Investimenti, impianti, contratti, sequestri e bilanci: una storia complessa che va ricostruita un capitolo alla volta, distinguendo i fatti documentati dalle contestazioni ancora da chiarire.

La vicenda dell’Azienda Servizi Municipalizzati di Molfetta presenta, negli ultimi anni, una serie di questioni finanziarie, gestionali e giudiziarie che meritano di essere ricostruite separatamente, evitando di sovrapporre dati contabili, scelte amministrative e ipotesi investigative ancora oggetto di accertamento.
Uno dei capitoli riguarda il progetto di riqualificazione e potenziamento dell’impianto di selezione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Con deliberazione della Giunta comunale del 7 febbraio 2020, l’amministrazione individuò un investimento prioritario per un primo stralcio funzionale del progetto di revamping dell’impianto, quantificato in 3,5 milioni di euro. La copertura prevedeva 500 mila euro a carico del Comune e 3 milioni attraverso un mutuo contratto con Cassa Depositi e Prestiti. La documentazione trasmessa dal Comune all’Autorità Nazionale Anticorruzione specifica che le risorse avrebbero dovuto essere utilizzate attraverso procedure ad evidenza pubblica e rendicontate.
Non risulta quindi documentato che quei 3 milioni siano stati destinati genericamente alla copertura delle esigenze correnti di cassa di ASM. Al contrario, la documentazione ufficiale collega espressamente il finanziamento agli investimenti sull’impianto. È tuttavia documentato che il programma abbia subito modifiche e rallentamenti. Nel corso del Consiglio comunale del 30 settembre 2024 fu riferito che il progetto di revamping era stato rimodulato e che circa 1,9 milioni di euro rappresentavano il residuo del precedente mutuo. Nella stessa seduta venne illustrato un nuovo quadro progettuale del valore complessivo di 5,9 milioni di euro, composto da 3 milioni di nuovo mutuo da contrarre, 1,9 milioni di residuo del mutuo precedente e 1 milione di fondi propri del Comune.
La stessa documentazione comunale mostra quindi che una parte consistente del primo finanziamento non era stata utilizzata nel momento in cui si procedeva alla rimodulazione dell’intervento. Il dato è importante perché consente di distinguere tra due questioni diverse: da una parte l’esistenza e la destinazione del mutuo originario, dall’altra i ritardi, le modifiche progettuali e le modalità con cui l’investimento è stato successivamente riprogrammato. Non emerge, dalle fonti esaminate, una prova documentale sufficiente per sostenere che il mutuo sia stato utilizzato per esigenze ordinarie di cassa estranee all’investimento.
La documentazione ANAC del 2023 descriveva il progetto di revamping come un intervento articolato in più fasi, indicando un ulteriore investimento di circa 4 milioni di euro per completare il rifacimento dell’impianto. Anche questo elemento conferma che il finanziamento originario rappresentava soltanto una parte di un programma di investimento più ampio e non la copertura integrale dell’opera.
Sul piano contrattuale, il servizio relativo alla gestione dell’impianto e alle attività connesse alla gestione dei rifiuti ha avuto una durata iniziale di due anni, dal 22 dicembre 2016 al 22 dicembre 2018, con previsione di prosecuzione nelle more dell’avvio del nuovo gestore. La documentazione comunale relativa ai rapporti con la società SANB evidenzia infatti che la situazione contrattuale è rimasta collegata all’attesa del nuovo assetto gestionale e alle successive decisioni sugli impianti.
Un capitolo completamente distinto è rappresentato dalla vicenda Trasmar, società di Barletta operante nel settore ambientale e successivamente sottoposta a liquidazione giudiziale. Nell’ottobre 2025 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani dispose, nell’ambito di un’indagine della Procura, il sequestro preventivo di un ramo d’azienda riconducibile ad ASM, per un valore indicato in circa 600 mila euro, e di 1,4 milioni di euro presenti sui conti della municipalizzata. L’indagine riguardava i rapporti intercorsi tra ASM e Trasmar. nel periodo compreso tra il 2017 e il 2023.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti investigativi riportati dalla stampa, Trasmar. avrebbe trasferito ad ASM la proprietà di un impianto industriale per la selezione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, ubicato a Molfetta, nell’ambito di un contratto biennale di “rent to buy” del valore complessivo di 594 mila euro. Secondo l’ipotesi accusatoria, ASM non avrebbe corrisposto i canoni previsti dal contratto. La Procura ha inoltre ipotizzato che la gestione dei rapporti tra le due società, comprese diverse proroghe del contratto di appalto, abbia contribuito ad aggravare il dissesto della società privata. Si tratta, è bene precisarlo, di contestazioni formulate nell’ambito di un procedimento penale e non di responsabilità definitivamente accertate.
Nella stessa indagine sono state contestate anche le modalità di gestione del rapporto contrattuale e, in particolare, l’incremento del personale destinato all’impianto. Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni dell’inchiesta, gli addetti sarebbero passati da 21 a 47 unità, con un aumento di oltre il 120% concentrato in prossimità della scadenza del contratto. È un dato che gli inquirenti hanno inserito nel quadro delle presunte irregolarità gestionali oggetto dell’indagine. Non va però trasformato, sul piano giornalistico, in un fatto già accertato né tantomeno in una responsabilità penale già definita. Si tratta di un elemento della ricostruzione investigativa, sul quale dovranno eventualmente pronunciarsi gli organi giudiziari competenti.
Anche per questo, il dato relativo alle singole assunzioni e alla loro collocazione temporale va trattato con particolare cautela, distinguendo ciò che risulta dagli atti dell’indagine da ciò che è stato successivamente ricostruito o riportato dalla stampa.
Il sequestro di 1,408 milioni di euro costituisce un altro punto che richiede particolare attenzione. La somma non può essere semplicemente definita come un “debito tributario di ASM”. Secondo la contestazione investigativa, il sequestro era collegato all’ipotesi di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e alla contestazione secondo cui, nell’ambito dei rapporti con la Trasmar, sarebbero stati effettuati pagamenti senza le verifiche fiscali e le trattenute ritenute dovute, per un importo complessivo corrispondente alla somma sequestrata. Ma è altrettanto importante registrare ciò che è avvenuto successivamente. Il Tribunale del Riesame di Trani accolse l’istanza presentata nell’interesse di ASM e dispose la restituzione alla società della somma di 1,4 milioni di euro sottoposta a sequestro.
La restituzione della somma non equivale, di per sé, all’accertamento dell’insussistenza delle ipotesi investigative né alla conclusione dell’intera vicenda giudiziaria. Rappresenta tuttavia un passaggio processuale rilevante, che deve essere necessariamente ricordato in qualsiasi futura ricostruzione della vicenda.
Nel luglio 2026 è arrivato inoltre un ulteriore passaggio relativo al ramo d’azienda e all’impianto sottoposto a sequestro nell’ottobre dell’anno precedente. Il ricorso della difesa è stato accolto e l’impianto di selezione dei rifiuti è stato dissequestrato. La notizia è stata riportata il 25 luglio 2026, con riferimento alla piattaforma di selezione ubicata nella zona di via Oleifici dell’Italia Meridionale. Anche in questo caso il dissequestro non deve essere interpretato come una definizione nel merito delle responsabilità contestate nell’indagine.
La vicenda giudiziaria ha dunque prodotto, in momenti diversi, due effetti che non devono essere confusi: da un lato il sequestro preventivo del ramo d’azienda e della somma di 1,4 milioni di euro nell’ottobre 2025; dall’altro la successiva restituzione della somma di denaro e, nel luglio 2026, il dissequestro dell’impianto. Il procedimento giudiziario, per quanto risulta dalle informazioni disponibili, non può essere considerato semplicemente coincidente con la conclusione delle indagini o con un accertamento definitivo delle responsabilità.
Sul piano strettamente economico-finanziario, ASM deve essere valutata anche attraverso i propri bilanci e i rapporti finanziari con il Comune. La società è interamente partecipata dal Comune di Molfetta ed è sottoposta al controllo pubblico. La documentazione societaria e amministrativa relativa agli ultimi esercizi è pubblicata nella sezione dedicata alle società partecipate dell’Amministrazione trasparente comunale.
Tra gli elementi già emersi nella documentazione contabile e amministrativa relativa agli anni più recenti vi sono inoltre consistenti rapporti economici tra Comune e ASM per la copertura dei costi del servizio. Nel luglio 2025 la Giunta comunale approvò uno stanziamento di 1.740.892 euro riferito ai maggiori costi relativi all’esercizio 2024 e al primo trimestre del 2025. La questione si inserisce in un quadro nel quale l’equilibrio economico della società e il costo complessivo del servizio rappresentano uno degli aspetti più rilevanti per l’amministrazione comunale e, indirettamente, per i cittadini.
Il quadro complessivo non consente però, allo stato delle informazioni esaminate, di stabilire un rapporto automatico tra le vicende giudiziarie, il debito finanziario di ASM e un eventuale futuro aumento della TARI. La TARI è determinata nell’ambito della disciplina del servizio integrato dei rifiuti e dei relativi costi, secondo il quadro regolatorio e tariffario vigente. Per affermare che una determinata perdita, un debito o un’operazione finanziaria di ASM debbano necessariamente essere trasferiti sulla tariffa dei cittadini sarebbe necessario esaminare il quadro economico-finanziario complessivo del servizio, gli atti tariffari, il contratto di servizio e le modalità con cui il Comune e gli organismi competenti determinano e finanziano i costi.
Resta invece documentato un dato generale: negli ultimi anni il Comune e ASM si sono trovati a gestire contemporaneamente un importante programma di riqualificazione dell’impianto di selezione, la rimodulazione dei relativi finanziamenti, rapporti contrattuali complessi, una vicenda giudiziaria di rilevanza economica e una situazione finanziaria che ha richiesto ulteriori interventi economici da parte dell’ente. Il progetto di revamping, partito da un primo investimento di 3,5 milioni di euro, è stato successivamente rimodulato ed è approdato a una nuova fase progettuale e di gara. Anche la vicenda giudiziaria ha seguito nel tempo sviluppi differenti: dal sequestro del 2025 alla successiva restituzione degli 1,4 milioni di euro e, nel luglio 2026, al dissequestro dell’impianto. Sono passaggi che vanno tenuti distinti e letti alla luce degli atti, senza trasformare provvedimenti cautelari o giudiziari in conclusioni definitive sulle responsabilità.
Considerati nel loro insieme, questi elementi delineano un quadro che non può essere ricostruito attraverso un solo documento o un solo bilancio. Servono bilanci, delibere, determine, contratti, rendicontazioni degli investimenti e documentazione giudiziaria: documenti diversi, che raccontano momenti diversi della stessa storia.
Ma questa è soltanto una parte della storia. Perché ricostruire ciò che è accaduto significa anche provare a capire quanto quelle scelte siano costate ad ASM e, di riflesso, alla collettività. È questo il terreno sul quale si muoverà il prossimo capitolo del nostro approfondimento: entrare nel merito dei conti, degli investimenti, degli impianti e delle scelte gestionali che hanno accompagnato nel tempo la progressiva difficoltà della società. Un passaggio necessario per comprendere non soltanto come si sia arrivati alla situazione attuale, ma anche quali conseguenze economiche abbiano prodotto decisioni maturate negli anni.
Senza anticipare conclusioni che dovranno essere sostenute dai documenti, il lavoro proseguirà dunque mettendo in fila numeri, date, decisioni amministrative e ricadute economiche, distinguendo sempre ciò che è documentato da ciò che è stato contestato e da ciò che è ancora oggetto di verifica. Perché questo non è un capitolo che chiude una storia. È un capitolo che conduce a quello successivo. E, andando avanti, la domanda diventa inevitabile: non soltanto che cosa è successo ad ASM, ma quanto è costato tutto questo e chi, alla fine, ne ha pagato il prezzo?









