. Non sarebbe corretto considerare automaticamente acquisita la somma rivendicata dalla società, né sommarla ai crediti già contabilizzati senza ulteriori verifiche. È invece necessario capire quali partite siano state riconosciute, quali restino contestate e quali tempi siano previsti per la loro definizione.

In una situazione finanziaria come quella descritta, la puntualità dei rapporti economici tra il Comune e la propria partecipata non è una questione secondaria: può incidere direttamente sulla capacità di far fronte alle scadenze.

Un quadro da approfondire, non da archiviare

La relazione sulla gestione del consolidato comunale offre quindi un primo quadro documentale molto più dettagliato di quello disponibile nei precedenti approfondimenti. Perdita di 1,85 milioni, patrimonio netto ridotto di oltre la metà, ricavi in contrazione, margini operativi negativi e liquidità immediata inferiore ai 400 mila euro sono elementi che, considerati insieme, descrivono una situazione di evidente tensione economica e finanziaria. 

Resta necessario completare l’analisi con il bilancio autonomo di ASM, la nota integrativa propria della società e la relazione del suo Collegio sindacale, così da verificare tutte le voci e conoscere le eventuali osservazioni degli organi di controllo.

Non intendiamo esaurire in un unico articolo una vicenda che richiede ulteriori passaggi. Al contrario, proseguiremo l’approfondimento man mano che sarà possibile consultare nuovi documenti, ricostruire le partite finanziarie e verificare le misure adottate per recuperare l’equilibrio.

Una cosa, però, è già chiara dai dati ufficiali: la crisi di ASM non può essere affrontata soltanto attraverso interventi occasionali o spiegazioni generiche sulle difficoltà incontrate. Occorre conoscere le cause dello squilibrio, stabilire quanto pesino le criticità industriali e finanziarie e capire quale percorso concreto possa riportare la società a una gestione sostenibile.

Perché la domanda, a questo punto, non è più soltanto quanto abbia perso ASM nel 2025. La domanda è come possa tornare a produrre risorse sufficienti a sostenere i propri costi, pagare i fornitori e garantire nel tempo il servizio pubblico affidatole.

Dai margini operativi in rosso ai debiti a breve termine che superano i 7,6 milioni di euro, i numeri raccontano una difficoltà che non può essere liquidata con una spiegazione generica. Occorre capire che cosa abbia determinato questo deterioramento e quali misure concrete siano previste per riportare in equilibrio i conti della società pubblica.
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